DOPO L'INONDAZIONE
Chiesa in prima linea con la Caritas nel portare aiuti alle famiglie colpite dalle violente inondazioni dei giorni scorsi. Oggi la conta delle vittime e dei danni. Annunciati tre giorni di lutto nazionale in tutto il Paese. Montano le polemiche per la mancanza di politiche pubbliche in grado di prevenire simili tragedie
La conta delle vittime e dei danni sale di ora in ora. Ma oggi è il giorno del lutto, della solidarietà e della macchina messa subito in moto per soccorrere gli sfollati. E anche delle polemiche. Quasi 60 i morti accertati e decine di migliaia le persone che hanno dovuto lasciare le case inondate. La Plata e tutta la provincia di Buenos Aires sono state colpite da un’inondazione provocata da violenti temporali. La presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato "tre giorni di lutto nazionale" in tutto il Paese mentre arrivava da Roma il messaggio di vicinanza e solidarietà di Papa Francesco. In un messaggio inviato al nuovo arcivescovo eletto di Buenos Aires, monsignor Mario Aurelio Poli, attraverso il segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, Papa Bergoglio dice di aver appreso con "profondo dolore" la notizia dei "gravi danni causati dalle piogge torrenziali degli ultimi giorni". Nel pregare per le vittime, il Papa desidera anche esprimere "vicinanza spirituale a tutte le persone coinvolte e alle loro famiglie". "Allo stesso tempo – prosegue il messaggio – il Santo Padre incoraggia le istituzioni civili ed ecclesiastiche e le persone di buona volontà a prestare con carità e spirito di solidarietà cristiana gli aiuti necessari a quanti hanno perso la casa o beni personali".
La macchina della solidarietà. Istituzioni della Chiesa che operano nella capitale federale di Buenos Aires e nella grande Provincia di cui è capitale La Plata, hanno iniziato ieri a visitare le zone maggiormente colpite dalle tempeste. Attraverso la Caritas, la Chiesa in Argentina ha iniziato a raccogliere beni di prima necessità come materassi, coperte, scarpe, vestiti, latte in polvere, alimenti non deperibili. La Plata rimane allagata, senza luce e acqua. Ci sono anche incendi importanti che sono scoppiati nella diocesi di San Martín. La Commissione nazionale della Caritas, attraverso il suo servizio per le Emergenze, ha così effettuato un censimento delle zone più colpite e nelle prossime ore comunicherà le necessità e i punti di raccolta degli aiuti. La Caritas di Buenos Aires, nel frattempo, ha invece riferito che le donazioni sono concentrate nella parrocchia della "Madre de Dios", che si trova nella Avenida Escalada a Villa Lugano. Nella cattedrale di La Plata è stato invece collocato un camion per la gestione degli aiuti. Monica Giganti, coordinatrice della Caritas della Vicaria Devoto, ha riferito che l’area "è tutta sommersa nell’acqua" e che "ci sono famiglie che hanno perso tutto". La rete della solidarietà è dunque partita. È stato anche aperto un conto corrente dove convogliare le offerte. Inoltre, la Caritas sta lavorando sul posto con diverse organizzazioni di solidarietà, come Techo, Caminos Solidarios, Un Minuto de Vos e la Red Solidaria.
All’opera anche i seminaristi. L’arcivescovo di La Plata, monsignor Hector Aguer – informa l’agenzia di stampa Aica – è a Roma per partecipare alla riunione annuale della Pontificia Commissione per l’America Latina. Si è però subito messo telefonicamente in contatto con il suo vescovo ausiliare monsignor Alberto Bochatey chiedendogli lo stato della situazione riguardo a "ciò che è accaduto, le vittime e i danni subiti dalle famiglie colpite". L’arcivescovo segue pertanto con "preoccupazione e dolore" gli sviluppi della situazione, assicurando preghiere. I due vescovi ausiliari di La Plata stanno collaborando strettamente con le azioni messe in atto dalla Caritas e dalle parrocchie. Migliaia sono gli sfollati. È stato colpito dalla furia delle acque anche la zona dove si trova il Seminario Mayor San José. Tutti i seminaristi, sotto la guida del canonico Gabriel Delgado, hanno dato rifugio, cibo e accoglienza a decine di persone. Sebbene anche il Seminario e la parrocchia adiacente hanno subito danni e inondazioni fino a un metro di acqua al loro interno.
Maria Chiara Biagioni per il Sir si è messa in contatto con Cristina Calvo, consigliera regionale della Caritas America Latina.
Com’è la situazione. Quante vittime e feriti?
"Le inondazioni hanno colpito la città di Buenos Aires e la capitale della provincia di Buenos Aires: La Plata. Nella città di Buenos Aires i morti accertati finora sono 6 e 360mila i senzatetto, mentre a La Plata, finora sono stati trovati 40 morti. Il bilancio però sale di ora in ora e non si è fatto ancora nessun calcolo dei danni".
Ma cosa ci può dire dei danni?
"I danni, per ora, come dicevo, sono incalcolabili e stiamo parlando di danni alle case, agli elettrodomestici, ai mobili, alla perdita degli stock commerciali, anche degli archivi di documentazione, ecc. Ma il danno morale è ancora più grande perché le persone sentono una mancanza molto grande di protezione da parte del governo, sia nella città di Buenos Aires che nella provincia".
Come sta reagendo la popolazione in Argentina?
"La popolazione dell’Argentina, come sempre in questi casi, agisce con la massima solidarietà. Sono stati istituiti centri per la raccolta di aiuti in tutte le parrocchie della città e della provincia, anche i partiti politici hanno aperto i loro uffici e così pure tutte le organizzazioni della società civile e i movimenti sociali si stanno mobilitando per portare gli aiuti agli sfollati".
Di che cosa c’è ora bisogno di più?
"Come emergenza, la cose che servono di più sono coperte, materassi, cibo, piatti. Ma ciò che la cittadinanza sente profondamente è la mancanza di politiche pubbliche che affrontino il problema centrale. Non c’è stato cioè nessun investimento in infrastrutture per prevenire questi disastri mentre invece cresceva la corruzione e l’arricchimento delle classi dirigenti".
Dunque una catastrofe naturale che si è abbattuta su un Paese già ferito dalla povertà?
"Sono calamità naturali che corrispondono alle conseguenze dei cambiamenti climatici, i cui danni possono essere ridotti o evitati se la priorità della spesa pubblica viene data per migliorare le condizioni di vita delle persone. È osceno vedere come in un anno elettorale, a spese della sofferenza del popolo, e per rivalità tra i governi nazionale, provinciale e municipale, i politici si sono espressi dando la colpa l’uno all’altro. Questo è ciò che fa più fa male e fa arrabbiare la gente".