IL VINO CE L'HA FATTA
Il Vinitaly che si apre in questi giorni a Verona racconta di un settore in piena salute, che macina fatturati ed utili. Altri settori, vedi la moda, dovrebbero imparare da questo segmento produttivo che ha saputo innovare produzioni e marketing per conquistare i mercati mondiali
Il vino: una fetta importante della nostra economia – da Pantelleria all’Alto Adige – ma soprattutto un esempio di come si possa uscire (e bene) dalla crisi economica che ci attanaglia dal 2008. Il Vinitaly che si apre in questi giorni a Verona racconta di un settore in piena salute, che macina fatturati ed utili. Che ha le sue zone d’ombra, per carità; ma anche tante situazioni d’eccellenza che hanno aiutato il sistema-Italia, in questi mesi, a tenersi in piedi.
La terapia non è semplice, ma ha funzionato. Non è semplice soprattutto per il fatto che deve essere seguita in tutti i suoi aspetti. A cominciare dal rimboccarsi le maniche e chiedersi cosa andava fatto per rendere attraenti i nostri prodotti soprattutto in quel grande mercato in continua espansione che è il mondo.
Ebbene: l’Italia, seconda produttrice mondiale, ha nella sostanza riposizionato i suoi vini in una fascia qualitativa più alta, forte dei successi di Barolo, Brunello e Amarone, e del miglioramento qualitativo di buona parte delle produzioni. Sono (quasi) finiti i tempi dei vini pugliesi e siciliani che andavano a "tagliare" le esangui bottiglie francesi o tedesche. Ora i Primitivi salentini, i Nero d’Avola ragusani, gli Aglianico lucani stanno nelle migliori enoteche di New York o Tokyo.
Quindi immagine: i produttori hanno saputo comunicare bene questa svolta, hanno dato valore alle loro etichette, e di conseguenza maggior pregio (e prezzo), avvantaggiati dalla sostanziale staticità dei francesi e dai loro prezzi quasi inaccessibili. Nessun mercato è rimasto inesplorato: esportiamo in Cina e in Canada, in Brasile e in Giappone, andiamo bene in Scandinavia come nel potenzialmente formidabile mercato statunitense. E andiamo in queste piazze facendo rete, unendo sforzi e realtà aziendali, stringendo accordi con importatori locali, frequentando fiere ed eventi, conoscendo metodi e logiche della grande distribuzione locale.
Appunto l’unione che fa la forza è un’altra novità quasi mai presente negli altri settori economici italiani, dove il fai da te purtroppo impera. Qui ci sono state fusioni, aggregazioni, accordi commerciali; sono cresciute realtà che possono affrontare l’export con stock importanti di bottiglie, non con qualche sporadica cassa inviata via corriere. Abbiamo imparato dagli altri, dagli australiani in primis ma anche da californiani e cileni: ci vogliono spalle grosse per diventare grandi. Chissà che anche la moda – altro nostro cavallo di battaglia vincente – alla fine capisca la lezione.
Non è mancata – non manca mai, tra gli imprenditori italiani – l’innovazione. Se il trend futuro è il biologico, i vini biodinamici, la riduzione dei solfiti, ebbene: siamo all’avanguardia oggi, lo saremo di più domani quando anche questi numeri diventeranno importanti ovunque.
Infine la tipicità, quello che nessun concorrente potrà mai rubarci o copiarci. L’Italia è il Paese dei cento vitigni autoctoni (mentre all’estero ci si è standardizzati sulla decina di viti coltivate ovunque), delle Doc e Docg strettamente collegate ai territori. Quando si parla di Chianti, si sente la Toscana; il Prosecco e il Soave fanno intravvedere le colline venete; le dolci Malvasie ci fanno avvertire il caldo dei muretti a secco siciliani. Mille sfumature (perché il Sangiovese romagnolo è tutt’altra cosa di quello che si coltiva al di là dell’Appennino), un’attrazione forte verso quei territori ricchi di bellezze ambientali e artistiche che solo un Paese al mondo come l’Italia ha – in dosi così generose. Così chi ha visitato la Puglia, ha imparato ad apprezzare i suoi rosati; e chi ama i rossi importanti, spende i suoi soldi tra ristoranti e agriturismi di Langhe e Monferrato.
Una cosa tira l’altra, e tutte tirano un po’ fuori l’Italia dalla crisi. Ciò merita sicuramente un brindisi alla nostra salute.