GUARDARE DALLA PERIFERIA/ROMA 2

Una porta sempre aperta

San Liborio (area nord) è una parrocchia multietnica. Un luogo dove “la diversità non crea differenza”. Qui il parroco è sempre stato straniero: oggi è il maltese padre Francis Refalo. “Chi viene a cercare aiuto resta impigliato nella rete di solidarietà creata dai volontari. E non importa se a chiedere sostegno siano famiglie e persone di fede diversa, come i musulmani”. Ora sono in difficoltà anche le famiglie italiane, più vicine alla povertà

La sagoma, almeno a vederla da lontano, quando si arriva con uno dei mezzi pubblici che servono la zona, sembrerebbe quella di una nave con due pennoni a forma di croce. Sulla facciata campeggia la scritta evangelica, "Io sono la porta. Se uno entra per mezzo mio avrà la vita", un invito reso ancor più chiaro dal fronte dell’edificio totalmente in vetro trasparente, che permette di gettare l’occhio all’interno. La parrocchia di san Liborio, situata nell’area nord di Roma, è una "porta sempre aperta" in questa zona periferica della Capitale, un ponte che unisce, anche geograficamente, l’area di Podere Rosa, dal nome dell’omonimo Casale, sorto intorno agli anni Quaranta come un insieme di case sparse e quella nuova, risalente a poco più di venti anni fa, che guarda ai limitrofi quartieri di San Cleto e Rebibbia.

La generosità nel dna. "Siamo una parrocchia che incarna le sfide di tutte le periferie, ovvero l’incontro tra il vecchio e il nuovo, l’accoglienza e l’integrazione delle diversità", spiega il giovane parroco di origini maltesi, padre Francis Refalo. Un tempo ricavata in un vecchio garage, nell’area di Podere Rosa, la chiesa è stata edificata meno di venti anni fa, con ampi spazi e strutture, nella zona di più recente costruzione. Si tratta, infatti, di una delle 50 chiese costruite per il 2000, grazie alle donazioni della diocesi tedesca di Paderborn il cui patrono è proprio san Liborio. Ed è forse perché ha goduto della generosità di altri che oggi san Liborio è una comunità molto aperta. "La chiesa – racconta padre Refalo, da sei anni parroco – fu inaugurata dal cardinale vicario Camillo Ruini nel 1998 e visitata da Giovanni Paolo II. In quella occasione il Papa disse che avevamo ricevuto molto e che era giunto il momento di donare altrettanto". Su queste parole la parrocchia ha costruito una rete di solidarietà, di aiuto e di accoglienza molto ramificata che ha permesso di fare fronte, e in molti casi, di vincere le sfide dell’accoglienza e dell’integrazione: "La Chiesa, con la parrocchia, ha unito la parte vecchia del quartiere a quella nuova. Non ci sono più i poveri da un lato e i ‘signori’ dall’altro. Oggi nella zona di Podere Rosa, risalente al dopoguerra, vivono 400 famiglie, molte provengono da Marche e Abruzzo, 40 di queste sono di diversi Paesi, rumeni, egiziani, albanesi, peruviani, filippini e pakistani. Nella parte più nuova le famiglie invece sono circa 1.000, in larghissima maggioranza italiane composte da insegnanti, impiegati, medici, professionisti". Per tutti questa parrocchia multietnica è diventata un punto di riferimento e d’incontro, un luogo dove "la diversità non crea differenza".

Una porta aperta. Una comunità aperta anche perché ha avuto sempre, da venti anni a questa parte, una presenza sacerdotale straniera, e ciò rappresenta una ricchezza per il popolo. "San Liborio non ha mai avuto un parroco italiano", dice padre Francis sorridendo: "Ce ne sono stati dall’India, dal Congo, dal Ghana. A collaborare con me ora sono un sacerdote dalla Tanzania e uno dalla Colombia". "Cerchiamo di essere una famiglia che accoglie tutti i suoi figli, in modo particolare quelli che si trovano in difficoltà e nel disagio. Chi viene a cercare aiuto in parrocchia – aggiunge – resta, per così dire, impigliato in questa rete di solidarietà creata dai nostri volontari il cui impegno sociale è pari a quello religioso. E non importa se a chiedere sostegno siano famiglie e persone di fede diversa, come i musulmani. Anche loro trovano nella parrocchia un punto di approdo, di accoglienza umana e materiale. E spesso ci chiedono perché lo facciamo. L’amore del prossimo è l’essenza del Vangelo". "Prima a venire erano soprattutto gli stranieri ma ora registriamo la presenza anche di molti italiani", conferma Luigi Caramusi, volontario della Caritas parrocchiale. "Abbiamo attivato uno sportello a sostegno di persone in cerca di lavoro, che è la prima emergenza di oggi. La nostra Caritas non distribuisce direttamente viveri, lo fa attraverso la rete con le parrocchie vicine. Organizziamo, inoltre, la raccolta di sangue, cui partecipano molti giovani, per l’ospedale Bambino Gesù, collette di prodotti per i bambini, come latte e pannolini". "Nella nostra comunità – spiega padre Refalo – abbiamo diversi indigenti ma anche persone che si stanno scoprendo povere adesso che, con la crisi, non possono più mantenere il loro vecchio tenore di vita". Per i più piccoli e per i giovani con disabilità si prodiga, invece, con successo il gruppo degli scout d’Europa.

La ricchezza delle periferie. "Sono tutti gesti concreti di cui oggi la Chiesa ha bisogno per rendere attuale l’annuncio del Vangelo. La nostra non è una parrocchia ricca ma quel che ha lo mette a disposizione", afferma il parroco, mentre indica un piccolo pezzo di terra sul quale vorrebbe far nascere un campo da gioco di cui la comunità ha necessità. "Dalle periferie può arrivare molta ricchezza. Questa è la grande lezione che ci sta dando Papa Francesco, la cui elezione ha suscitato un’onda di commozione tra i parrocchiani. Ci eravamo preparati con tempi di riflessione e preghiera e la notizia delle sua elezione ci ha raggiunti proprio mentre eravamo in preghiera. Ci ha emozionato quando ha parlato subito come vescovo di Roma desideroso di camminare con la sua diocesi". Stessa emozione provata da altri volontari incontrati in parrocchia, nel centro di ascolto: "Papa Francesco – dicono Giuliana Grande, Giuseppina Maria Colasanti ed Erina Falcioni – ci rinfranca e c’incoraggia ad andare avanti in questo servizio al prossimo. Spesso, infatti, ci sentiamo impotenti davanti a tante forme di disagio. Il Papa adesso è in mezzo al suo popolo, ed è per noi una boccata di ossigeno. Oggi siamo un popolo in festa".

Già in cammino… Uscendo dalla chiesa, su un tavolino, alcune copie rimaste di "La Parola", il bollettino parrocchiale. Sulla pagina di apertura sono riportate le prime parole di Papa Francesco, dopo l’elezione: "E adesso incominciamo questo cammino: vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi… Mi auguro che questo cammino sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella". A san Liborio hanno già cominciato…