VISTO DA LONTANO
Con la scrittrice Laura Bosio rivisitiamo le parole e i gesti del Papa. ”La parola che a mio modo di vedere è quella più indicativa del rapporto del nuovo Papa con sé e con gli altri, è ‘fratellanza’. Una parola magnifica. Tra quelle che abbiamo ereditato dalla Rivoluzione Francese… la meno indagata”. E ancora: ”Il suo appello al ‘popolo’ mi ha ricordato Romero, anche lui vescovo vestito di bianco che si inchinava davanti alla sua gente”
Una "anima di ferro", dietro quella riservatezza di stampo piemontese che "a volte può essere scambiata per remissività", ma che in realtà è tutt’altro. La scrittrice Laura Bosio, recentemente inserita nel novero dei Virtuosi appartenenti alla Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, dipinge così Papa Francesco, evidenziando tra le sue qualità che abbiamo appena cominciato a conoscere l’empatia, requisito squisitamente femminile, e la capacità di apertura alla gente. Lui stesso ha usato una "magnifica" parola per descrivere il suo pontificato: "fratellanza", su cui ancora "si è indagato troppo poco". M. Michela Nicolais per il Sir l’ha intervistata
Che impressione le ha fatto il nuovo Papa, nel momento in cui si è affacciato alla Loggia?
"Sono rimasta colpita, come tutti, dalla semplicità con cui si è presentato ed espresso, a parole e nei gesti. Abito a Milano da molti anni, ma sono nata a Vercelli, e ho riconosciuto subito certi suoi tratti piemontesi: quella riservatezza che a volte può essere scambiata per remissività, ma che in realtà nasconde un’anima di ferro. Mi piace che venga ‘dalla fine del mondo’, come lui stesso ha detto, da una delle zone tra le più tribolate, per la crisi economica attuale che segue a decenni di dittature spaventose, ma anche tra le più vitali ed espansive, pur nelle difficoltà e contraddizioni, basti pensare al Brasile. È un mondo da cui possono venire energie nuove".
Mai nessun Papa nella storia della Chiesa aveva osato assumere il nome di Francesco. È coraggio o umiltà?
"A me sembra innanzitutto un richiamo alla sobrietà, che è l’opposto dell’attaccamento al denaro, al potere, al proprio interesse, in cui tutti siamo immersi fino a soffocare e a non riconoscerci più. Un richiamo a prendersi cura di chi non ha nemmeno l’essenziale per sopravvivere. Un richiamo forte, e sì, anche un atto di umiltà. Umiltà è realismo, e viceversa. L’impressione è che questo Papa possa portare ascolto: degli altri, delle domande che vengono dalle persone, dei tempi in cui viviamo. Che voglia portare limpidezza, e misericordia, parola che è ricorsa spesso in questi giorni".
Il favore chiesto ai fedeli di pregare per lui, nel primo saluto dalla Loggia, è un gesto inedito per un Papa: cosa significa il suo inchinarsi?
"Già, un gesto inedito. Il suo appello al ‘popolo’ mi ha ricordato Romero, anche lui vescovo vestito di bianco che si inchinava davanti alla sua gente per chiedere la grazia della preghiera. La gente in piazza ha capito all’istante di essere davanti a qualcosa di nuovo, e ha risposto con il silenzio, come se avesse sentito una richiesta di responsabilità. Ce n’è tanto bisogno. Le capacità di ascolto di Papa Francesco, e di apertura, anche di misura, potrebbero spingerlo ad affrontare con fermezza e alla radice i temi più spinosi, primo fra tutti la riforma della Curia. A fronteggiare con cuore aperto le posizioni della Chiesa all’interno della società. È significativo che, nel presentarsi al mondo, per prima cosa abbia scelto di inchinarsi davanti al suo popolo, invece che davanti alle istituzioni della Chiesa".
Un Papa, dunque, capace di "empatia", una categoria spiccatamente femminile. E suo primo atto pubblico è stato un omaggio a Maria, alla quale poi davanti ai cardinali ha affidato il suo pontificato…
"La visita privata a Santa Maria Maggiore è un riconoscimento a Maria. Ma in Maria sono contenute più figure femminili. Maria è la madre, la donna che sta accanto e riluce nell’ombra: nel Vangelo compare e parla pochissimo, ma splende più di tanti altri personaggi. Nella tradizione del Medioevo, Maria però è anche la donna colta, che medita sul Libro: una donna distante dalla figuretta lacrimosa e lacrimevole, surreale come quella che ci è arrivata dall’Ottocento. Una donna forte, che credo somigli di più alle donne che siamo diventate".
Uno dei vizi che Papa Francesco, da cardinale, ha più stigmatizzato è la "mondanità" spirituale, contro cui ha già messo in guardia i suoi fratelli, nella prima omelia del suo pontificato. Richiama alla mente le parole del Crocifisso di San Damiano: "Francesco, va’ e ripara la mia casa". È in questo legame, il "segreto" della riforma?
"Mi sembra che il legame ci sia, e che sia un legame bello e importante. Quello di Papa Francesco, così come del Santo da cui ha preso il nome, è un rimando alla spiritualità nel suo senso più pieno. Che non è l’attribuzione allo Spirito di valori positivi per giudizio preventivo, ma è un percorso esigente, di interrogazione di sé e del mondo in assenza di pregiudizi, da vivere e non da esibire".
"Fratellanza, amore, fiducia", le parole che Papa Francesco ha usato da subito per definire il suo pontificato: oltre alla preghiera come motore, possono essere queste il "nutrimento" del mondo?
"La parola che a mio modo di vedere è quella più indicativa del rapporto del nuovo Papa con sé e con gli altri, è ‘fratellanza’. Una parola magnifica. Tra quelle che abbiamo ereditato dalla Rivoluzione Francese, le parole libertà e uguaglianza sono state ampiamente dibattute, e qualcosa si è riusciti a ottenere, anche se molta strada resta da fare. Sulla fratellanza, invece, si è indagato perfino troppo poco. Riguardo all’amore, pensando a Papa Francesco mi è tornata in mente una frase di Papini: ‘L’Eterno Amore – quando tutto sarà compiuto ed espiato – non potrà rinnegare se stesso’. Amore è una parola che va meditata, racchiude tutti i termini che la rappresentano: affetto, simpatia, sollecitudine, passione, devozione, eros, carità. E, appunto, misericordia".