TAV IN VAL DI SUSA

Un colore diverso alla protesta

La manifestazione di sabato scorso, con la partecipazione di decine di senatori, ha portato la questione in Parlamento come mai lo era stata prima. Si deve fare chiarezza una volta per tutte sull’opera. I tre grandi problemi – territoriale, ambientale ed economico – sono ancora lì, come macigni lungo il percorso

Era il 2 marzo 1996 quando, per la prima volta, la Valle di Susa scese in strada per dire il suo "no" all’alta velocità. Erano, dicono le cronache di allora, circa 3.500 persone. Poi, via via, le marce sono cresciute come partecipazione, alcune si sono anche concluse in modo drammatico. Oggi la bandiera "No Tav" è conosciuta in tutta Italia e oltre. Lo conferma quest’ultima marcia, quella di sabato 23, da Susa a Bussoleno. Una marcia davvero imponente, otto chilometri di strada occupati dal popolo dei "No Tav". Con la novità di una partecipazione parlamentare non indifferente. Decine di senatori, soprattutto "grillini", che con la loro presenza hanno dato un colore diverso alla manifestazione. Il colore della politica.
La Tav valsusina è entrata in Parlamento come mai lo era stata prima. Finora non erano mancate interrogazioni, dibattiti, ma sempre un po’ ai margini, quasi come un disturbo all’azione dei governi e dei partiti. Oggi, però, questo "disturbo" entra nelle aule parlamentari e si dovrà prima o poi (meglio prima che poi) fare chiarezza una volta per tutte sull’opera. Sull’effettiva necessità di realizzarla (serve o non serve?), senza troppa miopia. Sui costi reali e, di conseguenza, sulle possibilità economiche di realizzarla. È un costo che possiamo permetterci in questi tempi di vera povertà? Anche perché altri hanno già rinunciato. Una volta era la Lisbona-Kiev, oggi cos’è rimasto?
Non ultima, c’è la questione di questo territorio, la Val Susa, dove dovrebbe passare la nuova linea. Di fatto la questione del territorio significa il "grande buco" della galleria e l’area di Susa. Chi ha un po’ di memoria storica, deve riconoscere che questa "resistenza No Tav" non è stata vana: si è evitato il massacro dei vecchi progetti. Oggi, anche chi è decisamente "pro-Tav", usa toni più moderati. Ha ridimensionato i suoi progetti. Ma le due questioni, ambientale ed economica, sono ancora lì, come due macigni lungo il percorso. A questo punto l’impressione è che la Tav valsusina possa finire su un binario morto. Anche perché con la crisi politica che attraversa l’Italia, la Tav è una brutta gatta da pelare. Per tutti. Anche per gli ultimi arrivati, i "grillini".