MONSIGNOR CROCIATA

Un nuovo inizio

I vescovi italiani hanno già invitato Papa Francesco all’Assemblea generale di maggio: un'”unione speciale” lega la Chiesa italiana “col vescovo di Roma e suo primate”. L’appello per un “governo stabile” per non mettere a rischio i sacrifici fatti. Il senso dell’esortazione a “una Chiesa povera e per i poveri”

L’assemblea generale della Cei, che si svolgerà in Vaticano, nell’Aula del Sinodo, dal 20 al 24 maggio, il convegno ecclesiale nazionale di Firenze all’insegna di un nuovo umanesimo, la prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani dedicata alla "famiglia, speranza e futuro della società italiana": questi i temi principali affrontati dall’ultimo Consiglio episcopale permanente (Roma, 18-19 marzo) e presentati questa mattina, in conferenza stampa, da monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei. I lavori, però, sono stati segnati da un pensiero costante al Papa.

"Unione speciale" con il Papa. "I vescovi – ha confermato monsignor Crociata – hanno condiviso il nuovo cammino" intrapreso dalla Chiesa con Papa Francesco. "Siamo di fronte a un nuovo inizio. La vita della Chiesa è fatta sempre di nuovi inizi. Ogni giorno per il cristiano è un nuovo inizio. Ma quello vissuto in questi giorni è un nuovo inizio particolare, segnato dal passaggio da un Pontificato a un altro". Al riguardo, ha detto, "molto significativa è stata la testimonianza del cardinale presidente Angelo Bagnasco": "Dalla sorpresa e sconcerto per la rinuncia di Benedetto XVI all’esperienza coinvolgente dell’elezione di Papa Francesco. Un Papa con cui ci sentiamo intimamente legati per la sua figura istituzionale e per la sua persona, in forza di quella ‘collegialità affettiva ed effettiva’, come ha sottolineato il cardinale Bagnasco". In questi giorni, ha aggiunto monsignor Crociata, "abbiamo vissuto un’esperienza di Chiesa viva. Nonostante i nostri giudizi, sperimentiamo che la Chiesa è viva. E lo dice la stessa decisione di Benedetto XVI di rinunciare". Il segretario generale della Cei si è poi soffermato sull’"unione speciale" che lega la Chiesa italiana "col vescovo di Roma e suo primate". Questa unione è stata molto avvertita dal "popolo cristiano che vive in Italia". Infatti, ha rivelato, "tanti vescovi hanno confidato che, dopo l’elezione di Papa Francesco, c’è stato un movimento che ha coinvolto tante persone, che hanno chiesto di confessarsi".

"Papa Francesco già invitato" per l’assemblea di maggio. La "speciale unione" tra la Chiesa italiana e Papa Francesco vivrà un momento significativo, molto probabilmente, durante l’assemblea generale di maggio, alla quale "il Santo Padre è stato già invitato", ha rivelato monsignor Crociata, rispondendo a una domanda del Sir. Ora, ha aggiunto, "attendiamo che il Papa ci dica in quale forma avverrà la sua presenza". Il segretario Cei ha ricordato che "l’assemblea avrà il suo culmine nel pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro con la solenne ‘professio fidei’ dell’episcopato italiano nell’Anno della fede". È possibile, ha detto, che "l’incontro con il Pontefice e il pellegrinaggio coincidano. Sempre se Papa Francesco sarà disponibile". A proposito delle visite "ad limina" dei vescovi italiani, già iniziate con Benedetto XVI e ora sospese, monsignor Crociata ha chiarito che "se verranno confermate, verranno riprese" dal momento che "rientrano nell’ordine della vita della Chiesa". Una spiegazione anche sul perché non c’è stata la prolusione del cardinale Bagnasco in apertura dei lavori: "Oltre che per il carattere dell’incontro e per la sua durata, si è trattato di un atto di delicatezza verso il Papa".

Appello per un governo stabile. Soffermandosi sulla situazione politica italiana, monsignor Crociata ha lanciato un appello affinché "si pervenga alla costituzione di una compagine che assicuri la guida del Paese e la risposta alle domande di stabilità economica, ma non solo, e di rilancio dello sviluppo". Senza dimenticare "le esigenze che vengono dalle famiglie in difficoltà e da tutte le situazioni disagiate". Durante il Consiglio permanente, ha fatto sapere, rispondendo a un giornalista, "formalmente non c’è stato molto tempo" per analizzare il quadro politico. In generale, però, "sulla questione il nostro giudizio riguarda l’urgenza che il Paese ha di avere una guida, un governo stabile". Perché "abbiamo vissuto più di un anno di grande impegno e fatica per cercare di mettere al sicuro l’economia e la complessa situazione sociale". Ora, "sarebbe grave se i sacrifici fatti venissero messi a rischio".

Il senso di "Chiesa povera e per i poveri". La riflessione di monsignor Crociata è poi ritornata su Papa Francesco per spiegare come la Chiesa italiana si colloca rispetto all’esortazione del Pontefice: "Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri". L’attenzione verso i poveri, ha chiarito, "non nasce da un mero umanitarismo o da filantropia. La Chiesa, come ha detto il Papa, non è una Ong. È Chiesa, ossia discepola di Cristo che per primo si è fatto povero". Per monsignor Crociata, "bisogna cogliere bene il senso di questo impegno che il Papa colloca nella scia di quanto il Concilio ha insegnato": "Il primato sulla Chiesa e della Chiesa è di Dio". È "la signoria di Dio" che "caratterizza la missione della Chiesa". Una "signoria" che "libera la Chiesa da attaccamenti, ricchezze. In questa prospettiva, la Chiesa, che dipende dal Signore, si apre a tutti, a cominciare dalle fasce più deboli". È "un impegno", questo, "sempre perseguito": basta pensare alle encicliche di Paolo VI, "Populorum progressio", e Benedetto XVI, "Caritas in veritate". Ora, ha proseguito monsignor Crociata, "Papa Francesco, che viene dal Sud del mondo, invita a impegnarsi di più" in questo senso. Il Papa, ha detto il segretario della Cei, venendo da un contesto geografico di povertà, "richiama tutta la Chiesa al paradosso del mondo diviso in ricchi e poveri. E rimanda il cattolicissimo Occidente" a volgere lo sguardo "verso il Sud, anch’esso cattolicissimo, ma che vive situazioni di estrema povertà". Insomma, "il Papa dice con la sua presenza che abbiamo bisogno di rivedere questa attenzione", tenendo sempre presenti "le motivazioni" di fondo.