GESTO INDIMENTICABILE
In piazza San Pietro il Papa ha fatto fermare l’auto per avvicinarsi a un disabile: l’abbraccio, la carezza e il bacio. E l’emozione raccontata dalla nipote Valentina
"Lo zio è rimasto paralizzato quando aveva 8 mesi, a causa di un vaccino dell’antipolio. Non ce la fa a far niente, non riesce a stare in piedi e da allora è sempre stato in carrozzina o su questo lettino speciale con cui lo trasportano. Ma la sua vita è ‘normale’ e ha voluto essere in piazza S. Pietro per salutare il nuovo Papa. Non ci aspettavamo che Papa Francesco si fermasse proprio da noi, che si avvicinasse, lo abbracciasse. È stata una emozione fortissima": a parlare al Sir è Valentina, la nipote ventenne di Cesare Cicconi, il disabile che stamane ha avuto il grande onore di diventare l’uomo che, a nome di tutti i malati e disabili presenti in piazza San Pietro, riceveva l’abbraccio, la carezza e il bacio del Papa. La nipote Valentina, figlia della sorella Cinzia, studentessa all’istituto chimico-biologico di San Benedetto del Tronto, spiega che "quando il Papa si è diretto verso di noi, e si è avvicinato e ha carezzato lo zio Cesare, una emozione fortissima ci ha preso tutti. Lo zio era emozionatissimo, è rimasto a bocca aperta, non sapeva cosa dire. Il Papa era emozionato anche lui, ci ha detto di pregare per lui, ha stretto la mano anche a me e all’amico che accompagnava lo zio. È stata un’esperienza bellissima". Nel racconto della nipote emergono scorci della vita di un disabile a causa di una medicina che ha avuto un effetto perverso sul suo corpo di infante: "Lo zio è nato a Castel di Lama, in provincia di Ascoli Piceno, nel 1962. La famiglia si è poi trasferita a S. Benedetto e da allora vive lì. Nonostante la paralisi, cerca di fare una vita ‘normale’. Esce molto, grazie all’aiuto che gli viene dai parenti e da un gruppetto di amici volontari dell’Unitalsi. Va allo stadio a vedere le partite di calcio, è tifoso dell’Ascoli e dell’Inter. Ha fatto molti viaggi, gli piacciono i pellegrinaggi, è stato a Lourdes".
Ci ha riscaldato il cuore. Questo episodio del Papa che abbraccia un disabile, come simbolo del suo affetto e vicinanza verso tutte le persone sofferenti, ha portato in primo piano la realtà dell’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali). È un ‘associazione fondata nel 1903 da Giovan Battista Tomassi, al rientro in Italia dal santuario mariano di Lourdes, in Francia. Presente in tutta Italia, con migliaia di volontari e proprie sezioni e sotto-sezioni, oltre ai pellegrinaggi l’associazione promuove attività di assistenza domiciliare, soggiorni estivi e invernali oltre ad attività di sensibilizzazione sulla condizione del malato ed effettua anche servizio civile, sia in Italia che a Lourdes. Il presidente nazionale è Salvatore Pagliuca, vice-presidente è Dante D’Elpidio. La presidenza nazionale si trova a Roma in via della Pigna. Il sito internet è www.unitalsi.it e lo slogan che campeggia nella homepage suona così: "Da 110 anni prendiamo per mano chi ha bisogno". E così fanno – ad esempio – a Roma. Il presidente della sezione romana, Alessandro Pinna, spiega che "dopo il grande impegno per organizzare la presenza delle strutture di accoglienza per questa messa di apertura del pontificato, con volontari che hanno lavorato tutta notte per attrezzare i gazebo e i centri sanitari, vedere il Papa che si fermava proprio davanti ai nostri malati ci ha commosso tutti e riscaldato il cuore, dandoci la forza di andare avanti a offrire questo servizio".
Regalare un sorriso 365 giorni l’anno. Il presidente dell’Unitalsi romana è volontario di 15 anni e da 7 anni ha assunto l’incarico della presidenza. "Nella capitale – spiega – ci sono circa 3mila soci, molti dei quali non solo sostengono l’attività di aiuto diretto ma svolgono veri e propri servizi alle persone malate o disabili. L’omelia di oggi di Papa Francesco ha centrato in pieno il carisma dell’associazione, che è di essere al servizio degli ultimi. Noi cerchiamo di arrivarci ogni giorno, offrendo servizi di base quale assistenza domiciliare, aiuto per accompagnare i disabili a sbrigare incombenze personali, a visite mediche, a controlli, a sbrigare pratiche burocratiche. Proponiamo anche corsi di teatro, di danza, attività ludiche, cerchiamo cioè di far vivere la ‘normalità’ per quanto possibile, partendo dall’attenzione alla persona. Il nostro slogan è ‘regalare un sorriso 365 giorni l’anno’". Il presidente Pinna aggiunge che è in funzione un Numero Verde (800-062026) dove si possono chiedere consigli e aiuto tutti i giorni dalle ore 9 alle 18. "Inoltre – spiega – ogni lunedì i nostri volontari, in gruppo, forniscono pasti caldi e assistenza ai senza fissa dimora della zone di Ponte Milvio e di Saxa Rubra. Facciamo parte infatti del circuito della Comunità di S. Egidio e a noi è stata affidata la giornata del lunedì".
Casa-famigla per i bimbi ricoverati. Un servizio particolarmente significativo offerto dall’Unitalsi di Roma è costituito dal cosiddetto "Progetto Bambini", vale a dire mini alloggi per famiglie che hanno bambini ricoverati all’Ospedale pediatrico "Bambino Gesù", oppure al "Gemelli". "Si tratta – spiega Pinna – di 6 grandi camere con servizi che possono ospitare ciascuna un nucleo familiare che abbia la necessità di stare vicino al proprio parente ricoverato. È un servizio particolarmente importante, per non rompere l’armonia della famiglia dove c’è un malato da assistere lontano dalla propria casa. Avevamo infatti notato che quando succedeva che uno o entrambi i genitori si spostavano a Roma per accudire un figlio ricoverato per una malattia, l’altro o gli altri figli rimasti a casa, magari da soli, rischiavano di ammalarsi a loro volta perché si sentivano come ‘abbandonati’. Così abbiamo cercato la soluzione di una casa-famiglia dove tenere unito il nucleo familiare per il tempo necessario, senza provocare conseguenze così pesanti". Questa è la realtà dell’Unitalsi che oggi, grazie anche al gesto del Papa di fermarsi a salutare Cesare Cicconi, è meritatamente sotto i riflettori.
a cura di Luigi Crimella