UN POPOLO IN FESTA
In piazza San Pietro danno testimonianza di una Chiesa giovane, orgogliosa, aperta alla speranza. I loro nomi: Luisa, Facundo, Alejandro, José, Edgar, Javier, Gonzalo, Francisca, Carlos e Mirta, Jorge e Florencia, Cecilia, Gustavo e Silvina, Emiliano
Oggi Roma si è svegliata in una tiepida giornata di primavera, e piazza San Pietro, abbracciata dalle colonne del Bernini, ha per tetto un cielo straordinariamente terso e azzurro. Nonostante siano solo le prime ore del mattino, una distesa umana formicola sotto la facciata della basilica, e un fiume di gente entra dal colonnato, dopo aver superato i rigorosi controlli di sicurezza. Qualche cardinale si affretta verso l’altare, scivolando tra i militari e i fedeli in fila ai metal detector.
È avvolta in una bandiera argentina, Luisa, cinquant’anni, i capelli scuri trattenuti da un cerchietto e una grossa macchina fotografica al collo: vive in Italia da dieci anni, è infermiera. "Ho finito da poco di fare il turno di notte, ma non potevo mancare qui, adesso", sorride senza smettere di camminare verso i varchi. È più che contenta, perché sentiva "che la Chiesa aveva un vuoto", mentre da ora "le piazze saranno sempre piene di musica, gioia e giovani. Quelli italiani, in questi anni, li ho visti cambiare confessa e a volte sembra che dormano. Ma sentiranno la voce di questo Papa e apriranno gli occhi". Sono schermati dagli occhiali da sole quelli di Alejandro, José ed Edgar, gruppetto sulla trentina proveniente da Santiago del Estero: "Avevamo programmato un viaggio in giro per l’Europa, siamo qui per un vero colpo di fortuna", spiega in inglese Javier, avvocato, "così salutiamo questo grande Papa". Che "è così come lo si vede", garantisce Facundo, ingegnere 39enne di Buenos Aires con bandiera biancoceleste in spalla. Impegnato da tanti anni nella pastorale sociale dell’arcidiocesi argentina, Facundo, per la terza volta in Italia, conosce Bergoglio da un decennio: "È intelligente, sensibile, austero. Veniva in macchina con me, è incredibile che ora sia Papa". E quando Francesco fa il giro della Piazza, con la papamobile, gli striscioni di colpo si alzano, la folla si fa ancora più fitta e acclamante, le bandiere accarezzano l’aria mite, quelle argentine si confondono col cielo. Il Papa lambisce le ali di gente pressata sulle transenne, con le mani tese. Lui verso quelle mani si allunga, le stringe: la piazza esplode in un boato quando si ferma ad accarezzare un disabile.
Non c’è un angolo di piazza che non riceva il suo sguardo, non c’è pellegrino, turista o curioso che non si sollevi sulle punte dei piedi per scorgerne il passaggio e catturarne l’immagine, in un frammento di storia. "Io ho una foto con lui", racconta facendo un cenno verso il Papa l’orgoglioso Gonzalo, 33 anni, operatore sociale, a Roma dal 2004 e sposato con Pamela, romana. "È un uomo normale, spontaneo come noi argentini", sorride mentre il celeste dei suoi occhi si fa più intenso, si stringe nella bandiera nazionale che tiene sulle spalle: "Mi sono sempre trovato bene qui, ma ora mi sento un po’ più a casa. Vorrei bere un mate con lui. Certo, – scherza Gonzalo – stando sempre bene attenti che non si macchi l’abito bianco". Diversi applausi interrompono l’omelia del Santo Padre, ma non si scompongono i senzatetto che dormono rannicchiati nei pressi di Via della Conciliazione. Accanto a loro si commuove Francisca, "sì, mi chiamo come il Papa", medico ricercatrice della Terra del fuoco, riccia e bionda, occhiali da sole sulla testa e una maglietta con i colori nazionali. "È un onore per noi avere un Papa, ma non è per presunzione, lo sappiamo spiega – che il Papa è di tutti. E a tutti ricorda che il potere e l’avidità non vincono". Questo è "un giorno di festa" anche per Carlos e Mirta, marito e moglie, medici, che in comune col Pontefice sentono di avere "la missione di servire" e "aiutare chi soffre" e sperano che il Papa, la cui elezione "era insperata per i nemici della Chiesa", "benedica l’Italia". Trema la voce di Jorge, 53 anni, contabile, con la figlia Florencia, ventenne studentessa di economia, nella Capitale per caso, in piazza per scelta: "Che emozione, questa è la Chiesa di tutti", riflette Jorge, mentre la ragazza si dice "felicissima" perché, quando parla, il Papa lo fa "in modo facile, naturale, diretto". È proprio "un uomo del popolo", commenta Cecilia, trent’anni, medico, qui con il marito Sebastian, informatico: "Eravamo in vacanza a Firenze, e siamo venuti a salutare Francesco, che unirà tutto il mondo in un animo cristiano".
Gustavo e Silvina, provenienti da Azul, vicino la capitale, sono stati tante volte in Italia, e stavolta erano "a Milano per un convegno di medici", essendo lui urologo e lei ginecologa, "ma non potevamo mancare, e quindi eccoci qui", sorridono abbracciati come per un’immaginaria foto-ricordo. Qualche gabbiano volteggia su questo mare di gente: chissà se tra loro c’è quello vanitoso del comignolo della Sistina, che stava in posa per le telecamere la sera della fumata bianca. Emiliano, nato a Buenos Aires, ha 35 anni e vive a Roma da dieci, occupandosi di allestimenti: "Sono contento, molto. Perché Papa Francesco desidera cose vicine alla realtà del mondo. Mi aspetto un rinnovamento della fede". Sposato con una ragazza romana, Emiliano non esclude di ritornare in Argentina: "Mia moglie vorrebbe, ma io la trattengo. Non voglio che viva la stessa malinconia che ho attraversato io venendo qui". Si mette le mani in tasca, e stringe più forte la sua bandiera. Guarda a lungo il Sol de Mayo, prima di rialzare lo sguardo, mentre, poco più in là, un venticello gradevole scompiglia il pennacchio di struzzo ad una guardia svizzera.
a cura di Lorena Leonardi