COREA DEL NORD

Pyongyang alza la voce

Il regime da un lato minaccia il mondo, in particolare i coreani del Sud, dall’altro trasforma il Paese in un grande lager a cielo aperto. La ventilata opzione militare allarma le Nazioni Unite

Mentre l’ex star dell’Nba, Dennis Rodman, e il giovane leader dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-Un, grande appassionato di basket, annunciano una vacanza insieme per agosto, il regime comunista del Paese asiatico si scatena contro le esercitazioni navali in cui sono impegnate la marina degli Stati Uniti e quella sudcoreana e che corrispondono a un programma addestrativo annuale: le manovre militari dei due Paesi alleati, che coinvolgono 3.500 soldati statunitensi e 10mila sudcoreani e durano due mesi, vengono simulate al computer senza fuoco. I passi compiuti sono, nell’ordine: l’annuncio di un attacco preventivo agli Usa, l’abolizione del trattato di non aggressione con la Corea del Sud che dura da sessant’anni – un semplice cessate-il-fuoco, perché un vero e proprio trattato di pace non è stato mai firmato – e l’eliminazione della cosiddetta "linea rossa", il collegamento telefonico tra le due capitali della Corea, Pyongyang e Seul: inaugurato nel 1971, è stato tagliato cinque volte, l’ultima nel 2010.

L’ultimo test nucleare del regime. La situazione è precipitata a seguito dell’ultimo test nucleare sviluppato dal regime di Pyongyang, lo scorso 12 febbraio, che ha provocato l’inasprimento delle sanzioni decise dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. "Nessuno può prevedere adesso cosa accadrà nella penisola coreana", ha scritto Rodong Sinmun, il quotidiano ufficiale del Partito comunista, sottolineando che "tanto l’esercito che i missili sono pronti a entrare in guerra con Seul perché ora è il momento della battaglia finale". Non si ha la certezza che la Corea del Nord disponga di testate nucleari. Gli analisti propendono più per l’ipotesi che l’attuale minaccia, com’è accaduto altre volte in passato, abbia l’obiettivo di ricevere una contropartita di aiuti economici che affranchi un Paese allo stremo, dove i casi di fabbisogno urgente di cibo, aggravati dal ripetersi d’inondazioni e periodi di siccità, riguardano almeno 3,5 milioni di bambini e di donne e sarebbero necessarie almeno 3,54 milioni di tonnellate di cereali per il consumo umano e 1,2 milioni per la semina e l’uso industriale.

Le provocazioni belliche di Pyongyang. Sta di fatto che il regime di Pyongyang non è nuovo ad atti bellici, rimasti peraltro impuniti. Nel 2010, un sottomarino affondò con un siluro la corvetta sudcoreana "Cheonan", che s’inabissò con 47 marinai; successivamente, dei lanciarazzi bombardarono l’isola di Yeonpyeong, uccidendo quattro persone. Poi c’è da considerare la variabile costituita dal giovane dittatore Kim Jong Un, che sta misurando per la prima volta le sue capacità e ha evocato nei giorni scorsi "l’attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti e qualsiasi altra potenza ostile", preannunciando una "guerra totale in stile coreano", invitando l’esercito "a essere pronto in qualsiasi momento" e avvertendo che "la minima provocazione si tradurrà in un ordine immediato di sostanziale avanzata lungo la linea di frontiera".

La dinastia che domina e reprime. Kim Jong Un si muove sulle orme della sua dinastia, che sin dalla fondazione ha dominato il Paese. Il regime è espressione del Partito del Lavoro di Corea (il Plc che deriva dal Partito comunista coreano), ispirato ai principi dell’ideologia politica dello "Juche", una specie di sincretismo tra neo-confucianesimo, nazi-maoismo (nazionalismo e maoismo) e stalinismo. Un’ideologia devastante, che oltre a mantenere il Paese estraneo alla comunità internazionale, si fonda sul culto della personalità, prima del "Padre della Patria", Kim Il-sung (morto nel 1994 dopo essere salito al potere nel 1948) e proclamato "Presidente eterno", poi di suo figlio Kim Jong-il, il "Caro leader". Entrambi si sono attribuiti natura divina. I due Kim – a cui si è aggiunto il terzo, Kim Jong-un, terzogenito di Jong-il e dittatore al suo posto – vengono glorificati nella letteratura, nella musica popolare, nel teatro e nel cinema. Esiste anche la variante "Juche" del calendario gregoriano, che prevede che l’anno 1 parta dal 1912, anno di nascita di Kim Il-sung, il cui cadavere imbalsamato è posto in un mausoleo gigantesco nella capitale Pyongyang.

La sofferenza della popolazione. Al culto della personalità e all’idolatria, fa da contraltare la sofferenza della popolazione, aggravata dall’esistenza di almeno cinque campi di concentramento, oltre a un campo di rieducazione, dove sono rinchiusi dai 150mila ai 200mila prigionieri – fino a un milione, secondo testimonianze raccolte dalla Missione evangelica "Porte Aperte" – che subiscono torture, stupri, esperimenti medici, lavori e aborti forzati, esecuzioni capitali segrete. Un quarto dei cristiani presenti nel Paese, che più fonti stimano in 200mila, ma che potrebbero essere addirittura 500mila, si trovano in questi campi. Dai quali difficilmente si esce vivi. Vengono usati come cavie per provare l’efficacia di armi biologiche e chimiche. Nel libro intitolato "Eues of the Tailless Animals", la scrittrice coreana Soon Ok Lee descrive i terrori da lei sperimentati in un campo di rieducazione nord-coreano, a Kae-Chon, nella provincia meridionale di Pyung-Yang, "dove i cristiani – scrive – se si rifiutavano di negare Dio venivano bruciati fino a morire con metallo fuso" e "dove – aggiunge – venivano fatti molti esperimenti su esseri umani. Essi dicevano che era superfluo testare armi e prodotti chimici sugli animali, perché loro erano stati generati per colpire i loro nemici, altri esseri umani".

La denuncia dell’Onu. Un rapporto delle Nazioni Unite diffuso nel novembre del 2010, afferma che in Corea del Nord si vivono sul piano politico "restrizioni estese nel campo dei diritti civili e politici", fra cui la "libertà di pensiero, coscienza, religione, opinione ed espressione". Come accade per tutti i regimi, il richiamo al nemico esterno serve per ricompattare l’interno di un Paese annichilito dalla violenza e dal dispotismo.