AZIONE CATTOLICA

La via stretta della famiglia

A Sassari l’undicesimo dei sedici convegni in preparazione alla Settimana sociale di Torino. Il presidente Miglio: ”Mantenere la centralità della famiglia significa puntare a una società più articolata, più libera e ricca di spazi per tutti i diritti”. Il vescovo Atzeri: ”Fare la nostra parte, stando con le famiglie ferite e in difficoltà”. Interventi di Miano e Merler

La sfida che vive la famiglia "è quella della croce". Da cui, però, passa la resurrezione. E così si presenta la famiglia, una "via stretta", ma "ricca di gioia e senso della vita". Con queste parole monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente delle Settimane sociali, ha aperto ieri nell’aula magna dell’Università di Sassari l’undicesimo dei sedici convegni organizzati dall’Azione Cattolica in preparazione alla Settimana sociale di Torino.

Qualcuno racconti la speranza. Nel corso dell’appuntamento, pensato per approfondire il tema "Una comunità che educa per generare futuro: famiglia, cultura e sviluppo", l’arcivescovo ha descritto le sfide che la famiglia si trova a fronteggiare: liberarsi, innanzitutto, "dall’etichetta di bandiera confessionale", perché parlare di famiglia significa "toccare qualcosa che interessa tutti", non solo i cattolici. La seconda sfida è di "carattere civile", perché "mantenere la centralità della famiglia" significa "puntare a una società più articolata, più libera e ricca di spazi per tutti i diritti" . E se ridurre la famiglia ad ammortizzatore sociale è, secondo mons. Miglio, "offensivo", i cattolici vivono specialmente oggi un’occasione di impegno per "esprimere le ragioni di bene comune" insite nella famiglia. Assume carattere economico la famiglia come "salvaguardia perché il paese possa crescere", ma la sfida più importante è "quella antropologica, del futuro" a fronte degli "attacchi culturali subiti dal matrimonio formato da uomo e donna" che puntano, "più o meno consapevolmente, a modificare la fisionomia della persona umana". La famiglia, ha aggiunto, "va vissuta e testimoniata come vangelo, ossia lieta notizia. Tutte queste sfide insieme formano la sfida della speranza, c’è bisogno che qualcuno la racconti la speranza".

Quelle famiglie ferite. L’invito a "pensare la famiglia per come Dio l’ha concepita e ce l’ha consegnata" è stato formulato da mons. Paolo Atzei, arcivescovo di Sassari: "In un momento così difficile dal punto di vista culturale, sociale e massmediatico, la famiglia, oggetto di aggressione continua, va pensata – ha auspicato – nella sua specificità di costituire a livello civile ed ecclesiale la cellula prima". Sull’impegno, come credenti, a "fare la nostra parte, stando con le famiglie ferite e in difficoltà", ma anche "raccontando che una vita famigliare bella è un grande dono" si è soffermato il presidente di Ac, Franco Miano, evidenziando il "valore culturale dell’impegno per la famiglia". Impegno "solidale che rompe i muri e abbatte le barriere per far sì che le famiglie aiutino le famiglie". Miano ha sottolineato infine la "necessità di politiche sempre più attente alle famiglie, non perché tutto deve venire dallo Stato", ma perché "non possiamo sopportare sprechi e corruzione".

Tra passato, presente e futuro. Di famiglia come "risorsa generatrice e costruttrice di memoria, di presente e di futuro" ha parlato Alberto Merler, docente di Sociologia all’Università di Sassari: "Pur tenendo la porta aperta agli stimoli che vengono da fuori", essa "conserva gelosamente la sua intimità" di comunità educante che garantisce il futuro "con la memoria del passato e l’operatività del presente". Il sociologo ha fatto poi riferimento al concetto di famiglia nelle tribù Masai, per le quali "la comunità è famiglia di tutte le famiglie, cioè un’organizzazione solidale che in qualche modo coordina e fa ben funzionare anche le altre famiglie. Una ‘superfamiglia’ nel senso di ‘sopra’ le altre, che vengono coordinate". Sviluppo, per i Masai, ha aggiunto, significa "fare qualcosa in un modo migliore rispetto a come si è già fatto". E se le politiche sociali non danno "sostegno concreto alle famiglie, secondo i bisogni specifici" e non creano "posti di lavoro", rimangono solo, ha concluso, "emigrazione, povertà e illegalità".

A cura di Lorena Leonardi