VENEZUELA
”Sarà ricordato – dichiara un osservatore – per aver avvicinato la grande ricchezza del Paese alle persone più povere. Forse, nel tentativo di aiutarle, ha creato una sorta di assistenzialismo, che potrebbe non essere educativo”. ”Il corso democratico-costituzionale continuerà normalmente. Siamo un Paese in democrazia da più di 50 anni e siamo abituati a seguire le regole”
Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, 58 anni, operato nei mesi scorsi di cancro, è morto ieri a Caracas. Era al potere dal 1999 e ha vinto quattro elezioni consecutive, riformando il Paese secondo la sua visione di socialismo nazionale, tra chi lo criticava di populismo autoritario. Le forze armate sono dispiegate in tutto il Paese per far rispettare la Costituzione. Nel frattempo sono stati espulsi due funzionari dell’ambasciata statunitense, accusati di ingerenza e cospirazione. Gli Stati Uniti respingono le accuse secondo cui la morte di Chávez è dovuta ad una malattia "sospetta" e confermano invece "il loro appoggio al popolo venezuelano”. Per Barack Obama oggi ”si apre un nuovo capitolo della loro storia”. I funerali di Hugo Chávez si svolgeranno venerdì 8 marzo, e tutto il Venezuela rispetterà sette giorni di lutto. Il vicepresidente Nicolás Maduro assicurerà la presidenza ad interim, anziché il presidente dell’Assemblea nazionale, Diodado Cabello: secondo alcuni analisti questa decisione potrebbe rappresentare una violazione dell’articolo 233 della Costituzione. Intanto l’arcidiocesi di Caracas ha diffuso un comunicato in cui esprime le sue condoglianze a familiari e amici di Chávez, chiedendo alle autorità di "applicare i meccanismi previsti dalla Costituzione" e di "escludere ogni tipo di violenza". Il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, in questi giorni a Roma per partecipare al Conclave, celebrerà oggi una solenne messa di suffragio. Patrizia Caiffa, per il Sir, ne ha parlato con monsignor Gerard Cadieres, ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede e assistente spirituale dell’ambasciata del Venezuela presso la Santa Sede.
Qual è la prima reazione della Chiesa e dei venezuelani?
"Per tutti noi, cittadini venezuelani, questo lutto rappresenta la perdita di una persona eletta diverse volte dal popolo, democraticamente, a ricoprire la carica di presidente della Repubblica. Abbiamo pregato per lui durante la sua malattia, ci sono state numerose espressioni di vicinanza e solidarietà nei suoi confronti da parte dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi, e di tutto il popolo cristiano. Abbiamo accompagnato con le nostre preghiere quest’uomo che ha sofferto tanto in questi ultimi anni".
La politica forte di Chávez, considerato "l’ultimo caudillo" lascerà un segno. Per cosa sarà maggiormente ricordato?
"Chávez lascerà sicuramente il segno nella storia del Venezuela e in tutta l’America Latina. Ieri sera tutti i canali italiani e internazionali parlavano di questa notizia. Cercando di essere il più possibile obiettivo e positivo, credo sarà ricordato per aver avvicinato la grande ricchezza di questo Paese alle persone più povere. Questo mi sembra nessuno lo possa contestare. Poi se sia stato fatto nella maniera giusta o sbagliata, è un altro discorso. Ma di fatto le persone hanno avuto più accesso alla salute, all’educazione, al servizio di assistenza, soprattutto i più poveri. È tutto frutto della grande quantità di petrolio in Venezuela che, per Costituzione, appartiene a tutti, non solo ad alcuni. Se qualcuno trova qualcosa sotto il pavimento di casa è già di tutti i venezuelani, e lo stato lo amministra a nome del popolo".
Però povertà, disuguaglianze e criminalità ci sono ancora..
"Senz’altro, ma questi flagelli non si vincono in 15 anni di presidenza. C’è anche bisogno di un cambiamento di mentalità, di cuore, di abitudini. Sono compiti di lunghissimo periodo, dove l’educazione gioca un ruolo importantissimo".
Se dovesse indicare elementi più problematici nella sua presidenza?
"Forse, nel tentativo di aiutare le persone più povere, ha creato una sorta di assistenzialismo, che alle volte potrebbe non essere educativo".
Crede che ci saranno pressioni dagli Usa per far cambiare le cose in Venezuela?
"Io credo che gli Stati Uniti siano molto pragmatici riguardo al Venezuela. Ovviamente si considerano i paladini della democrazia internazionale e quindi sono interessati a far seguire le regole democratiche in ogni Paese. Ma questo è desiderio di qualunque Paese democratico. Per il resto il commercio con il Stati Uniti continuerà. Il presidente Chávez lo ha molto diversificato. Noi abbiamo rapporti commerciali con tanti Paesi del mondo, come Cina e Russia, con i quali prima si faceva molto poco. A livello di equilibri internazionali secondo me, in generale, non c’è da preoccuparsi: il Venezuela seguirà le regole internazionali costituzionali e garantirà lo stato di diritto. Poi i rapporti commerciali con i Paesi continueranno. Non credo ci saranno grossi cambiamenti".
C’è chi accusa gli Stati Uniti di aver "avvelenato Chávez come fu per Arafat"…
"Chávez era malato di cancro e tutti lo sanno. Lui stesso lo ha detto da molto tempo. Mi sembra che la malattia abbia fatto il suo percorso. Lui è stato molto forte, ha avuto momenti di ripresa e di ricadute come abbiamo visto tante volte. Molto coraggiosamente, forse abusando un po’ anche del suo fisico, ha portato avanti una campagna elettorale impegnativa, tanto che dopo la vittoria è tornato a fare le cure mediche e poi non l’abbiamo più visto".
È preoccupato per il futuro del Venezuela?
"No, assolutamente. Semplicemente si attiveranno i meccanismi costituzionali. Il corso democratico-costituzionale continuerà normalmente. Siamo un Paese in democrazia da più di 50 anni e siamo abituati a seguire le regole".
Sarà in continuità con la linea di Chávez?
"Questo dovrà dirlo il popolo. Non posso fare previsioni. Ci sarà certamente bisogno di un periodo di riorganizzazione. Il partito di governo sceglierà il candidato e forse l’opposizione ripresenterà lo stesso candidato presentato nelle recenti elezioni e si farà una campagna elettorale. Immagino che sarà breve, perché ne abbiamo già fatta una poco tempo fa".
Teme scontri?
"No, non credo ci saranno grossi scontri. Sappiamo bene che Chávez ha instaurato una leadership molto forte e alcuni animi potrebbero accendersi. Per il resto non mi sembra, l’opposizione ha già fatto una dichiarazione di condoglianze molto equilibrata".
Sull’efficacia di questa leadership forte però il Paese è un po’ spaccato…
"Il 60% è a favore di Chávez, il 40%, comprendendo tutti i partiti dell’opposizione, è contrario. Poi ci sono persone maggiormente coinvolte che fanno dimostrazioni più forti, altri sono più tranquilli e sereni".