PRIMO MAZZOLARI
Bruno Bignami, postulatore della causa di beatificazione, ricostruisce la figura del parroco di Bozzolo che ha lasciato un segno profondo nel cattolicesimo popolare italiano
"Don Primo è stato parroco per la gente e tra la gente". Ne è convinto don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Mazzolari di Bozzolo, comune in provincia di Mantova ma in diocesi di Cremona, in cui l’autore di "La più bella avventura", "La via crucis del povero", "I lontani", "Tu non uccidere" solo per citare alcuni dei suoi scritti è stato arciprete per oltre trent’anni. Per don Primo Mazzolari (1890-1959), sacerdote innamorato del Vangelo, scrittore apprezzato, definito "tromba dello Spirito Santo" da papa Giovanni XXIII, la Conferenza episcopale lombarda ha appena dato il via all’iter della causa di beatificazione. "Comincia il cammino", spiega al Sir don Bignami, che sarà postulatore della causa, "per il quale ora servono tante preghiere".
Mazzolari è stato un prete "fuori dagli schemi", in vari casi anticipatore di temi che avrebbero poi fatto breccia nella Chiesa: basti pensare all’ecumenismo, alla valorizzazione del ruolo dei laici, alla stessa riforma della Chiesa, perché potesse sempre essere efficace annunciatrice della Parola e al contempo capace di leggere i "segni dei tempi", come indicato in seguito dal Vaticano II. Il parroco di Cicognara, prima, e di Bozzolo, poi, può essere considerato un precursore del Concilio?
"Molti storici della Chiesa e del movimento cattolico che ne hanno studiato la figura, il pensiero, l’opera, sembrano concordare in questa direzione. Io direi, però, anzitutto, che don Primo è stato un buon sacerdote e un parroco amato, premuroso per la sua gente perché radicato negli insegnamenti di Gesù, che ha meditato con amore, intelligenza, obbedienza. Mazzolari ha dedicato la sua vita in primo luogo per servire la comunità cristiana, spezzando il pane della Parola evangelica e dell’eucaristia. Il suo amore per i poveri e per i lontani lo ha reso un cantore della misericordia di Dio".
Nella sua biografia figura, però, più di un richiamo da parte della Santa Sede. Alcuni suoi scritti erano forse in anticipo sui tempi?
"In parte è vero. Ma è sempre bene ricordare che don Primo ha esercitato la virtù eroica dell’obbedienza: trovatosi incompreso ha continuato a servire la Chiesa con instancabile passione. Potremmo dire che l’obbedienza è diventata per lui un fattore di purificazione".
Quali altre "virtù" dovrebbe mettere in luce la causa di beatificazione?
"Ritengo che don Primo abbia esercitato le virtù che appartengono alla dimensione della carità pastorale, tanto da essere diventato in questi decenni un punto di riferimento per la spiritualità di molti sacerdoti. Ha vissuto la povertà mostrando una forte condivisione con le situazioni di indigenza di disoccupati, orfani, anziani, contadini, famiglie in difficoltà… Ha additato la pace come valore indisponibile per una convivenza fraterna tra gli uomini. Ha fatto proprio il metodo del dialogo, per avvicinare ogni persona che ha incontrato alla figura di Cristo e alla Chiesa. In particolare la sua esistenza è stata una luminosa testimonianza di amore per la Parola di Dio. La predicazione nella parrocchia di don Primo aveva un ruolo centrale: dal pulpito comunicava non solo con la parola, ma anche con lo sguardo, con i gesti… Riusciva a farsi capire da tutti. Predicava missioni al popolo, novene, esercizi spirituali affascinando per la sua capacità di rendere vivo il messaggio cristiano. Non ha peraltro rinunciato a tenere comizi, nel secondo dopoguerra, per responsabilizzare le persone al voto e alla partecipazione democratica".
Di Mazzolari rimangono libri, una quantità infinita di articoli, conferenze in tutta Italia fra gli anni ’30 e ’50 del Novecento; l’archivio della Fondazione custodisce migliaia di lettere, avendo egli avviato una fitta corrispondenza con prelati, politici, ma anche con giovani e con persone comuni… Eppure si ricorda sempre il Mazzolari "curato di campagna". È una visione forzata?
"Per nulla. Come dicevo, don Mazzolari è stato soprattutto un parroco, che si è speso per la gente e in mezzo alla gente. Era affabile con tutti: per strada si fermava a salutare e dedicava tempo a chiunque avesse qualche problema. Il suo apostolato non trascurava la visita alle famiglie, specie le più bisognose della parrocchia, cui non faceva mancare aiuti materiali oltre che sostegno spirituale. Trovava il tempo per i giovani, i lavoratori, i malati fossero nel letto di casa o in ospedale".
Qual è il compito della Fondazione che lei presiede?
"Sorta nel 1981, ha il compito di custodirne la memoria e di diffonderne il messaggio. È retta da un consiglio di amministrazione e da un comitato scientifico composto da eminenti studiosi. La Fondazione promuove convegni, ricerche e incontri pubblici; gestisce inoltre il sito www.fondazionemazzolari.it e edita la rivista storica ‘Impegno’, che contribuiscono a far conoscere don Primo in Italia e all’estero".