ISTITUTO BACHELET

Questi 25 anni spesi bene

Un bilancio sull’attività culturale, educativa e istituzionale con Franco Miano e Gian Candido De Martin. Confermata la dimensione ”prepolitica” e l’attenzione ai giovani

"Risvegliare nei cittadini la passione per l’impegno al bene comune" e per una politica che sappia riscattarsi da logiche di schieramento, corruzione e populismi. Sono, in estrema sintesi, le "sfide" che si pone guardando al futuro l’Istituto "Vittorio Bachelet" nelle parole dei presidenti del comitato direttivo, Franco Miano, e del comitato scientifico, Gian Candido De Martin. Fondato nel 1988 dall’Azione cattolica italiana per lo studio dei problemi sociali e politici, e intitolato alla memoria del presidente ucciso dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980, il "Bachelet" compie 25 anni. Della sua vocazione, del cammino percorso e delle future linee di lavoro il Sir ha parlato con Miano, che è anche presidente nazionale di Ac, e con De Martin.

Doppia fedeltà. "L’Istituto – spiega Miano – ha costituito e continua a costituire un prezioso strumento di sostegno e qualificazione dell’attività formativa di Ac sulle questioni giuridiche, politiche, sociali, e ha contribuito a rendere l’associazione presente nel dibattito pubblico e nella cultura politica del Paese. Significativo, a mio giudizio, l’avere posto in evidenza, in tempi di vertiginosi cambiamenti e contraddizioni, la necessità di attenzione alle riforme istituzionali per renderle più vicine ai cittadini e capaci di interpretare i mutamenti, pur sempre nella fedeltà alla Costituzione". "Il binomio Concilio – Costituzione", avverte, " è alla radice del nostro progetto educativo incentrato sulla formazione integrale della persona, e richiede ai laici una doppia fedeltà come pilastro del loro servizio alla Chiesa e al Paese".

Partecipazione responsabile. Conferma De Martin: "La mission dell’Istituto è in ultima analisi quella di educare alla partecipazione responsabile e alla cittadinanza attiva, ossia al ruolo che i cattolici possono e dovrebbero avere sul terreno della politica e della società civile. Essere ‘cittadini’ è infatti un impegno per il laico credente, chiamato a coniugare l’appartenenza alla Chiesa con l’attenzione a chi gli sta accanto, persone e territorio".

I primi 25 anni. Tracciando un sintetico bilancio dei primi 25 anni di storia del "Bachelet", De Martin ne sottolinea il contributo "all’apertura dell’Azione cattolica a mondi ‘esterni’ sensibili a questi temi", e ne ricorda l’appuntamento annuale di febbraio, "momento forte di riflessione" e "opportunità per consolidare i legami con altre istituzioni". Un richiamo alla ricca attività editoriale: "Oltre agli scritti di e su Bachelet, la collana ‘Polis’, la rivista ‘Dialoghi’ e il ‘Dizionario delle idee politiche’, frutto nel 1993 di una sinergia di filosofi, giuristi, politologi e sociologi, mentre è allo studio il progetto di un ‘Lessico’ in materia, attualizzato e semplificato, rivolto soprattutto ai giovani". De Martin rammenta inoltre "l’Osservatorio giuridico sulle riforme costituzionali (1996-2000) avviato con la presidenza nazionale di Ac e l’Istituto ‘Paolo VI’", e il successivo "Osservatorio sulle riforme dedicato all’evoluzione dell’assetto dei poteri pubblici e delle forme di rappresentanza e partecipazione politica". "Da qualche anno, attraverso l’istituzione di borse di studio e l’organizzazione di seminari che hanno visto la presenza di diversi amministratori locali – prosegue -, si è accentuata la nostra attenzione ai giovani e ai temi del territorio".

Presente e futuro. Alla vigilia dell’appuntamento elettorale del 24 e 25 febbraio, "ciò che ci preoccupa di più – ammette Miano – è la difficoltà a tenere unito il Paese. La coesione è a rischio; per questo occorre far crescere l’attenzione al bene comune inteso come insieme unitario e inscindibile che coinvolge tutte le risorse della comunità civile, altrimenti il tessuto sociale rischia di smagliarsi e il Paese di non avere lo slancio per ripartire. Una priorità su cui è chiamata a concentrarsi l’attività di formazione del ‘Bachelet’, ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa". Formazione che, precisa Miano, si fonda anzitutto su "una visione unitaria e integrale della persona, di cui occorre ridefinire il profilo antropologico di base" perché "la crisi in corso è anzitutto antropologica e morale". Passo successivo, l’approfondimento della "dimensione etico-sociale" e quindi "le regole e i valori del tessuto comunitario in cui la persona è chiamata ad operare le proprie scelte". Ecco allora "due ulteriori grandi questioni su cui riflettere: legalità e moralità, da coniugare con responsabilità e solidarietà per costituire un argine contro l’individualismo e il particolarismo dilaganti". Sulla stessa linea De Martin, che parla di "Paese disorientato e frammentato" in cui "si avvertono forme di protesta più ‘di pancia’ che ‘di testa". "Il nostro compito, oggi e per il futuro, è contribuire – sostiene – alla ricostruzione delle basi morali della società: una paziente opera educativa e ‘prepolitica’, resa più ardua dal generale deterioramento del clima culturale, ma nella quale i cattolici hanno molto da dire". Da De Martin, infine, l’impegno ad "una maggiore interazione con gli altri Istituti di Ac, il ‘Paolo VI’ e il ‘Toniolo’".