ADDIO A CRISAFULLI
Ha finito di combattere la sua battaglia civile, ma resta il ricordo di un uomo fragile ma tenace, imprigionato nella sua paralisi. Un esempio di ”portatore malato di antropologia positiva. I troppi portatori sani di eutanasia avrebbero molto da imparare…”
Salvatore Crisafulli ha cessato di combattere la sua battaglia, generosa e appassionata, in difesa del diritto alla vita e all’esistenza dignitosa. Dignitosa, non perché degna o meno di essere vissuta, secondo un’accezione cara a chi la vita a certe condizioni preferisce spegnerla; ma dignitosa nel senso di essere messi in condizione di poterla vivere, così come si è. Soprattutto, per confermarla con forza anche quando non sembra vi sia più alcun motivo per farlo.
Un mattino di dieci anni fa un drammatico incidente lo fece sprofondare nel baratro dello stato vegetativo, da cui si svegliò, quasi miracolosamente, due anni dopo. L’accudimento, la speranza, la pazienza, la voglia di vivere, forse anche una mano provvidenziale, lo riportarono a rivedere i suoi figli e la sua famiglia. Era paralizzato, ma capiva quello che gli veniva detto e, a modo suo, rispondeva: un sorriso, un breve movimento del capo, un battito di ciglia. Poca cosa, si dirà nella società dei sani. Segni grandi, per tutti coloro che intorno a lui non avevano mai smesso di circondarlo del loro affetto. Imprigionato nello stato definito "Locked in", poteva parlare grazie al software di un computer, ma "pensa e sogna" aveva fatto scrivere sul suo sito.
Nello stesso periodo, negli Stati Uniti, una giovane donna nelle medesime condizioni veniva invece portata alla morte dopo la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione: era Terri Schiavo. La coincidenza dei due casi colpì molto l’opinione pubblica italiana, che di lì a pochi anni avrebbe poi dovuto confrontarsi con la lacerante vicenda di Eluana Englaro, per la cui vita Salvatore e la sua famiglia non cessarono di lottare, chiedendo da ultimo al padre di lei, Beppino, di "concederle la grazia". Così come per Piergiorgio Welby, destinatario di un accorato appello: "rispetto la tua volontà, ma vorrei che tu cambiassi idea, decidendo di lottare fino alla fine, non chiedere la morte ma combatti per la vita. Sto soffrendo tantissimo per te, ma ti supplico di cambiare idea, perché la vita è un bene prezioso, anche se si soffre. Non chiedere l’eutanasia, unisciti a noi per vivere meglio. Se avessimo un’assistenza adeguata ad hoc, ed alleviando le sofferenze nostre e dei nostri familiari, sono convinto che nessuno chiederebbe di morire".
Quante parole chiave in questo appello, che suona come l’estremo grido di dolore per chi non ha più voce né volontà per chiedere aiuto: il rispetto dell’altro; la compassione della sofferenza condivisa; la disperazione di fronte a una decisione irrevocabile; la coscienza del dono prezioso della vita; la consapevolezza di combattere uno Stato che abbandona i suoi cittadini più fragili; la persuasione che è dalla solitudine che nasce il desiderio della morte.
La voglia di vivere di Salvatore Crisafulli era così grande contagiosa che aveva deciso di metterla al servizio di tutti i disabili gravissimi come lui (i "motori immobili"), fondando con il fratello Pietro l’associazione "Sicilia Risvegli". E, mentre come un altro malato di "inguaribile voglia di vivere" come Mario Melazzini, si faceva portatore in prima persona delle istanze e delle esigenze dei malati e dei loro famigliari, ha dovuto lui stesso sostenere una lunga battaglia legale e mediatica per vedersi garantire l’assistenza cui aveva non solo bisogno, ma diritto. Nel Paese della burocrazia e dei "furbetti", nel 2009 gli venne sospesa la pensione perché dichiarato un "falso invalido". Eppure non si è mai arreso, nemmeno quando negli ultimi mesi aveva deciso di voler provare una nuova terapia a base di staminali, per non lasciar cadere la speranza di un miglioramento. Nella sua fragilità e debolezza, semplicità e coraggio, voleva essere un esempio, un "portatore malato" di antropologia positiva. I troppi "portatori sani" di eutanasia avrebbero molto da imparare…