CRISI NEL SAHEL

Evitata la catastrofe, ma…

Il World Food Programm: preoccupa la situazione del Mali, il cui conflitto ha provocato almeno mezzo milione di sfollati. Nell’area bisogna prevedere aiuti ancora per 9 milioni di persone

Aiuti umanitari a 10 milioni di persone, tra cui 1 milione e mezzo di bambini, in 8 Paesi del Sahel colpiti dalla siccità e da una gravissima crisi alimentare. Nel 2012 i Paesi donatori, compresa l’Unione europea, hanno messo a disposizione 1 miliardo e 200 milioni di dollari per scongiurare la catastrofe. Per il 2013, anche se si prevede un buon raccolto, la situazione rimane grave ed è complicata dal conflitto in Mali, che ha provocato almeno mezzo milione di sfollati. Nel Sahel bisogna aiutare ancora 9 milioni di persone, pari a un costo complessivo di 800 milioni di dollari, di cui il 90% mancano di copertura finanziaria. Nonostante le piogge abbondanti e i raccolti buoni, nel Sahel continuano a morire 230.000 bambini l’anno a causa della malnutrizione. A un anno dall’inizio della crisi umanitaria nel Sahel è questo il bilancio dell’intervento umanitario portato avanti dal World Food Programm (il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite) insieme all’Unione europea e ai Paesi donatori. Una riunione di alto livello con i leader dei governi e delle principali agenzie umanitarie si è tenuta oggi a Roma nella sede del Wfp, per fare il punto sulla situazione.

Evitato il peggio. "Abbiamo raggiunto buoni risultati per evitare il peggio – ha detto, aprendo l’incontro, Ertharin Cousin, direttore esecutivo del Wfp – ma non possiamo fermarci ora. Nove milioni di persone hanno ancora bisogno di cibo, assistenza nello sviluppo rurale e attività educative. Rafforzare la sicurezza alimentare e le capacità di resilienza delle comunità è il cuore dei nostri sforzi collettivi per arginare il problema ricorrente della siccità nei Paesi del Sahel". Anche se le prospettive del raccolto sono attualmente favorevoli, permane un alto rischio di futuri shock a causa di più elevati tassi di povertà e sottoalimentazione, condizioni climatiche estreme, degrado ambientale, bassi investimenti in agricoltura, alti prezzi e vulnerabilità rispetto alla volatilità dei mercati.

Un appello per il Mali. "Il Sahel è la regione del mondo più colpita dai problemi di malnutrizione – ha ricordato Romano Prodi, inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahel -. Nel 2012 siamo riusciti a evitare la catastrofe, ma servono ancora fondi per rispondere ai grandi bisogni della popolazione e prepararci per attività a lungo termine". Prodi ha poi lanciato un appello a proposito del conflitto in Mali perché sia "accettata una soluzione negoziale, altrimenti l’instabilità continuerà a regnare nella regione e sarà impossibile intervenire con gli aiuti umanitari". Il conflitto in Mali ha provocato vasti movimenti di popolazione nella regione, sradicando mezzo milione di persone e ponendo una forte pressione sulle comunità ospitanti, nel momento in cui tentavano di riprendersi dalle conseguenze della siccità. Dopo il golpe militare del marzo 2012 e ora l’intervento francese a sostegno del governo di Bamako contro i ribelli, per le organizzazioni umanitarie è diventato sempre più difficile operare. Le operazioni di assistenza sono state sospese il 10 gennaio 2013, ma sono riprese il 9 febbraio utilizzando barche lungo il fiume Niger e mezzi di trasporto via terra per l’invio di beni di prima necessità. Sono stati anche messi a punto piani per l’invio di aiuti dai Paesi limitrofi, anche con l’utilizzo di aerei. Il Wfp prevede di assistere 70mila sfollati a Bamako, Segou e Mopti. Oltre 160mila maliani sono registrati come profughi in Burkina Faso, Mauritania e Niger e ricevono aiuti umanitari. Nel 2012 il Wfp ha assistito 1,2 milioni di persone in Mali, incluse 214mila colpite dal conflitto e 135mila sfollati.

Servono progetti di lunga durata. "Anche se, nel complesso, l’anno scorso, la risposta d’emergenza è stata corretta, i progetti di lunga durata devono concentrarsi sul rafforzamento delle capacità di adattamento delle comunità e dei Paesi", ha detto Kristalina Georgieva, Commissaria europea per la cooperazione internazionale, l’aiuto umanitario e la risposta alle crisi (Echo). Georgieva ha sottolineato l’importanza di quattro punti fondamentali: un’azione rapida presa dai governi della regione, dalle agenzie e dai donatori; una risposta multi-settoriale; un’attenzione ai più vulnerabili e la costruzione di tecniche di resilienza. E ha ricordato che la Commissione europea ha messo a disposizione 150 milioni di dollari per gli aiuti umanitari in Mali. Nel corso della riunione è stato proiettato anche un breve documentario intitolato "La catena umana", prodotto da Wfp e Echo, che descrive la risposta umanitaria alla crisi del Sahel dell’anno scorso. Con interviste alla popolazione racconta le varie forme di assistenza, come quella realizzata con contante e voucher (2 milioni di persone assistite), i programmi nutrizionali per i bambini (1,5 milioni di bambini) o il sostegno ai piccoli agricoltori (5-6 milioni di persone). Gli interventi sul campo vengono portati avanti con la collaborazione delle organizzazioni non governative.