TARANTO
Nel messaggio per la Quaresima dell’arcivescovo Filippo domande alla politica e un esercizio della profezia. Sui riti della Passione: ”Dio non ci chiederà conto delle belle processioni che abbiamo organizzato”, ma ”dei fratelli che non abbiamo amato abbastanza”
"Noi stiamo sperimentando la progressiva desertificazione della nostra terra così provata dal punto di vista economico e morale", ma "la Chiesa, particolarmente in questo tempo deve mettere la sua profezia al posto più alto per il bene di tutti come la luce del lucernario evangelico". Lo scrive l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, nel suo messaggio per Quaresima. Per il presule, "la crisi che ci raggiunge in Italia e particolarmente a Taranto è una grande provocazione a una fede viva". Infatti, "il Signore ci chiama a essere costruttori di un nuovo umanesimo per la nostra città e per la nostra diocesi".
Le domande alla politica. "La nostra fede – ribadisce l’arcivescovo – è chiamata ancora una volta a illuminare i drammi della nostra città: la salute, l’ambiente, il lavoro. Ci aspettavamo un balzo nella direzione del bene comune, e invece, man mano che l’attenzione mediatica si va allentando, sembra dominare la rassegnazione e anche gli intenti sembrano intorpidirsi". Non solo: "La campagna elettorale, poi, silenziosa sui problemi delle famiglie e fuorviante e offensiva per proclami e promesse ‘molte volte’ irrealizzabili, sta celebrando una diaspora dei cattolici che rende difficile l’orientamento". Perciò, a coloro che si propongono di governare il Paese, "occorre chiedere innanzitutto quali iniziative potranno rendere possibile un ambiente sano e libero dai veleni dell’inquinamento, perché la salute del nostro popolo non venga distrutta. Ed ancora come i candidati rispondono ai giovani che non hanno nessuna prospettiva di lavoro e che sono invitati brutalmente a emigrare. Quali iniziative si stanno effettivamente prendendo per la difesa del posto di lavoro e particolarmente per il futuro dei nostri giovani". E ancora "come è favorito il bene della casa con la difficoltà sempre più grave di pagare il mutuo e di sostenere la vita della famiglia e l’educazione dei figli". Oltre a chiedere il rispetto della vita "dal concepimento sino al suo termine naturale", mons. Santoro invita a riconoscere che "la persona si realizza pienamente nella famiglia secondo il piano di Dio". Per il presule, poi, è "necessario che, accanto al rigore della politica di bilancio, ci siano decisioni che favoriscano la crescita del nostro Paese e specificamente della nostra terra".
Il momento della profezia. Mons. Santoro invita a lavorare "intensamente per una stagione diversa per la nostra Taranto, che non è solo industria pesante, ma storia e cultura. Taranto è la sua provincia, nella sua tradizione agricola. Taranto è il suo mare. Taranto è la sua Città Vecchia, con la quale bisogna riconciliarsi per riqualificarla: oggi sembra l’immagine di una comunità che non ha cura delle sue radici e che quindi non è capace di occuparsi del suo futuro". È forte la "disapprovazione per l’immagine veicolata da diversi mass media, di Taranto come una città depressa e inesorabilmente avviata alla decadenza. Nella nostra gente ci sono le energie e le capacità per rinascere e per ricostruire un ambiente di vita degno in questo angolo del creato di grande bellezza". Infatti, "ora che Taranto vive la sua prova è il momento della profezia, della solidarietà e della costruzione comune".
No al mero folclore. "In Quaresima raccomando il rispetto e la conservazione di tutti quelli che sono i riti legati alla celebrazione della Passione del Signore e della sua Resurrezione – afferma l’arcivescovo -. Essi sono un patrimonio prezioso da custodire, salvaguardandone innanzitutto il valore spirituale perché ogni forma di religiosità con dignità e compostezza non rasenti mai ostentazione o mero folclore, ma trasmetta la fede viva delle nostre comunità". Un invito va alle confraternite, che custodiscono i riti della Settimana Santa in tutta la diocesi, affinché s’impegnino "con semplicità e con vero spirito cristiano nel ricercare forme sempre più evangeliche di riproposizione delle nostre tradizioni, allontanando con coraggio tutto ciò che potrebbe offuscare il bello e il vero che celebriamo", come le "prassi consolidate dell’aggiudicazione dei simboli delle processioni, che spesso creano qualche smarrimento sia nei credenti che nei non credenti". Mons. Santoro propone che su queste consuetudini "si dia inizio a una riflessione per cercare insieme nuove forme che potrebbero divenire, gradualmente, segno più chiaro della carità della Chiesa a vantaggio dei poveri. Se è vero come è vero che tanti nel mondo guardano a Taranto durante la Settimana Santa, quale occasione migliore per raccontare una Taranto diversa? Una città che trae dal tesoro della sua fede e della sua tradizione il bene della solidarietà". "Dio – sottolinea – non ci chiederà conto delle belle processioni che abbiamo organizzato", ma "dei fratelli che non abbiamo amato abbastanza". Nell’Anno della fede, evento centrale "sarà la Settimana del Crocifisso", dal 18 al 22 marzo: dal lunedì al giovedì tutte le vicarie dell’arcidiocesi saranno pellegrine in cattedrale per l’ostensione del Crocifisso miracoloso, custodito dai carmelitani nella chiesa di san Giovanni di Dio nel borgo. Venerdì 22 marzo tutta la comunità diocesana è invitata a partecipare alla grande processione per le vie di Taranto.