SCOLA-CACCIARI
A Varese una serata con il cardinale e il filosofo
Se la ragione è "l’alimento continuo della fede", come afferma il cardinale Angelo Scola, l’incontro di ieri sera a Varese tra l’arcivescovo di Milano e il filosofo Massimo Cacciari rappresenta un stimolo ad approfondire il senso dell’ Anno della fede che stiamo vivendo. Un invito raccolto con entusiasmo dalle oltre mille persone che hanno riempito il teatro Apollonio nella città lombarda per ascoltare il dialogo tra due pensatori che non hanno nascosto, fin dalle prima battute, una certa affinità elettiva nata negli anni in cui entrambi vivevano a Venezia. "Per me il cardinale resta il mio Patriarca", ha esordito il filosofo, per tre mandati sindaco della città lagunare.
Un dialogo che viene da lontano. Prima di iniziare la discussione dal titolo "Le ragioni della fede", i due oratori hanno voluto sgombrare il campo da qualsiasi tentazione di considerare fede e ragione o, se vogliamo, filosofia e teologia, come concetti contrapposti. Il card. Scola, utilizzando una delle tante immagini della serata, ha parlato di "due fiori intrecciati che sbocciano sul terreno della conoscenza" "Il rapporto tra filosofia e teologia – ha esordito Massimo Cacciari – è stato continuo attraverso i secoli. La teologia, pur partendo dal dato della rivelazione, ha sempre cercato di argomentare la fede, manifestando una radicale opposizione a ogni forma di superstizione e negligenza. Allo stesso modo come può un filosofo non interrogarsi su cosa è l’origine e il fine ultimo dell’esistenza?" Riconoscere questo rapporto intrinseco nella natura stessa delle due discipline, non significa però nascondere gli elementi di contrasto emersi nel corso dei secoli ed avvertiti, in maniera sempre più forte, anche oggi. "Sono due le minacce a questo colloquio continuo tra fede e ragione – spiega il filosofo-: la prima è quella del dogmatismo teologico ovvero di una teologia che punta solo alla difesa di sé, la seconda è, invece, il dogmatismo dell’intelletto, ancor più diffuso oggi, che considera razionale solo ciò che determina e calcola qualcosa".
Una fede aperta a tutte le ragioni. Una visione ribadita dall’arcivescovo che ha ricordato come "quando nella storia dell’uomo si è cercato di separarle sono sempre stati guai". "La fede – ha ammesso Scola – è stata lentamente separata dalla ragione e a questo allontanamento hanno contribuito anche i teologi, ma indipendentemente da quanto dicono agnostici o atei, c’è un dato di fatto inconfutabile ovvero che la realtà ci provoca e interroga continuamente, ci invita a guardare oltre e a quell’affidarsi che rappresenta l’esperienza naturale della fede". Da qui il richiamo a "bandire ogni dogmatismo" e ad abbracciare una "fede aperta a 360 gradi alla ragione e a tutte le ragioni", una fede che "entri nel quotidiano perché la fede ha a che fare con il modo in cui amo, in cui metto al mondo i figli, utilizzo i beni, ricerco la giustizia".
La fede in Cristo e la fede nell’uomo. Dal dialogo tra un filosofo e un arcivescovo, in una serata come questa, non poteva restare estraneo il tema della rivelazione e della figura di Cristo. "Nulla di quanto avvenuto negli ultimi due millenni può essere compreso se non ci si interroga su quell’evento", ha spiegato Cacciari ricordando come l’esperienza di Cristo non possa essere storicamente messa in discussione, così come la sua capacità di rappresentare un elemento di rottura con la tradizione precedente. "La differenza fondamentale tra la mia esperienza e quella del cardinale – ha detto Cacciari – non sta tanto nel problema dell’esistenza di Dio, ma nell’avere fede nell’uomo, nel credere alla possibilità che rinunci ad inseguire il potere e diventi libero. Pur ammettendo la capacità di Cristo di trascendere non riuscirei a fare testimonianza di fede nell’uomo perché l’esperienza della storia la contraddice in modo totale. Una storia in cui prevale la disperazione rispetto ad una speranza che può fondarsi solo sulla fede".
Il ruolo dei testimoni. Rispondendo alla sollecitazione del professore, il cardinal Scola ha ricordato come l’uomo di oggi debba riscoprire il senso della testimonianza, una componente centrale per la trasmissione della fede. "Non si tratta semplicemente – conclude il cardinale – di dare il buon esempio, ma di un modo di conoscere la realtà e comunicare la verità. E la verità ultima è che la fede cristiana e la rivelazione di Cristo riguardano tutti, non solo i credenti. Un fatto che noi cristiani non riusciamo più a comunicare perché non siamo autentici testimoni".