STATO DELL'UNIONE

Hollande chiede più Europa

Il presidente francese a Strasburgo interviene su bilancio, coesione, Mali

"L’austerità da sola non basta, bisogna investire per rilanciare la crescita"; per far questo "occorrono maggiore integrazione economica e, dunque, un’Europa politica"; Cameron "con la sua proposta di referendum rimette tutto in discussione e io non posso essere d’accordo"; l’intervento in Mali "è stato compiuto per il popolo del Mali, per la Francia e per l’Europa tutta". François Hollande, presidente della Repubblica francese, fa tappa a Strasburgo, nella sede principale del Parlamento Ue, per esprimere il suo credo europeista, facendosi a suo modo portavoce delle "attese dei cittadini dell’Unione" che reclamano lavoro e sicurezza economica. E non dimentica di stoppare le richieste di una parte degli eurodeputati che reclama la chiusura dell’emiciclo di Strasburgo per riunire tutte le attività dell’Assemblea a Bruxelles, riducendo i costi di gestione: "Questa città – scandisce Hollande – ha un elevato valore simbolico per la riconciliazione in Europa. E gli europarlamentari dovrebbero saperlo".

Bilancio: appello ai leader. L’inquilino dell’Eliseo ha accettato di tenere un vero e proprio dibattito in aula, rinunciando alla prerogativa della "seduta solenne", che gli concederebbe la parola senza il dovere di replicare alle domande degli eurodeputati. Così si rivolge all’aula con un tenace piglio europeista, indica la strada di una Unione dei risultati per far fronte alle necessità che emergono in tutto il continente, a partire dall’occupazione, e richiama gli altri leader nazionali a fare la loro parte. "Dobbiamo far ragionare chi vuole amputare il bilancio comunitario – esordisce -, trovando un accordo pieno tra Consiglio e Parlamento Ue, dando prova di responsabilità". Così Hollande lancia un appello ai leader nazionali dei Ventisette che si ritroveranno il 7 e 8 febbraio a Bruxelles per discutere del budget pluriennale Ue. "È tempo di dimostrare che siamo in grado di decidere insieme per il bene degli europei". Ampio il ventaglio di temi affrontati dal capo di Stato francese: insiste sulle "sfide che abbiamo di fronte e che attendono risposte comuni", citando la recessione, la disoccupazione, la stabilità della moneta unica e il completamento del mercato interno, la politica agricola e quella dell’energia, fino al ruolo internazionale dell’Europa. "L’Ue non può essere solo un mercato – dichiara fra gli applausi -, non una somma di Trattati e tanto meno una somma di nazioni che cercano solamente il proprio interesse. L’Europa è un grande progetto, è una volontà politica, dove la fiducia reciproca crea solidarietà, dove le regole vengono rispettate, dove non si può rimettere ogni volta tutto in discussione". Così Hollande chiama in causa, senza citarlo, il premier britannico Cameron; poi pronuncia un "no" convinto "a una Europa à la carte" e un "sì" alla solidarietà.

Crescita e coesione sociale. Dinanzi all’Euroassemblea Hollande riprende il nodo del Quadro finanziario pluriennale, che in queste ore sta coinvolgendo le istituzioni Ue e i governi dei Paesi membri: "Fare risparmi sì, indebolire l’economia no", dice. Il presidente francese collega strettamente il budget comunitario per il periodo 2014-2020 alle possibili risposte alla crisi, in chiave di sviluppo, coesione sociale e territoriale, occupazione… Segnala, dunque, i quattro principi che sosterrà al summit. "Anzitutto occorre un livello di spesa che tuteli le politiche comuni"; "poi il bilancio deve dar corpo al Patto per la crescita" da 120 miliardi di euro sottoscritto al Consiglio europeo di giugno 2012, "per investire nelle infrastrutture, nella ricerca, nelle energie sostenibili, nella formazione dei giovani, nella coesione regionale". "In terzo luogo il bilancio deve aiutare le persone e le fasce sociali più esposte"; al quarto posto Hollande aggiunge "un sistema di risorse proprie per il bilancio Ue", affinché questo sia più "trasparente e comprensibile". "In questo momento – sottolinea – ci vuole una unione politica più forte, una unione di valori, fondata sulla circolazione delle persone e delle idee, sulle diversità culturali. Una Europa come progetto di civiltà".

L’intervento in Mali. Il presidente si sofferma ampiamente sull’intervento in Mali per fermare l’avanzata delle truppe ribelli jihadiste, che, sostiene, non poteva essere rimandato oltre. Sollecitato dai deputati e dai giornalisti, dichiara di aver apprezzato il sostegno del Parlamento europeo per questa missione di peacekeeping. Ma gli altri Paesi Ue hanno lasciato sola la Francia, vecchia potenza coloniale in Africa; cosa chiederà su questo versante al summit dei prossimi giorni? "La Francia è intervenuta in Mali perché ne aveva le capacità militari e alla luce delle basi che abbiamo in Africa – premette Hollande, con arte diplomatica -. Nessuno poteva sostituirci in questa operazione o associarsi a noi in tempi così brevi. Ci siamo mossi anche a nome della Comunità internazionale e lo abbiamo fatto senza avere particolari interessi economici da difendere. Ma in futuro dovremmo essere in grado di agire diversamente". "Al summit chiederò d’intervenire come Europa per formare l’esercito del Mali e le truppe africane della Misma; ma poi serviranno finanziamenti e aiuti per la ricostruzione del Paese, per sostenere una politica di sviluppo, per questa terra e per tutto il Sahel".