SOSTENTAMENTO CLERO

Sì, va dato l’esempio

Monsignor Crociata richiama i valori della competenza, correttezza, trasparenza e esemplarità nell’uso dei beni

"Fare dell’amministrazione dei beni una testimonianza credibile del rapporto competente e libero" del cristiano "con il denaro e con i beni materiali", che può diventare uno "strumento di annuncio concreto e convincente per l’uomo di oggi". È l’invito rivolto da monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ai partecipanti al Convegno nazionale degli istituti diocesani per il sostentamento del clero in corso a Roma. In un momento di "crisi economica e sociale", ha detto il vescovo, "occorre dare l’esempio di una visione e di una prassi autenticamente ecclesiale, nella quale procedure rigorose e trasparenti si realizzino grazie alla collaborazione di tutti i fedeli e alla vigilanza dei vescovi".

Partecipazione attiva. "La finalità del sostentamento del clero – ha ricordato mons. Crociata citando le indicazioni ‘attualissime e quanto mai preziose’ del Concilio in materia – trascende i singoli soggetti beneficiari e le singole strutture proposte, perché è finalità della Chiesa, e richiede un’attenzione tutta speciale della comunità ecclesiale dei pastori". Si tratta, infatti, di "un segnale concreto, tutt’altro che trascurabile, della partecipazione attiva dei fedeli alla vita cristiana", che avviene anche tramite la firma dell’otto per mille, che però "non può soppiantare la forma diretta della contribuzione libera" dei singoli fedeli". Una pratica, questa, che "già avviene nello spazio dei territori", ma su cui è "necessario e urgente" un supplemento di riflessione, in modo da "far crescere questa consapevolezza".

Preti e laici insieme. Secondo mons. Crociata, promuovere le offerte deducibili per il sostentamento del clero significa fare "uno sforzo educativo rivolto all’intera comunità", preti e laici insieme, "per superare la duplice e opposta tentazione del distacco e disinteresse di tipo spiritualistico e dell’interesse fin troppo pragmatico". Quanto al rapporto dei sacerdoti con i beni, mons. Crociata ha rimandato alle indicazioni del Concilio a non fare del proprio ufficio pastorale una "occasione di guadagno" o di "arricchimento": indicazioni preziose "per i preti che, come tutti, sono insidiati da una mentalità edonistica e individualistica, e sollecitati dalle richieste insistenti di tante persone in stato di bisogno che a loro si rivolgono con fiduciosa attesa". "Competenza e professionalità", ma anche "spiritualità, senso pastorale, rettitudine morale, esemplarità e correttezza": queste le caratteristiche richieste a chi presta un servizio specifico nelle istituzioni ecclesiali deputate al sostentamento del clero".

Il bene delle anime. "Lo svolgimento ordinato di ogni attività della Chiesa, dopo la catechesi e la preghiera – ha detto mons. Crociata – fa parte della sua azione pastorale in quanto espressione e cooperazione alla comunione e alla comunità fraterna con cui la comunità si edifica giorno dopo giorno". "L’annuncio stesso è in gioco – ha precisato mons. Crociata – nel modo di vivere e di agire, come pure nell’uso materiale dei beni, e viene compromesso" se non si rispettano le "esigenze elementari di trasparenza, correttezza e esemplarità". Nella "cura" della condizione economica dei preti, ha ammonito mons. Crociata, non bisogna mai perdere di vista il fine ultimo del ministero ordinato, il ‘bonum animarum’, che è la salvezza". È il bene delle anime, infatti, che "conferisce misura e tenore al lavoro per accumulare, gestire e distribuire i beni necessari per il sostentamento del sacerdote", tenendo insieme quello che può sembrare un "paradosso" e che invece è un "corpo unico": "la forma materiale del sostentamento al ministero sacerdotale e il fine spirituale del suo esercizio".

Il ruolo delle diocesi. Nel suo intervento, mons. Crociata si è soffermato a lungo sul ruolo degli istituti per il sostentamento del clero nelle diocesi, la cui finalità primaria consiste nel "salvaguardare e incrementare il patrimonio" per "garantire la giusta condizione di vita dei preti nelle diocesi di appartenenza", facendo in modo che i destinatari dei beni in questione "siano raggiunti da un’equa distribuzione, attraverso la mediazione dell’Istituto centrale". In secondo luogo, gli istituti diocesani devono "contribuire a perseguire l’obiettivo di integrare il sistema del sostentamento del clero così come è stato concepito nel nostro Paese", favorendo la crescita delle offerte per i sacerdoti "attraverso la libera contribuzione dei fedeli".