RICOSTRUZIONE
Carpi, l’Agesc dona oltre 15mila euro all’istituto ”Sacro Cuore” per la ripresa delle attività
A settembre hanno ripreso ad andare a scuola, ma nei container, in attesa che la struttura seicentesca venga ripristinata dopo il sisma dello scorso maggio. Sono circa 400 i bambini e ragazzi, dai 2 ai 14 anni, che frequentano l’istituto comprensivo paritario "Sacro Cuore", nel centro di Carpi. Certo, i moduli abitativi permettono lo svolgimento delle lezioni e delle attività per i più piccoli, ma che siano una soluzione provvisoria lo si sperimenta in special modo in giornate come quella odierna, quando la pioggia battente non cessa di martellare sul tetto e il freddo rende necessario tenere alto il riscaldamento. Proprio a questa scuola è stata indirizzata la solidarietà dell’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), che oggi a Carpi tiene la riunione del suo consiglio nazionale e, in mattinata, nel corso di una cerimonia pubblica al cinema teatro Eden ha donato all’istituto un assegno con 15.720 euro.
Solidarietà umana e cristiana. "Come genitori abbiamo sentito fin da subito la necessità di testimoniare la nostra vicinanza alle comunità colpite dal sisma", ha spiegato il presidente nazionale dell’associazione, Roberto Gontero, parlando di una "solidarietà umana e cristiana", pur nella consapevolezza "di non poter risolvere con questo gesto la gravità della situazione creata dal sisma". "Siamo certi che la comunità della scuola di Carpi saprà valorizzare al meglio anche un modesto contributo, soprattutto grazie alla capacità di ripresa dimostrata dalla popolazione già nei giorni immediatamente dopo il terremoto", ha aggiunto, auspicando "che altri possano concorrere ad aiutare realtà così preziose per la società civile, che svolgono una funzione sussidiaria indispensabile a servizio di tutti i cittadini". L’importo donato proviene per 10mila euro dall’Agesc nazionale, mentre la restante parte è stata messa a disposizione dalle articolazioni locali dell’associazione di genitori.
Un progetto unico. L’istituto scelto, oltre ad avere un numero rilevante di alunni, è in qualche modo un "progetto unico" voluto dai vescovi della diocesi di Carpi, come ha evidenziato don Massimo Dotti, presidente della Fondazione Aceg (Attività cattoliche educative giovani) che lo ha in gestione. Situato in un oratorio cittadino, "fa da volano alla pastorale giovanile diocesana, e anzi ne rappresenta una punta qualificata". A maggio l’antico palazzo che ospitava le aule è stato reso inagibile dal terremoto, ma subito "si è attivata una reazione generosissima dei genitori, che fin dai primi giorni hanno individuato strategie di autofinanziamento". Rimboccandosi le maniche, dopo l’estate le attività sono riprese nei container, "ma entro il prossimo settembre ha annunciato il sacerdote vogliamo ristrutturare la sede storica, con il contributo di tutti". Già, perché per far ripartire una scuola non basta mettere in sicurezza le strutture e chiudere le crepe nei muri, ma ci vogliono anche banchi, sedie, lavagne: insomma, tutto ciò che serve per l’attività didattica. "La scuola ha puntualizzato Lucia Morgillo, presidente Agesc dell’Emilia Romagna non sono solo le mura, ma tutto ciò che serve per portare avanti un progetto educativo".
Un impegno collettivo. Da parte della Regione vi è l’impegno "per la copertura totale delle spese per la messa in ripristino della struttura", ha chiarito il preside Franco Bussadori. Al momento i fondi promessi non sono ancora arrivati, ma l’auspicio è che l’attesa non sia lunga. Per tutto il materiale necessario a una scuola, però, serve altro denaro, ed è qui che confluiscono il contributo dell’Agesc, come pure i soldi raccolti dalle attività messe in campo dai genitori. Oltretutto, nell’area del sisma non c’è solo il "Sacro Cuore" da far tornare a regime, bensì tante altre scuole paritarie da quelle dell’infanzia agli istituti di secondo grado che, nella stragrande maggioranza, dopo l’estate hanno ripreso le attività in container o sedi provvisorie. "Queste scuole ha precisato Morgillo erano già in affanno prima, per i contributi insufficienti e tardivi. Il terremoto ha rischiato di comprometterne la riapertura, ma l’impegno di tanti è stato più forte". Ora, però, l’obiettivo è lasciarsi alle spalle definitivamente i segni del terremoto e guardare avanti. Con l’aiuto delle istituzioni e di tutti i cittadini, nella consapevolezza che, ricorda l’associazione, "pure la scuola paritaria è pubblica, cioè di tutti".
a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Carpi