BIOECONOMIA
Mancuso: dal card. Bagnasco appello a tutto il mondo della sanità a garantire l’accesso alle cure. Il caso inglese dei farmaci ”calmierati” insegna
Un capitolo a parte, all’interno del welfare, dedicato alla sanità: è una delle sottolineature da cogliere nella prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, in cui si condannano "gli imbrogli, i maneggi, le astuzie" in un settore "ad altissima vocazione altruistica" e si invita ad "allargare lo sguardo", per far sì che "la politica dei tagli sia compensata e guidata dal criterio che al centro vi sia sempre la persona del paziente". Lungo e dettagliato anche l’elenco dei temi relativi alla vita e alla salute da rivisitare con l’ottica suggerita dal cardinale, ovvero di quella "bioeconomia", che dovrebbe salvaguardare l’umano: Maria Michela Nicolais, per il Sir, ne ha parlato con Salvatore Mancuso, ginecologo e bioeticista, presidente del Comitato etico del Policlinico Gemelli.
Tra i valori fondamentali, al primo posto c’è quello della vita, che va difesa e tutelata non solo prima e dopo, ma anche "durante". Come legge, dal suo punto di vista, la prospettiva indicata dal card. Bagnasco?
"Il card. Bagnasco ha dedicato un capitolo specifico della sua prolusione alla sanità, inserendola nell’ambito del contenimento delle spese in tempi di crisi. Una delle questioni su cui si dibatte più ampiamente, in quest’epoca di spending review, è il taglio dei posti letto ospedalieri. Nel contempo, viene dedicata un’attenzione particolare alla somministrazione dei farmaci. Bisogna ammettere, prima di tutto, che la medicina in generale oggi è cambiata: la riduzione dei posti letto è anche un fatto comprensibile, visto che con le nuove tecniche chirurgiche e le nuove cure si può seguire molto bene il paziente in regime di day hospital o ambulatoriale. Non è, dunque, tanto questo il problema: ciò che viene messo in discussione è la possibilità che venga garantito a tutti l’accesso alle cure. I farmaci cosiddetti ‘intelligenti’, cioè i farmaci biologici, sono infatti anche molto costosi: nei Paesi anglosassoni, tali farmaci sono per dir così ‘calmierati’, vale a dire destinati ai pazienti che hanno una prospettiva più lunga e negati, invece, a quelle persone per le quali tale aspettativa è più a breve termine. Il grande rischio, insomma, è quello di arrivare a chiedersi – come avviene negli ambienti anglosassoni – se valga la pena investire così tante risorse per farmaci, o interventi medici in generale, su un soggetto che si sta lentamente avviando verso la fine della sua vita".
Come coniugare, allora, in tempi di crisi la "politica dei tagli" con la centralità del paziente?
"Facendo appello agli operatori sanitari perché tutti gli esseri umani, di qualunque età o condizione, usufruiscano ugualmente di quanto la ricerca ha maturato e sviluppato fino ad oggi, e ancora di più metterà a disposizione in futuro. Tutto ciò, non soltanto nelle fasi iniziali o tardive: l’invito del card. Bagnasco, in questo senso, è quanto mai appropriato e centrato, perché esorta a non essere utilitaristi, facendo sì che tutti possano usufruire delle cure più avanzate, anche se particolarmente costose. A favore di questo obiettivo, il card. Bagnasco ha addirittura coniato un termine – bioeconomia – che invita ad allargare lo sguardo oltre la biopolitica e il biodiritto, per evitare compromessi o, peggio, quello che definisce il ‘baratto’ tra economia e vita. La bioeconomia comporta la distribuzione delle risorse a tutti gli esseri umani, senza discriminazioni o selezioni indebite. I tagli sono doverosi sulle spese eccessive e ingiustificate, ma non si possono sottrarre le cure essenziali a chi ne ha bisogno".
Tra i temi della biopolitica, il cardinale cita anche quello degli stati vegetativi. Ci sono novità?
"Mi sono occupato molto di questo argomento, e sono arrivato alla convinzione che lo stato di coma, anche quello più profondo, riporta l’uomo o la donna che si trovano in quello stato, a una condizione di sviluppo quasi fetale. Quando il feto comunica con la madre, lo fa attraverso la produzione di un’infinità di sostanze che elabora attraverso la placenta. Il feto, in altre parole, si serve della sua placenta per avere con la madre un colloquio più fitto e intenso. Invia richieste, comunica messaggi che la madre può decodificare per fornirgli quanto richiede per lo sviluppo che serve a formare il suo cervello, l’organo più nobile di ogni essere umano. La persona in stato di coma, secondo me, si trova in questa fase: l’organismo continua a elaborare queste sostanze, che purtroppo però non hanno un interlocutore, come invece avviene quando i due organismi del bambino e della mamma sono legati dal cordone ombelicale. Tutto questo è una dimostrazione che c’è una condizione di vita che permane, anche nello stato di coma. Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che stati di coma prolungati, dopo mesi o anche dopo anni, si possano risolvere con il risveglio. Anche qui il richiamo del card. Bagnasco ci spinge a un supplemento di riflessione".
Altro tema d’attualità, citato nella prolusione, la maternità surrogata…
"Oltre alle ovvie obiezioni di natura etica, anche queste spesso sottaciute, nessuno parla mai di cosa succede realmente nell’organismo di una donna che riceve un embrione di provenienza estranea al suo organismo, che non ha niente di suo. Situazione, questa, del tutto diversa da quella della donna che porta in grembo il suo bambino, e che deve sostenere un impatto che solo per il 50% è estraneo al suo organismo. Una madre surrogata, o che riceve un ovocita, è esposta all’impatto con il 100% di antigeni estranei, e in molti casi l’organismo non è attrezzato per far fronte a questo impatto. Se una madre naturale, grazie alle tante cellule staminali che attraverso la placenta le arrivano dal feto, conserva per sempre le cellule del figlio, in grado di curare lesioni anche a distanza di anni dalla gravidanza, la madre surrogata, a lungo andare, può sviluppare invece una patologia autoimmune".