SHOAH

Memoria di popolo

È la finalità del progetto romano per formare le coscienze dei più giovani

Si chiama "Progetto Memoria" e quest’anno compie il decimo anno di attività. È l’iniziativa messa in campo dalla Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) e dal Centro di cultura ebraica di Roma che si rivolge, in particolare, alle scuole e alle istituzioni dell’Italia centro-meridionale per la diffusione e lo sviluppo dello studio e della memoria della Shoah. Un progetto che si avvale di un team di 25 volontari, coordinati da Sandra Terracina, che ogni anno riesce a promuovere una media di 400 incontri in scuole e piccoli Comuni. L’anima di questi incontri sono le testimonianze di ex-deportati, di coloro che hanno vissuto altre fasi della persecuzione antiebraica, di giovani che raccontano le vicende della loro famiglia o svolgono interventi di tipo storico. Una vera e propria didattica della Shoah composta da testimonianza, dialogo, studio e formazione (progetto.memoria@tiscali.it). In occasione della Giornata della memoria, istituita il 20 luglio del 2000 (legge 211), Daniele Rocchi, per il Sir, ha intervistato Sandra Terracina.

Come nasce il progetto?
"Il progetto ha preso il via nell’autunno del 2003 per dare sostegno a quelle persone che nelle scuole e nei piccoli Comuni andavano a portare la loro testimonianza di deportati. Con l’istituzione della ‘Giornata della memoria’, le richieste di testimonianze di ex deportati sono cresciute rendendo necessario un coordinamento per poterle soddisfare".

Scopo del progetto è fare memoria della Shoah, attraverso coloro che l’hanno vissuta…
"Non solo perpetuare la memoria dei fatti e fare in modo che non abbiano a ripetersi, ma soprattutto per ribadire che sono realmente accaduti. E non mi riferisco solo a certe forme risorgenti di negazionismo ma anche al fatto che ci sono ancora molte persone che non sanno cosa è accaduto in quel periodo storico. Lo scopo è aiutare i giovani, con l’aiuto di testimoni, a sviluppare una loro coscienza critica riguardo a questa tristissima pagina della storia".

Come siete accolti nelle scuole dove andate?
"In questi anni abbiamo incontrato migliaia di studenti con i loro insegnanti, e riscontrato grande voglia di conoscere quanto accaduto, interesse e curiosità. Non mancano anche le domande, alcune polemiche, specie quando riguardano il negazionismo e il Medio Oriente. In alcuni casi si percepisce anche la presenza di pregiudizi, di luoghi comuni, dovuti soprattutto a una mancata conoscenza dei fatti e della storia. La presenza di ex deportati è di grande impatto. I loro racconti coinvolgono i giovani più di ogni altra cosa".

L’incontro con ex deportati suscita emozioni nei giovani. Ma come aiutarli poi a superare l’onda emotiva per dare loro spunti di riflessione ulteriore?
"La scuola può fare molto in questo senso, soprattutto gli insegnanti, attraverso la preparazione e lo studio delle vicende storiche che hanno riguardato la Shoah. Un impegno necessario anche per aiutare i giovani a superare la commozione che certe testimonianze provocano e spingerli così all’approfondimento e alla comprensione. Non basta far vedere le foto con gli orrori dei campi o film sul tema della Shoah. Serve un’azione di formazione di coscienze, di studio e di conoscenza degli eventi. Diversamente la Shoah rischia di diventare un repertorio d’immagini, quelle che vediamo in tv, sempre le stesse".

La presenza di testimoni ormai avanti con l’età pone, purtroppo, il problema di come continuare il progetto anche nel futuro…
"Stiamo lavorando affinché, una volta venuti meno anche gli ultimi testimoni diretti della Shoah, questa iniziativa possa andare avanti e non limitarsi solo alla parte celebrativa, come nella Giornata del 27 gennaio, ma entrare nel percorso didattico delle scuole durante tutto l’anno scolastico. A tale scopo il nostro progetto prevede anche la fornitura di materiale didattico ad hoc a insegnanti, operatori culturali e studenti insieme all’indicazione di dove poter reperire ulteriori fonti e documenti".

In molte scuole si organizzano anche i "viaggi della memoria" nei campi di sterminio nazisti. Che ne pensa?
"Credo che questa esperienza di visitare i campi di sterminio vada preparata e inserita in un percorso didattico definito perché non resti un fatto isolato e sporadico. E soprattutto credo sia importante coinvolgere tutta la classe e non solo alcuni rappresentanti. Altra cosa da incentivare, a mio avviso, è l’organizzazione di viaggi dedicati agli insegnanti".

Dopo dieci anni di "Progetto Memoria", che bilancio può tracciare?
"Molto è stato fatto, ma non basta. Il ricordo della Shoah non deve restare confinato a un solo giorno ma diventare parte del percorso culturale e formativo dei nostri giovani. Gli eventi di quegli anni – è bene ricordarlo – sono avvenuti anche qui in Italia, settanta anni fa e ci coinvolgono direttamente. Ottomila ebrei italiani, su una comunità di 35mila, persero la vita".