FRANCIA

Un colpo alla democrazia

Lo storico Jean-Dominique Durand: il governo è ”affetto dalla sindrome di Zapatero”

La Francia è scesa ieri in piazza, a Parigi, soprattutto per difendere un processo di democrazia, per entrare cioè in un dibattito nazionale attorno a un tema fondamentale per la vita della società e dei bambini, in cui tutti possono esprimere le loro opinioni, sicuri di essere ascoltati. Questa la lettura che lo storico francese Jean-Dominique Durand, professore all’Università Jean Moulin di Lione, dà al successo della "manif pour tous" ("manifestazione per tutti") in questa intervista rilasciata a Maria Chiara Biagioni, per Sir Europa.

Che cosa significa per la Francia vedere sfilare tutte queste persone per difendere la famiglia?
"Significa essenzialmente che il disegno di legge che apre il matrimonio alle coppie gay, divide profondamente il popolo francese, in un’epoca in cui l’unica preoccupazione del governo dovrebbe essere quella di unire, dal momento che la situazione economica è catastrofica, e ora il Paese è impegnato in una nuova guerra in Africa. Due ragioni spiegano la grandezza dell’evento. Il primo è il rifiuto di aprire in seguito anche la fecondazione assistita alle coppie omosessuali, che comprometterebbe radicalmente la famiglia, creerebbe un diritto al figlio, a scapito dei diritti dei bambini. L’opinione pubblica è sconvolta dalla rimessa in discussione dei principi fondamentali di filiazione e dal fatto che il disegno di legge farà sopprimere da tutte le leggi francesi i termini di padre e madre (sembra che su questo punto il governo intenda tornare indietro). Il secondo motivo, che scuote i francesi e i media, è il rifiuto da parte del governo di organizzare un vero e proprio dibattito, di voler procedere per forza e velocemente, senza prendersi il tempo di ascoltare. Il Parlamento ha organizzato audizioni in cui sono intervenute alcune personalità, scelte però con cura, e ciò è sembrata una caricatura tanto più che i parlamentari socialisti contrari al disegno di legge, non avranno nemmeno il diritto di esprimere il loro disaccordo e saranno costretti a votare a favore della legge! La libertà di coscienza non esiste per loro. Tutto questo crea un disagio insopportabile in una democrazia moderna. L’intervento del ministro della Pubblica Istruzione, che ha voluto impedire l’organizzazione di dibattiti nei licei cattolici, in nome della laicità, è stato vissuto molto male dai cattolici. Abbiamo anche visto come una legge che permette la sperimentazione sugli embrioni è stata approvata in piena notte da alcuni parlamentari. Anche questo ha scioccato l’opinione pubblica".

La Chiesa ha sostenuto la manifestazione ma si è tenuta in disparte per non dare all’iniziativa una connotazione confessionale. Come si sta delineando, dunque, in Francia la presenza e il ruolo della Chiesa cattolica nel dibattito politico?
"La Chiesa cattolica, come le altre religioni, intende prendere posizione nei dibattiti della società, evitando nel contempo l’intromissione politica. La sua posizione, espressa dai vescovi, ma anche dalle altre religioni con i loro rispettivi responsabili, è molto chiara: opporsi a un disegno di legge non significa opporsi al governo. I vescovi hanno avuto cura di sottolineare il carattere pericoloso della legge in nome della legge naturale e dell’antropologia cristiana, nel pieno rispetto del governo, ma anche delle persone che vivono la loro omosessualità".

Non c’è il rischio che la Chiesa s’identifichi con la parte più tradizionalista della società?
"Quanto è successo domenica 13 gennaio a Parigi non riconduce solo alla Chiesa cattolica. La manifestazione ha ampiamente superato il cattolicesimo francese. Le analisi dei leader dei responsabili musulmani, del protestantesimo, del giudaismo (si pensi alla mirabile analisi del Gran Rabbino Gilles Bernheim, citato da Benedetto XVI) s’incontrano attorno a una visione simile della famiglia e della persona umana. Allo stesso tempo, i vescovi hanno più volte ricordato il rispetto dovuto alle persone, riprendendo in qualche modo la distinzione tra l’errore e colui che sbaglia, stabilita da Giovanni XXIII. Non c’è qui tradizionalismo, omofobia, oscurantismo, ma semplicemente un richiamo ai principi fondamentali della vita sociale. La famiglia è un elemento fondamentale riconosciuto del resto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo".

Nonostante una partecipazione così numerosa, il presidente Hollande ha detto che proseguirà. Come portare avanti ora la "protesta"?
"Per il momento non si sa come reagirà il presidente, al di là delle affermazioni di principio. Si teme, di fronte a un fallimento economico che le misure adottate di recente non sembrano poter scongiurare il contrario, e cioè una fuga in avanti, essendo il governo affetto dalla sindrome di Zapatero. Ma il buon senso può vincere? Altre battaglie si annunciano: come la procreazione assistita, la gravidanza per utero in affitto e l’eutanasia".