VALLE DEL BELICE

Ferite ancora aperte

A 45 anni dal terremoto la commemorazione e il pensiero del vescovo di Mazara del Vallo

Quarantacinque anni dal terremoto del 1968 che nel Belice portò vittime e distruzione: 370 morti, circa 1.000 feriti e 70.000 sfollati. Quasi mezzo secolo è passato da quella notte del 14 gennaio e ancora si continua a parlare di ricostruzione e di sviluppo. La Valle del Belice commemora i morti ma torna a sperare, "perché dobbiamo credere nel futuro, sperando contro ogni speranza e confidando nell’aiuto di Dio". Con la celebrazione eucaristica nella chiesa della Santissima Trinità a Salaparuta, presieduta dal vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, si sono aperte le celebrazioni per il 45° anniversario del terremoto del 1968, che si concluderanno martedì a Gibellina.

Le ferite del territorio. Chiesa gremita di cittadini, anche anziani che hanno vissuto il terremoto, nella chiesa della Santissima Trinità stamattina a Salaparuta. In prima fila rappresentanti delle istituzioni a più livelli: il presidente dell’assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone ("il problema della Valle del Belice non può essere confinato qui"), i deputati Giovanni Lo Sciuto, Antonella Milazzo, Nino Oddo, Giuseppe Marinello, Paolo Lucchese, i senatori Tonino D’Alì (che ha letto il messaggio del presidente Renato Schifani) e Maria Pia Castiglione e i sindaci di alcuni paesi del Belice. "Qui la terra porta ancora i segni di quelle ferite profonde – ha detto il vescovo nell’omelia – ma ancor di più l’animo di tanti suoi figli fu inaspettatamente e dolorosamente segnato da quello sconvolgimento della terra che cancellò una storia, che ancora oggi non si riesce a riscrivere. Perché – ha detto ancora mons. Mogavero – agli sforzi di tanti non è corrisposta l’adesione fattiva e solidale di chi avrebbe dovuto esercitare un’azione saggia e promozionale finalizzata a far diventare la tragedia della Valle una ferita del Paese, approntando con intelligenza progettuale le risorse per la ricostruzione strutturale dei paesi terremotati e soprattutto per ricostruire il tessuto umano e produttivo del Belice. E invece, anno dopo anno, la ricorrenza-anniversario assume sempre più i tratti di un rituale stanco e ripetitivo di commemorazioni, appelli e rimostranze".

Le somme erogate, la ricostruzione e il mancato sviluppo. La ricostruzione, dunque, a 45 anni dal terremoto non è stata ancora conclusa: mancano 390 milioni di euro. Qualche settimana addietro il Parlamento ha stanziato 45 milioni di euro nella legge di stabilità. Questi stanziamenti (saranno in arrivo ai Comuni dopo 90 giorni la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale), destinati in massima parte al completamento degli interventi di edilizia privata e di pochissimi interventi pubblici, saranno impegnati sulle somme residue relative alla quota regionale sul Fondo di Solidarietà e Coesione 2007-2013, per come definito in dettaglio nell’ultimo tavolo di confronto che s’è tenuto a Roma lo scorso 4 ottobre proprio al ministero della Coesione Territoriale, presenti i sindaci della Valle e il coordinatore Nicola Catania. Non basteranno però. Qui nel Belice, nel periodo compreso tra il 1968 e il 1995 lo Stato ha autorizzato, con legge, 3.100 miliardi di lire destinati alla ricostruzione, dei quali solo 2.272 miliardi erano stati erogati: la differenza di 828 miliardi tra somme autorizzate e pagate riguardava somme in parte in economia, in parte in perenzione amministrativa, e in parte ancora da pagare sugli stanziamenti già impegnati con le precedenti leggi finanziarie. Ma nella Valle del Belice, insieme alla ricostruzione, non è più rinviabile la questione dello sviluppo: "Bisogna guardare oltre il terremoto – ha detto il coordinatore dei sindaci Nicola Catania – affinché le popolazioni trovino occupazione". "Intendo sollecitare tutti a pensare specialmente ai giovani, disorientati per mancanza di prospettive di sviluppo in questo territorio che ha bisogno della loro insostituibile presenza e operatività – ha detto il vescovo -. Se è vero che negli anni immediatamente successivi al disastro sono stati compiuti non pochi errori, soprattutto politici ai diversi livelli, questo non può costituire una ragione per aspettare giustizia passivamente. È assolutamente vero che il domani di questa magnifica ma sfortunata Valle è tutto e solo nelle nostre mani, purché siamo capaci di valorizzare e mettere a frutto le risorse, non poche, di cui è dotata: la terra con le sue colture tipiche, il mare, i beni culturali, il turismo. Pur nella consapevolezza che si tratta di comparti afflitti da criticità gravi, su tali basi è possibile delineare prospettive di sviluppo, accreditate dal valore aggiunto dell’azione concorde e coordinata di tutti: politici, imprenditori, esponenti del mondo della cultura, comunità ecclesiale".

Il messaggio del Presidente della Repubblica. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio ai sindaci e cittadini del Belice, letto in chiesa da Nicola Catania: "Le drammatiche conseguenze di quel sisma – ha scritto il presidente -impongono un responsabile impegno a ripristinare con celerità ed efficacia i tessuti sociali ed economici devastati. Si operi affinché i processi di trasformazione del territorio siano realizzati con l’attenzione dovuta a sicurezza, incolumità, rispetto dell’ambiente e le sue insostituibili risorse".

a cura di Max Firreri (Salaparuta – Trapani)