AZIONE CATTOLICA
In Calabria il sesto incontro in preparazione alla Settimana sociale
“Lavoro: ma chi è questo sconosciuto? Chi l’ha visto? I giovani lo vedranno mai?” E’ quanto si è chiesto ieri sera mons. Franco Milito, vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, salutando i partecipanti al convegno promosso dall’Ac, Azione Cattolica italiana, che si è svolto a Rizziconi (Rc) sul tema "Lavoro, famiglia, dignità umana: vocazione e responsabilità”, sesto incontro di preparazione alla Settimana sociale dei Cattolici italiani, che si terrà a Torino (12-15 settembre).
La ferita profonda della crisi. Parlare in Calabria del binomio lavoro-famiglia – ha sottolineato l’assistente generale dell’Ac mons. Domenico Sigalini – “va nella giusta direzione del contributo che l’Ac intende dare alla Settimana sociale”. “Vogliamo guardare alla famiglia scavando in una delle sue ferite più profonde: quella di una crisi economica, e di una prevista ripresa senza lavoro, che scardina, scompagina, riposiziona la vita delle nostre famiglie – ha sottolineato il delegato regionale di Ac, Carmine Gelonese – anche in territori in cui la famiglia è, persino nelle sfumature storiche e culturali più negative, fondamento e cuore del vivere sociale”.
Conciliazione tra lavoro e famiglia. Sui temi al centro del dibattito sono intervenuti Domenico Marino dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e Enzo Bova, sociologo dell’università della Calabria. Per Marino la disoccupazione “non è solo una questione economica ma la situazione ‘mancanza di lavoro sconvolge e coinvolge la persona umana". "Parlando di lavoro e famiglia più che sugli sgravi fiscali a favore di quest’ultima – ha aggiunto – bisognerebbe puntare sulla conciliazione tra lavoro e famiglia. Questa è la vera questione di flessibilità perché permette una migliore qualità del lavoro sia per i genitori che per i figli. Purtroppo tale meccanismo è più costoso degli sgravi fiscali e quindi non viene attuato”. Per il docente, in Calabria sono i genitori ed i nonni “i veri ammortizzatori sociali dei figli e nipoti disoccupati. Ed è per questo principio di coesione familiare che in Calabria, forse, la crisi si è sentita di meno”. Marino ha quindi indicato alcuni “pilastri delle politiche del lavoro in Calabria: politiche di incentivazione, politiche del territorio, politiche di valorizzazione del capitale umano, politiche di emersione dal lavoro nero, concludendo che “famiglie e lavoro sono due facce della stessa medaglia”. Enzo Bova si è invece soffermato sui mutamenti sociali che hanno interessato la società e la famiglia negli ultimi anni sottolineando che la "nostra società è sempre più secolarizzata e si cerca sempre più ciò che sembra interessare i giovani piuttosto che capirli e dare una risposta alle loro domande più profonde”.
Coniugare fede e vita. Concludendo i lavori, moderati da Stefania Sorace – il presidente nazionale di Ac, Franco Miano, ha sottolineato che come laici “dobbiamo saper stare in mezzo alla gente per rompere quel muro di indifferenze relazionali che oggi si vivono”. Per Miano è oggi il “tempo di prendere in mano i temi che coinvolgono le persone”: serve un “forte e chiaro impegno educativo. L’educazione è il bagaglio fondamentale per preparare il lungo viaggio per le strade del mondo. Essa, quindi, non è una dimensione asettica, ma è strettamente connessa con la vita delle persone, da cui viene interpellata. Ci interpella una società attraversata da dinamiche di fragilità che mettono a rischio l’unità e l’integrità della famiglia. Fragilità sociali, economiche e psicologiche dovute ai risvolti problematici del nostro tempo, di sicuro frammentato e disorientante, ma che, anche grazie a un’attenta capacità educativa, potremmo riuscire a cambiare in senso positivo”. Per il presidente di Ac non c’è "una fede distante dalla vita ma capace di diventare vita” e questa consapevolezza deve essere bene presente in chi si pone accanto alle nuove generazioni per condividerne i problemi, oggi in particolare quelli legati al lavoro".