GIORGIO LA PIRA
Nel 109° della nascita, intervista con mons. Gastone Simoni
"Era tutto proteso verso il futuro, anche troppo secondo alcuni, con un ottimismo che gli consentiva di vedere i segni positivi della storia umana. La Pira era la persona più preparata al Concilio, a vivere un avvenimento completamente nuovo ma al tempo stesso fermo sui fondamenti dell’ortodossia cristiana". Intervistato da Lorena Leonardi per il Sir, mons. Gastone Simoni, vescovo emerito di Prato e membro della Commissione Cei per la cultura e le comunicazioni sociali, ricorda così Giorgio La Pira nel suo rapporto con il Concilio Ecumenico Vaticano II. Un legame, quello tra quell’evento di cinquant’anni fa e La Pira, uomo politico, sindaco di Firenze, terziario francescano e servo di Dio, che verrà riletto oggi e domani a Pozzallo, in provincia di Ragusa, nel corso di una tavola rotonda organizzata in occasione del 109° della sua nascita.
Giorgio La Pira e il Concilio. Come spiegarne la relazione e sintetizzarne l’eredità?
"Era una delle persone più preparate ad accoglierne il messaggio di rinnovamento e apertura a questo mondo, oltre a cogliere lo slancio verso il domani. Pur permanendo nel fondamento fermo della fede assoluta in Gesù. Già con Pio XII La Pira salutava il futuro, auspicandone uno migliore, e vedeva sempre i segni positivi del mondo. Non era un ingenuo che ignorava la drammaticità della realtà, però al tempo della Guerra fredda parlava di aurora, di giovani".
Il modello scelto da La Pira per promuovere l’ecumenismo era la preghiera, e in questo fu precursore del Concilio. In che modo ne fu interprete?
"Ne fu anche antesignano, discepolo e apostolo. Ha avuto come stella polare l’unità e la pace tra le nazioni del mondo, la pace e l’unità tra i cristiani e i rapporti di pace tra le grandi religioni del mondo. Si è battuto per questo in maniera profetica: con i suoi colloqui e i suoi viaggi andava al di là di tutti gli steccati, forte di una semplicità e libertà che lo rendevano sorprendente anche agli occhi dei nemici della fede cristiana. Ispirato dalla fede evangelica e dalle apparizioni della Madonna a Fatima, riteneva indispensabile il cammino verso la pace universale. Per lui le difficoltà erano le anse del fiume, che conosce svolte paurose, ma sempre si dirige verso il mare".
Pace e giustizia sociale sono temi che La Pira aveva davvero a cuore. E dei quali c’è molto bisogno anche ai nostri giorni. Quale "ricetta" alla luce dei suoi insegnamenti?
"In questo Anno della fede, in particolare, possiamo apprendere la lezione della sua fermissima fede in Gesù: non c’è potenza negativa nel mondo che sia più forte del Cristo risorto. E poi la lezione della funzione di Maria nel trionfo del regno di Gesù nel mondo. Infine, la grande apertura al futuro e la certezza cristiana della speranza come attesa certa della venuta della nuova grazia di Dio".
Dalla partecipazione alla redazione del Codice di Camaldoli all’attività di sindaco di Firenze, La Pira si dedicò alla politica, che definiva "impegno di umanità e di santità, che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità". Quale valore, assume oggi il suo esempio?
"Non ci sarà ripresa di vera ispirazione cristiana nell’impegno politico e sociale se non sulla base di una grande esperienza di fede. Pur nella varietà delle sensibilità, mai potremo essere ottimisti senza renderci conto della potenza del male, e non potremo mai essere pessimisti negando la forza di Cristo risorto che opera nel mondo".
In quali tratti si manifesta l’attualità della sua testimonianza?
"Nel radicamento nella fede cristiana, nella vita interiore di grazia, nell’essere in comunione in Dio attraverso Gesù e lo Spirito, nell’aspetto mariano del cristianesimo. Nelle ripercussioni nella storia, che sono dentro la lezione del Concilio, di cui La Pira invita a vedere continuità e novità, con una capacità di speranza visibile attraverso l’impegno concreto per i poveri. E, infine, nella determinazione ferma a sradicare le ingiustizie e la guerra dal mondo".