FESTA DEI POPOLI
Card. Angelo Scola: dopo la messa dell’Epifania pranzo con 12 giovani di diversi Paesi
Dopo la messa dell’Epifania nella quale ha ricordato Paolo VI, il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha pranzato oggi con 12 giovani provenienti da diversi Paesi in occasione della Festa dei Popoli. "Benedetto XVI, dichiarando venerabile Giovanni Battista Montini, ha sancito che egli ha vissuto pienamente il Vangelo sine glossa e ci può essere maestro lungo l’affascinante cammino della sequela di Cristo". È una frase del testo che il cardinale ha letto all’inizio della messa, per celebrare la venerabilità di Paolo VI. "Per noi ambrosiani ha sottolineato il porporato – è un momento particolarmente solenne. Paolo VI fu nostro amato arcivescovo dal 4 novembre 1954 fino al 21 giugno 1963, quando fu eletto Papa. Giovanni Battista Montini fece il suo ingresso in diocesi proprio nella solennità dell’Epifania, il 6 gennaio 1955. È ben giusto, dunque, levare oggi la nostra lode al Signore e il nostro ringraziamento al Santo Padre per averci donato questo nuovo Venerabile, che speriamo di vedere presto nostro beato arcivescovo, sulla scia dei beati arcivescovi che lo hanno preceduto, il beato cardinale Andrea Carlo Ferrari e il beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster".
Anelito all’unità. "All’universalità, in forza della comune appartenenza alla natura umana, anelano tutti gli uomini e tutti i popoli. Essa si realizza attraverso l’unità dei popoli e delle nazioni nella famiglia umana", ha detto il card. Scola, durante l’omelia della messa per l’Epifania. Eppure, "pur tendendo al bene prezioso dell’universalità talora con tutte le nostre forze, noi non sappiamo costruirla". "Troppo spesso, anzi ha sottolineato -, sembriamo cospirare per distruggerla. Penso al riaffiorare allarmante dei conflitti sociali, alla recrudescenza del terrorismo, alle stragi di cristiani e alle persecuzioni contro uomini delle religioni e uomini di buona volontà, alle lotte intestine tra i popoli. Invece di affermare la forza del diritto, si vanta il diritto alla forza. E lo facciamo spesso a cominciare dai quotidiani rapporti interpersonali". Per il cardinale, "l’attuazione dell’universalità a cui tutti i popoli aspirano domanda ad un tempo che Gesù Cristo sia il cuore dell’uomo ed il cuore del mondo". Per questo "siamo viaggiatori della storia, consapevoli pellegrini, non vagabondi distratti".
Festa dei popoli. Conclusa la celebrazione della messa dell’Epifania in duomo, alle ore 13, l’arcivescovo di Milano ha pranzato nel suo appartamento in arcivescovado con 12 giovani provenienti da diverse Nazioni e Continenti: Perù, Filippine, Cina, Togo, Romania e Ucraina. È la prima volta che in occasione dell’Epifania e della Festa dei popoli il porporato ha compiuto questo gesto. "Vi ho voluti qui per due motivi: anzitutto per dire, con il gesto del pranzare con voi che venite da tutto il mondo, l’universalità della fede in Gesù Cristo che nell’Epifania si manifesta", ha spiegato il card. Scola introducendo il dialogo con i ragazzi all’inizio del pranzo. "Inoltre ha aggiunto – avevo il desiderio di conoscere da vicino il volto della nuova Milano, costituito da tantissimi ragazzi come voi, venuti qui da lontano, da tanti popoli". I giovani, in età compresa tra i 16 ai 25 anni, sia studenti sia lavoratori, nati a Milano o nei loro paesi d’origine, hanno raccontato al cardinale di sé, delle proprie famiglie, della propria origine. È proseguito poi un dialogo spontaneo sulle opportunità e le fatiche del vivere a Milano come "nuovi italiani". "Dire che siete voi il futuro della nostra Milano sarebbe una constatazione scontata e non del tutto veritiera. Voi sarete il futuro della nostra città se già da ora vi impegnate per animarne il presente", ha affermato il porporato, L’incontro con i giovani e gli adulti milanesi di origine straniera è continuata nel pomeriggio con la messa in duomo nella Festa dei popoli presieduta dal card. Scola e animata dalle varie etnie.