FISCO

La lezione Usa

Cosa dice lo scampato pericolo del ”fiscal cliff” all’Europa e all’Italia?

Quando si evita un gravissimo incidente, subentra una specie di euforia per lo scampato pericolo: quello che sta attraversando le Borse di tutto il mondo dopo che il Congresso americano ha evitato il cosiddetto "fiscal cliff", cioè una serie automatica di misure che avrebbero portato da inizio anno ad un discreto inasprimento fiscale (discreto per i parametri italiani, fortissimo per quelli statunitensi) esteso ad un po’ tutte le classi sociali, con un contemporaneo taglio della spesa pubblica. In soldoni: meno soldi per tutti gli americani, meno consumi, recessione invece che ripresa.
La recessione è cosa da Paesucoli della vecchia Europa, non per la più dinamica e grossa economia mondiale. Gli Usa con il Pil negativo portavano il mondo in recessione. Capirai che brindisi per i soldi di mezzo mondo (compresi i nostri), spaventati da ulteriori mesi o anni di vacche magre, alla notizia che la politica americana aveva trovato un compromessino tra la necessità di tassare i più ricchi, con la voglia di non smontare lo Stato sociale a stelle e strisce. Non ci voleva molto, ma era frutto del classico braccio di ferro tra parti politiche, dove nessuno cede per non dire che ha perso.
Salvata la faccia – i politici sono eccezionali a vincere tutti la stessa gara –, ora c’è da salvare ben altro. Lo registriamo con l’asettico spirito di chi può solo subire decisioni altrui senza avere la minima voce in capitolo: noi europei, soprattutto noi italiani balliamo da tempo sull’orlo di un precipizio dentro il quale sono già cadute Grecia e Spagna.
Quindi registriamo che, al di là dell’oceano, i cittadini pagheranno un po’ di più, avendo in cambio un po’ di meno. Una normale finanziaria di metà novembre, sotto le Alpi; una quasi tragedia a New York e dintorni, dove si soffia in tutti i modi nelle vele della ripresa economica, l’unica che ha il congiunto potere di creare posti di lavoro, quindi reddito e gettito fiscale per ridurre lo spaventoso debito pubblico americano. È questo il vero busillis da risolvere per Obama e compagni: riavviare potentemente l’economia, affrontando poi una serie di tagli alla spesa pubblica. La battaglia più grande sarà quella ideologica: i tagli non toccheranno – appunto per questioni ideologiche – la spesa previdenziale e sanitaria che Obama ha recentemente incrementato. Solo che questa va a favore di ultra65enni bianchi e conservatori; mentre giocoforza si taglierà su quegli incentivi all’economia e sul welfare di base che sono importanti proprio per il tipico elettorato di Obama: i giovani, gli immigrati.
Tornando ai soldi – ai nostri, a quelli del mondo intero –, questi sono fortemente alla ricerca di buone notizie, della rinascita di quella fiducia che è la base prima per la ripresa economica. I soldi ci sono ancora, non sono spariti in questi anni di crisi: ma attendono che svaniscano le paure, che sorgano buoni motivi per farli uscire dal letargo in cui sono finiti. Se si invertirà la rotta di questi mesi, assisteremo a miracolose fioriture, a cominciare dalla Borsa italiana, dove ci sono titoli che quotano meno del valore delle sedie in cui sono seduti i dipendenti di quelle aziende. Ma prima delle elezioni, difficile immaginare scenari in forte movimento.
Due considerazioni a margine: se avete comprato (come da noi suggerito) titoli di Stato italiani un annetto fa, quando sembravano spazzatura e c’era molto bisogno dei nostri acquisti, vi sarete accorti di aver fatto un ottimo affare: le rivalutazioni dei valori hanno spesso superato quota 15%. Abbiamo aiutato contemporaneamente l’Italia e il nostro portafogli.
La seconda: negli Usa da oggi in poi ci saranno aliquote fiscali che comunque sono poco più della metà delle nostre. Noi paghiamo 100? Loro 60: ma tutti, senza che qualcuno si sogni di fare il nullatenente con Ferrari e yacht. Tutti pagano di meno, tutti guadagnano di più. Ecco la vera differenza tra un popolo e una nazione di individui. E si dia a Mario quel che è di Monti, quando disse che la più importante riforma, gli italiani la devono fare dentro le loro teste.