TERRA SANTA

”Non siete soli!”

Dal 5 al 10 gennaio una delegazione di vescovi Ue, Usa e Canada

Gerusalemme (Foto Sir)

Vescovi di tutta Europa e del Nord America si recheranno dal 5 al 10 gennaio in Terra Santa dove faranno visita in Giordania sabato e domenica prossime ai rifugiati provenienti dal conflitto siriano. È il 13° incontro promosso dal Coordinamento delle Conferenze episcopali a favore della Chiesa della Terra Santa e dell’Assemblea dei vescovi cattolici della Terra Santa. La delegazione – organizzata dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles – si incontrerà a Betlemme, farà tappa in Giordania e concluderà il suo viaggio a Gerusalemme. I delegati saranno aggiornati sulla situazione attuale della Terra Santa da Sua Beatitudine il Patriarca Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme e dal nunzio apostolico mons. Giuseppe Lazzarotto. Prenderanno la parola anche rappresentanti di diverse organizzazioni cristiane. I momenti di preghiera e la celebrazione delle messe saranno inoltre occasione per incontrarsi con le comunità locali e i cattolici di differenti riti nonché con gli studenti dell’Università di Betlemme, rappresentanti della società civile e autorità locali. Sul significato di questo incontro, Maria Chiara Biagioni per Sir Europa ha parlato con padre Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee.

Andare in Terra Santa, perché?
E’ una iniziativa europea che abbraccia però altri paesi del mondo come Stati Uniti e Canada. E’ promossa dalla Conferenza episcopale inglese ma interessa e coinvolge i vescovi di tutta l’Europa. Due sono gli intenti principali: il primo è quello di testimoniare ai cristiani e ai vescovi dei diversi riti e delle diverse confessioni cristiane la vicinanza dei cristiani di tutto il mondo e in particolare dei cristiani d’Europa, sapendo le difficoltà e le sofferenze che vivono a causa della mancanza di pace. Gli vogliamo dire che non sono soli. L’altro scopo è quello di mostrare l’interesse dell’Europa e della Chiesa universale affinché sia cercata una soluzione di pace in particolare per la Terra Santa ma in generale per tutto il Medio Oriente. Possiamo dire che con questo pellegrinaggio si vuole mantenere viva una sensibilità di tutti i cristiani dei paesi europei verso la Chiesa che vive in Terra Santa".

L’incontro quest’anno si svolge nell’Anno della Fede. Quale significato dà questa particolare ricorrenza al pellegrinaggio dei vescovi in Terra Santa?
"L’incontro quest’anno ha per tema ‘Le persone sofferenti e vulnerabili in Terra Santa’. Credo che l’Anno della Fede da un lato ci fa andare all’incontro in Terra Santa nei luoghi che hanno visto nascere la nostra fede. Lì si è incarnato, è morto ed è risorto il Signore. Ma questi luoghi sono anche custoditi oggi da persone e sono persone spesso sofferenti, vulnerabili. E oggi ci sono anche altri cristiani che arrivano a Gerusalemme, in Israele, alcuni migranti per motivi economici in cerca di un lavoro, ma altri purtroppo rifugiati provenienti dalle diverse zone di guerra, dalla Siria all’Iraq. La delegazione andrà anche a visitare in Giordania un gruppo di rifugiati siriani e iracheni per mostrare appunto che i vescovi di tutto il mondo sono sensibili alle persone che stanno soffrendo. Non è compito del Coordinamento fare pressioni o proposte di tipo politico ma dire che siamo attenti, che i cristiani d’Europa vogliono una soluzione pacifica e che tutti i conflitti in atto siano presto risolti".

Alla fine le guerre colpiscono soprattutto i civili. Le persone vulnerabili sono soprattutto uomini, donne, bambini, anziani.
"Sono persone che la Chiesa conosce molto bene perché sono le persone che abitano le nostre parrocchie. Ecco perché questi incontri mirano soprattutto a incontrare le comunità delle Chiese locali, a visitare cioè le pietre vive di una Chiesa. Queste pietre vive che sono i cristiani, vivono in mezzo alla popolazione e conoscono sofferenze e vulnerabilità. La Chiesa le accompagna, cristiani e non cristiani, perché è mossa dalla carità. Tutti hanno il diritto di essere amati".

Spesso in Occidente c’è il rischio che ci si sia assuefatti alle notizie dei conflitti in atto del Medio Oriente. Questo viaggio dei vescovi in Terra Santa vuole essere anche una scossa all’indifferenza?
"Purtroppo è vero che nel nostro mondo mediatico se da un lato siamo a conoscenza quasi in tempo reale delle sofferenze della gente, dall’altro c’è il rischio che ci si abitui a queste situazioni, generando quasi una sorta di indifferenza alla sofferenza dell’altro. Credo per esempio che la voce del Papa che non smette di richiamare l’attenzione sui conflitti nel mondo e sulle sofferenze dell’umanità, è una voce che rompe tanti silenzi e tocca il cuore dei cristiani per impedire che non si distraggano e non si dimentichino di quelli che stanno soffrendo. Questo incontro in Terra Santa che si svolge una volta l’anno vuole non soltanto testimoniare la vicinanza dei cristiani ai cristiani Terra Santa ma impedire che i cristiani fuori della Terra Santa si dimentichino delle sofferenze di quel popolo che vive lì".