DOPO GLI SCONTRI DI APRILE
La provincia settentrionale cinese del Xinjiang è teatro di un progressivo processo di cancellazione della popolazione di origine turca e di religione islamica
Il Governo della Provincia settentrionale cinese del Xinjiang, nel mese di agosto ha condannato a morte due membri dell’etnia uigura, colpevoli di "terrorismo" e di "omicidio volontario" – a seguito dei fatti accaduti durante gli scontri dello scorso mese di aprile davanti alla prefettura di Kashgar, nel corso dei quali morirono 21 persone – e anche di aver fondato un gruppo "che ha portato avanti per anni attività religiose illegali con lo scopo di promuovere l’estremismo". In base a quanto asserisce l’autorità di polizia, gli scontri del mese di aprile si svilupparono dopo la perquisizione dell’abitazione di uno dei condannati, che "nascondeva esplosivi utili per fare 10 bombe". I presunti terroristi avrebbero rapito gli agenti con l’inganno, dando poi fuoco alla casa per farli morire all’interno. La popolazione, invece, afferma che le violenze nacquero dopo l’imposizione da parte dei funzionari di pubblica sicurezza di "tagliare la barba agli uomini e levare il velo alle donne" della cittadina di Selibuya. Le origini dell’etnia uigura. L’etnia uigura vive nella Provincia del Xinjiang. È di origine turca e di religione islamica, stanziata fino al 9° sec. d.C. nell’odierna Mongolia. Verso l’860, occupò la parte orientale dell’attuale Turkestan cinese, fondandovi un regno, con capitale la città di Beshbaliq, che rimase in piedi fino all’invasione mongola del 13° secolo. Nel 1885, il paese degli Uiguri divenne Provincia cinese con il nome di Xinjiang, mantenendo comunque una certa autonomia da Pechino ed entrando nell’orbita d’influenza russa, dopo l’annessione del Turkestan occidentale all’Impero zarista. Tendenze separatiste si affermarono fin dai primi decenni del Novecento e nel 1933 e nel 1944 gli Uiguri tentarono di dar vita a uno Stato indipendente; la seconda Repubblica del Turkestan orientale finì nel 1949, quando con l’avvento del regime comunista in Cina la regione fu annessa alla neonata Repubblica popolare; nel 1955 fu costituita in regione autonoma, lo Xinjiang Uygur.
Lo speciale regime di controllo da parte dell’autorità cinese. Dal 2009, dopo gli scontri nella capitale del Xinjiang, Urumqi, tra 2-3mila uiguri – che intendevano manifestare contro l’emarginazione che subivano da parte della popolazione Han (cinese), che nello Xinjiang e in tutta la Cina ha in mano l’economia e l’amministrazione locale – e circa mille poliziotti, a causa dei quali persero la vita 200 persone, il regime cinese ha scatenato uno speciale regime di repressione. Un’azione che ha comportato ogni anno, un gran numero di arresti, centinaia di pene detentive e di condanne a morte. Oltre ad un feroce controllo sulla vita religiosa degli uiguri: controlli sui discorsi degli imam, divieto ai giovani a partecipare alla preghiera in moschea prima dei 18 anni, continue demolizioni di moschee e scuole islamiche. Secondo le organizzazioni internazionali, la persecuzione religiosa nello Xinjiang ha ragioni economiche ed è finalizzata a stroncare l’identità della popolazione uiguri per depredarla delle ricchezze della zona, ricca di petrolio e gas naturale. Per questo, il Governo di Pechino – che attribuisce la responsabilità delle manifestazioni di protesta agli uiguri esiliati all’estero – da tempo favorisce la migrazione nella regione di milioni di cinesi Han, che ormai sono almeno il 50% dei circa 20 milioni di residenti: hanno preso il controllo dei commerci e dei posti di potere, mentre gli uiguri (42%) sono soprattutto contadini.