CINA, NERVI SCOPERTI

Il processo a Bo Xilai” “”colpisci uno” “per salvare il sistema”

Il corrispondente Rai in Cina, Paolo Longo, ci aiuta a comprendere quanto sta accadendo nel Paese che sta preparando riforme in grado di spostare il baricentro dell’economia dalle esportazioni ai consumi interni. L’imputato avrebbe potuto dare fastidio e si è auto escluso, commettendo gravi reati. La previsione: prima un carcere a cinque stelle e poi la libertà

Bo Xilai: per molti analisti il leader più carismatico che si sia affacciato sulla scena cinese dai tempi di Mao, ma la cui lotta alla mafia sembra essere stata soprattutto uno strumento politico per sbarazzarsi di chi si opponeva alla sua ascesa. Dopo cinque giorni di udienze a Jinan, il 26 agosto si è concluso il processo a suo carico per corruzione, malversazione e abuso di potere. In attesa della sentenza (che verrà emessa nei prossimi giorni), da alcune parti si sente parlare di una vera spy–story, mentre il nuovo tassello all’intrigo – la rivelazione della relazione illecita tra i due testimoni chiave del processo, il suo ex braccio destro Wang Lijun e sua moglie Gu Kailai – sarebbe per molti commentatori un ulteriore stratagemma per evitare che il processo vada a "toccare i nervi scoperti" del partito comunista cinese, in preda alla sua crisi politica più grave dai tempi di Tian’anmen. C’è anche chi ipotizza che i leader stiano utilizzando il processo per distrarre l’opinione pubblica dalla preparazione del terzo plenum del comitato centrale del partito, in programma a ottobre, in cui la leadership dovrebbe stabilire le nuove linee guida per il futuro dell’economia cinese. Il Sir ne ha parlato con Paolo Longo, corrispondere Rai in Cina.

Qual è il significato "politico" del processo all’ex astro nascente della politica cinese? "Probabilmente non sapremo mai veramente cosa ha portato al crollo dell’impero di Bo Xilai. L’intreccio di sesso, denaro, tradimento e potere emerso durante il processo non ha dato risposte definitive alla domanda di verità. La Cina ha messo sotto processo uno dei suoi uomini più potenti per dimostrare che i nuovi dirigenti sono seri nella lotta alla corruzione, a qualunque livello, cercando però sempre di evitare che sotto processo finisse l’intero sistema del partito unico al potere. Bo Xilai, inoltre, era diventato il leader dell’ala neomaoista del partito comunista cinese che prometteva di dare molto fastidio nel passaggio di potere avvenuto tra l’autunno 2012 e la primavera 2013, quindi un pericolo per chi controlla il partito e quindi il Paese. Lui stesso si è eliminato con un pasticcio che non è riuscito a nascondere. In questo modo si è liberato il campo per le riforme economiche più radicali che il presidente Xi Jinping e il primo ministro Li Keiqiang stanno per varare e che non possono essere rimandate". Ma chi è realmente Bo Xilai? "Una figura carismatica, elegante, un buon parlatore, sempre meno rigido e ingessato di chi gli sta intorno, sempre pronto alla battuta e al sorriso. Questo ne faceva un personaggio diverso anche fisicamente. Poi c’erano le sue politiche, populiste e controverse, che nella città di Chongqing (una megalopoli da 30 milioni di abitanti) della quale lui era il capo supremo, hanno prodotto iniziative a favore dei meno abbienti, accompagnate da una furiosa lotta contro le mafie locali trasformatasi però in una battaglia contro gli avversari politici e i dissidenti. Popolare dunque, ma anche molto discusso, anche perché ha lasciato una voragine nei conti della città". Che lettura dà delle modalità di gestione e di svolgimento del processo?"Un processo certamente trasparente ma anche surreale. Per cinque giorni abbiamo visto imputato, testimoni, avvocati, magistrati parlare ma non abbiamo mai sentito cosa dicessero. Per questo ci siamo dovuti fidare della trascrizione, certamente censurata, fornita dal tribunale. In sostanza: la forma della trasparenza e il solito contenuto molto controllato, per dimostrare che la giustizia funziona anche nei confronti di un personaggio così potente, ma nello stesso tempo per non correre il rischio che sotto processo finisse l’intero sistema del partito unico". Questo tipo di gestione potrebbe aumentare le aspettative dell’opinione pubblica rispetto a future aperture verso uno Stato di diritto?"No. Oggi la Cina sta andando esattamente nella direzione opposta. Mentre si preparano le necessarie riforme economiche per trasformare l’economia cinese da economia di esportazione ad economia di consumi interni, si stringono le maglie dei controlli e della repressione. Negli ultimi mesi si sono susseguiti gli arresti di dissidenti, giornalisti troppo attenti, bloggers pronti a cogliere e diffondere le notizie che gli altri non pubblicano su corruzione, progetti pericolosi per l’ambiente e abusi. Il controllo sull’Internet cinese, che con i suoi oltre cinquecento milioni di collegamenti ai social network sta diventando una forza straordinaria, si fa sempre più forte. Ora non basta più censurare i siti scomodi o bloccare le parole pericolose per il regime. La nuova strategia consiste nel cercare di governare i messaggi che emergono dalla rete. Recentemente, in una riunione è stato chiesto ad alcuni dei blogger più famosi (con decine di milioni di seguaci ciascuno) di pubblicare solo notizie positive che non mettano in discussione il partito e lo Stato. Un peggioramento della situazione che coincide con le riforme economiche, cioè esattamente il contrario di quello che molti speravano, ossia che la crescita economica avrebbe portato più democrazia. Oggi c’è più consapevolezza dei problemi da parte della nuova classe media, ma anche più controllo". In attesa della sentenza, che previsioni fa?"La sentenza di un processo a così alto contenuto politico è già scritta prima ancora che il processo inizi. Una sentenza troppo mite rimetterebbe in gioco Bo Xilai e i suoi seguaci, un rischio troppo forte. La pena di morte è difficile ma non impossibile, e sarebbe comunque sospesa, cioè trasformata in ergastolo. Quindici o vent’anni sono il verdetto più probabile. In ogni caso un personaggio come Bo Xilai non finisce i suoi giorni in galera. Come tutti i leader politici condannati uscirà tra qualche anno dopo aver passato il suo tempo in una delle carceri speciali (cioè a cinque stelle ) riservate ai vertici puniti per ragioni diverse".