LUCI E VOLTI" "" "DALL'AFRICA" "

La salvezza” “” “ha” “la pelle nera

Terrorizzato, pensa che finirà come i martiri e i condannati nelle arene romane, i damnati ad beluas, fatti sbranare dalle belve per dar spettacolo, con la sola differenza che in quel caso le belve i romani se le procuravano qui, dove sunt leones, per trasportarli in gabbia sino a Roma, mentre nel caso suo è successo il contrario essendo venuto lui a ficcarsi in gabbia col leone. Finirà così – dice a se stesso fra i tremiti che incontrollabilmente gli scuotono il corpo: ancora qualche attimo e il felino scivolerà giù dalla cassapanca, con un balzo gli sarà addosso e lo sbranerà.
Invece non succede niente. Anzi il leone si è ancora più ritratto nella penombra per cui è meno visibile. E dalla penombra vengono suoni raggelanti come di uno sbadiglio che si chiude con una nota bassa, rauca, una via di mezzo tra il russare e il preannunciare alla vittima: sto arrivando. Dev’essere un leone sadico. Un leone che vuol giocare al gatto col topo – sempre di felini si tratta – con la sua preda non sbranandola subito. Pure questa sfortuna gli è capitata – dice mio padre a se stesso – d’incontrare il leone più sadico e cattivo di tutta l’Africa. Continua a piangere e ormai non si preoccupa più dei rumorosi singhiozzi che gli scuotono il petto, tanto una volta si deve morire, e allora, se deve essere, meglio che sia subito.
E a questo punto la salvezza ha il rumore di uno scalpiccio di piedi nudi che salgono le scale. Vorrebbe gridare aiuto ma non ci riesce; qualcuno sta percorrendo ora il ballatoio verso la sua camera; resta paralizzato dalla paura, non osa neanche respirare. Sulla porta della camera è comparso il giovane gardener, il giardiniere di colore che presta servizio in casa. Nero come l’ebano, nero come la Nubia. Ma la nera salvezza è inconsapevole del pericolo perché gli rivolge tranquillamente la parola in inglese – perplesso perché vede trasformato in una maschera di lacrime il volto di quel singhiozzante e tremante ragazzo inchiodato sul letto – chiedendo se si sente bene. Mio padre non ha voce, non riesce a sollevare una mano, ma fa un cenno col capo per indicare, alle spalle del ragazzo, il leone sopra la cassapanca.