LE PERIFERIE DEL MONDO/9
Quando chiudono per ferie 112 associazioni, entra in azione “Été Secours Alimentaire” che assicura il cibo a 10mila persone. Un 5% in più rispetto al 2012. Segno che la crisi si aggrava e si abbatte sui più deboli. 600mila i pacchi distribuiti nei diversi centri (4mila al giorno). “Si nutre il corpo ma anche i cuori. È il nostro slogan”, racconta Denis Brot, direttore generale dell’Associazione
La fame? Ad agosto non va in vacanza. E i poveri continuano a popolare le grandi metropoli francesi come Parigi, Lione, Marsiglia. Dove vivono i poveri? Soprattutto sotto i ponti, per le strade, nelle periferie. Bisogna avere occhi attenti per vederli ma ci sono. Hanno volti diversi: sono pensionati che faticano a sostenere il costo di affitti sempre più pesanti arrivando a fine mese senza aver nulla da mangiare. Sono giovani immigrati che lasciandosi alle spalle storie drammatiche di povertà, arrivano in città alla ricerca di un lavoro che non trovano. Sono famiglie provenienti soprattutto da Paesi in guerra che tentano la fortuna, per dare ai propri figli la speranza di un avvenire possibile. Ma ad agosto, almeno a Parigi, chiudono "per ferie" anche le 112 associazioni che durante tutto l’anno lavorano a fianco dei più poveri lasciando così allo scoperto migliaia di persone che non sanno come e dove poter mangiare. Ecco perché dal 1994 per iniziativa di Pierre Lanne, opera "Été Secours Alimentaire": l’associazione è presente in 5 grandi sale parrocchiali di Parigi e in tre punti diversi della banlieu: Colombes, Pantin e Creteil. Perché anche qui povertà si coniuga con periferia, immigrazione. E solitudine.
Gli effetti della crisi. Quest’anno sono più di 10mila le persone a cui l’associazione ogni giorno offre il pacco di alimenti. Un 5% in più rispetto al 2012. Un indice che cresce di anno in anno sulla tabella della solidarietà. Segno che la crisi si aggrava e si abbatte sui più deboli. Secondo le previsioni dell’associazione, questa estate saranno almeno 600mila i pacchi distribuiti nei diversi centri (4mila al giorno). Uno sforzo che "Été Secours Alimentaire" non porta avanti da sola ma è sostenuta dal Comune di Parigi, la Fondazione Notre-Dame e il Banco alimentare. Un’azione resa possibile grazie anche alla generosità di un esercito di persone: i 300 volontari impegnati sul posto, le parrocchie che mettono a disposizione i locali, i donatori privati che durante tutto l’anno sostengono l’iniziativa.
Pensionati, immigrati, famiglie con bambini. La persona presenta una "carta di accesso" e le viene dato un pacco in cui ci sono pasti caldi in scatola, latte, pane, frutta, un dessert. Una o due volte a mese anche olio e caffè. "Si nutre il corpo ma anche i cuori. È il nostro slogan", racconta Denis Brot che ha preso il posto di Pierre Lanne alla guida della associazione. Una vita impegnatissima: l’estate per organizzare la distribuzione e durante tutto l’anno per raccogliere fondi e cercare investimenti. "Il 10% delle persone che ci chiedono un aiuto – dice – sono persone sole, per lo più uomini e donne senza fissa dimora e giovani immigrati, molti dei quali sono senza permesso di soggiorno. E poi ci sono i pensionati che abitano a Parigi dove il costo degli affitti cresce più velocemente dell’aumento delle pensioni, gettando queste persone anziane nella disperazione. La povertà di chi non riesce a comprare cibo, è una povertà estrema". Ma il 90% delle persone che si rivolgono a "Été Secours Alimentaire" sono famiglie giovani con bambini, per lo più provenienti da Algeria, Tunisia, Marocco e Africa Nera. Molti scappano da paesi finiti in guerra come la Siria. "Vengono qui in Francia per cercare lavoro – racconta Brot – ma una volta entrati nel Paese, non trovano nulla e sprofondano in situazioni di precarietà ed emarginazione estremamente difficili". Quando arrivano nei centri di distribuzione, sono accompagnati dai loro figli: bambini e ragazzi di tutte le età, dai neonati ai ragazzi di 18 anni. Durante l’anno, hanno la possibilità di frequentare la scuola e così diventano intermediatori dei loro genitori, conoscendo spesso meglio di loro la lingua francese.
La povertà e la solitudine. Più che la fame e la povertà, è la solitudine il male più grande vissuto in queste periferie dell’esistenza umana. "I poveri, bisogna saperli vedere. Spesso dormono in strada, restano sotto i ponti, vivono nelle periferie, si rivolgono ai sevizi sociali. Ci sono persone – continua Brot – che si sentono veramente sole, abbandonate e quando si trovano nei nostri centri, quello di cui hanno più bisogno è soprattutto di poter parlare e confidarsi con qualcuno. Noi allora con il cibo, cerchiamo di offrire una accoglienza più calorosa possibile che si fa ascolto, parola ma soprattutto condivisione". (Per chi è interessato all’iniziativa e la vuole sostenere, può andare al link www.aout-secours-alimentaire.org).