SETTIMANA SOCIALE/TORINO
“Ad oggi abbiamo già 950 iscritti in rappresentanza di diocesi, associazioni e movimenti”, spiega suor Alessandra Smerilli, segretaria del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani (www.settimanesociali.it)
Si scaldano i motori, e anche in estate procede senza sosta il cammino verso la 47ª Settimana Sociale dei cattolici italiani. L’appuntamento sarà a Torino dal 12 al 15 settembre su "La famiglia, speranza e futuro per la società italiana". "Ad oggi abbiamo già 950 iscritti in rappresentanza di diocesi, associazioni e movimenti", spiega al Sir suor Alessandra Smerilli, segretaria del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani (www.settimanesociali.it). L’obiettivo, non lontano dall’essere raggiunto, è di avere 1.250 partecipanti – come fu nella precedente edizione di Reggio Calabria – ai quali vanno aggiunti 250 volontari e oltre 200 giornalisti e operatori radio-televisivi.
No alle passerelle, sì alla partecipazione attiva. Nonostante il fermento suscitato attorno ai temi delle Settimane Sociali, specialmente nelle ultime edizioni, "da sempre – puntualizza la religiosa – la partecipazione è riservata alle delegazioni diocesane e associative. A ogni diocesi con meno di 300mila abitanti è riservato un posto per il vescovo e tre per i delegati. Per le diocesi con più di 300mila abitanti i delegati diventano 4 o più. Lo stesso discorso vale per associazioni e movimenti, che possono mandare il presidente e alcuni delegati in ragione del numero degli associati. A costoro si aggiungono poi le delegazioni europee, le autorità e gli esperti invitati direttamente dal Comitato". Inoltre, aggiunge suor Smerilli, "è prevista anche una presenza di parlamentari, rappresentanti del governo e delle amministrazioni locali". Costoro sono stati invitati "a patto che partecipino assieme a tutti gli altri delegati al discernimento e, in particolare, ai gruppi di studio". No, quindi, alle "passerelle"; l’intento del Comitato è piuttosto quello di "farli partecipare attivamente per rendersi conto delle problematiche che verranno manifestate".
Alla ricerca di "proposte concrete". Il programma della prossima Settimana Sociale prevede la sessione inaugurale nel pomeriggio del 12 settembre presso il Teatro Regio, con la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Il giorno seguente, la mattina, all’assemblea plenaria verranno proposte alcune relazioni di esperti, dopodiché si apriranno le assemblee tematiche (che dureranno fino al sabato mattina), nelle quali saranno protagonisti i singoli partecipanti. La mattina di domenica 15 settembre, sempre al Regio, sintesi dei lavori condotti nelle assemblee tematiche e conclusioni. "Questi gruppi di studio – spiega la segretaria del Comitato – seguiranno declinazioni del tema famiglia emerse da un confronto condotto in fase di preparazione della Settimana e riportate nella terza parte del Documento preparatorio. Il valore aggiunto di questo ‘pensare insieme’ sarà innanzitutto per chi partecipa. Ci attendiamo che possano emergere proposte concrete per il bene della famiglia – che è la via per il bene comune dell’intera società – rivolte a tutti i cattolici e, più in generale, a tutte le persone di buona volontà".
Grande attesa nella patria dei "santi sociali". A Torino "c’è una grande attesa per l’evento", sintetizza la religiosa, che loda la buona collaborazione instauratasi con la diocesi e con le autorità locali. La località scelta, peraltro, è significativa in quanto patria di numerosi Santi che, tra Ottocento e Novecento, "hanno esercitato in modo mirabile la carità sociale". A tal riguardo, il venerdì sera i delegati si sposteranno per la cena a Valdocco, luogo caro a san Giovanni Bosco, e qui un ruolo di primo piano lo avranno i giovani apprendisti che frequentano i centri di formazione professionale del Piemonte. Mentre, a livello di visibilità mediatica, il sabato pomeriggio è prevista un’ora di diretta Rai, che "permetterà di portare il cuore della Settimana Sociale torinese in tutte le case". Nella speranza che, dopo le parole e le riflessioni, sia il tempo dei "fatti" per dare finalmente alla famiglia – a qualunque livello – quella centralità che le spetta.
a cura di Francesco Rossi