IL FUTURO DELLE COMUNITÀ LOCALI

Chiesa decentrata” “come la Luna” “rispetto al Sole

Nel severo monito di Papa Francesco contro l’autoreferenzialità del discepolo missionario, la chiave di lettura per il cammino delle Chiese locali che devono resistere a una serie di tentazioni, come ha evidenziato nel suo discorso ai vescovi del Celam

"Il discepolo missionario non può possedere se stesso; non ammette autoreferenzialità: o si riferisce a Gesù Cristo o si riferisce al popolo a cui si deve annunciare". Queste parole sono al centro della riflessione che domenica 28 luglio Papa Francesco ha fatto ai rappresentanti delle Conferenze episcopali dell’America latina e dei Caraibi e per questo le sue parole assumono una risonanza quasi universale. Egli ha considerato il volto missionario della Chiesa, che si riflette sul discepolo inviato nel mondo; c’è infatti una circolarità feconda tra l’una e l’altro. La qualità missionaria del discepolo dipende da quella della Chiesa, cui appartiene.
Im questo senso il Santo Padre ha messo direttamente in guardia nei confronti di quel fenomeno chiamato e descritto come autoreferenzialità nel discepolo e, prima ancora, nella Chiesa. "Mi piace dire che la posizione del discepolo missionario non è una posizione di centro, bensì di periferie: vive in tensione verso le periferie… incluse quelle dell’eternità nell’incontro con Gesù Cristo". Francesco ha notato che nell’annuncio evangelico parlare di "periferie esistenziali" abitualmente fa paura, perché comporta l’uscita da se stessi, dalle strutture in cui si vive; eppure il discepolo missionario è un "decentrato": il centro è Gesù cristo, che convoca e invia; il discepolo è inviato alle periferie del mondo e a quelle dell’esistenza. 
La Chiesa per sua natura è decentrata, è la luna nei confronti del sole; quando, invece, si erige in "centro" si funzionalizza: si trasforma in una Ong, perde l’anelito missionario, smette di essere sposa, diviene amministratrice, controllore della fede. La Chiesa può essere tentata a questo. Come accorgersene? Il Papa ha invitato alla lucidità al fine di scorgere quelle tendenze che potrebbero arrestare la dinamica missionaria. Ha messo in guardia nei confronti della ideologizzazione del messaggio evangelico, che si verifica quando la parola del Vangelo è misurata e interpretata da quello che pensa la sociologia – così in economia le categorie marxiste prendono il posto di quelle evangeliche – o quando la psicologia riduce l’incontro personale con Gesù Cristo ad un fenomeno intimistico e chiuso in se stesso. Ritornano antiche eresie nel modo di affrontare il Vangelo: c’è la tendenza gnostica, che nasce quando le persone credenti si chiudono in gruppi, illudendosi di cercare una spiritualità superiore rispetto a quella dei cristiani comuni; c’è la tendenza pelagiana, che appare sotto forma di restaurazione disciplinare, attraverso condotte e forme superate; alcuni confidano esageratamente che la sicurezza dottrinale e disciplinare protegga dai cambiamenti in atto.
Altre tentazioni sono: il funzionalismo, che guarda più alla tabella di marcia del cammino, che non al significato del cammino. Qui non c’è posto per il mistero trascendente, che anima la Chiesa, ma si è solo preoccupati dell’efficacia. Ciò che conta sono le statistiche, i mezzi e le strutture. C’è, ancora, il clericalismo, definito da Francesco come una "complicità peccatrice": il parroco clericalizza e il laico gli chiede per favore che lo clericalizzi, perché in fondo gli risulta più comodo. Di qui oggi, nonostante il Concilio, la mancanza di maturità del laicato.
Tutte forme, che in modo diverso esprimono quella che è l’autoreferenzialità, pericolo per la Chiesa e per il discepolo. Colui che conduce la pastorale è il Vescovo e i sacerdoti che collaborano con lui: ad essi è affidato in modo forte e responsabile il compito di vigilare affinché la Chiesa risplenda sempre più come Sposa, Madre, Serva in se stessa e nella vita e nelle azioni dei discepoli di Cristo.