INFANTICIDIO

Nell’arco di dieci anni” “eliminate in India” “tre milioni di bambine

Grave lo scompenso, alla nascita, nel rapporto tra maschi e femmine. Il caso dello Stato del Gujarat. Le cause non possono ricondursi all’eccessiva popolazione, quanto a motivazioni culturali che affondano le radici nella struttura patriarcale della società

È di qualche settimana fa, l’ennesima notizia di una bambina abbandonata in India. È avvenuto nella foresta di Mandleshwar, nello Stato del Madhya Pradesh, nel cuore dell’India, dov’è stata rinvenuta una neonata di appena 24 ore. Era stata sepolta in una buca nascosta tra le foglie. La piccola, che versava in gravi condizioni, è morta due giorni dopo il ritrovamento, avvenuto in modo del tutto casuale. In dieci anni, dal 2000 al 2011, l’India ha perso quasi tre milioni di bambine e ora, secondo le stime, ci sono 48 bambine in meno ogni 1.000 bambini maschi rispetto al 1981. I dati sono frutto delle elaborazioni diffuse dallo stesso Governo indiano: a fronte di un calo progressivo della popolazione infantile, evidenziano uno squilibrio nel rapporto tra maschi e femmine alla nascita. Lo scompenso è più grave nella fascia d’età che va dagli 0 ai 6 anni e questo è un segno che la pratica dell’infanticidio femminile è ancora attuale.

Il caso del Gujarat. Dai dati pubblicati online dall’anagrafe dello Stato del Gujarat, uno degli Stati più ricchi e avanzati del Paese, emerge che negli ultimi tre anni le città hanno registrato la morte di 12.325 bambine tra 0 e 12 mesi, contro quella di 8.076 bambini della stessa età. Le bambine con meno di un anno di età sono la fascia sociale più a rischio nelle aree urbane. Al contrario, nel medesimo arco temporale la mortalità infantile nelle zone rurali risulta molto inferiore e anche la forbice tra maschi e femmine si riduce (e ribalta): sono 2.739 i bambini deceduti prima del compimento del primo anno di età, rispetto alle 2.246 bambine. Le ragioni dell’infanticidio femminile non possono ricondursi alla causa dell’eccessiva popolazione. Infatti, i dati dell’ultimo censimento promosso nel 2011, dimostrano che la popolazione urbana si attesta intorno ai 20,7 milioni di persone, mentre nelle campagne supera i 30 milioni. Analisti e studiosi, univocamente, escludono che vi siano ragione pratiche – ad esempio, strutture sanitarie carenti; povertà; analfabetismo – che possano giustificare un numero maggiore di decessi di bambine nei centri urbani rispetto alle zone rurali.

Le cause. Ha raccontato ad Asia News, Padre Cedric Prakash, direttore del centro gesuita gujarati per i diritti umani, la giustizia e la pace Prashant: "Il Gujarat è una società profondamente patriarcale. Questo si riflette nell’etica sociale che governa lo Stato: che una bambina non sia voluta e che le donne non siano trattate come gli uomini è dato per scontato. In tutto il Gujarat le donne sono condannate a una vita di fatica e solo una piccolissima percentuale di esse è composta da professioniste o da donne che occupano posti di rilievo". Le ragioni culturali, quindi, sono alla radice del fenomeno, che influisce soprattutto a livello familiare, dove si continua a preferire un figlio maschio a una femmina, e per ottenerlo non si esita a praticare aborti selettivi e infanticidi femminili. "Un caso esemplare – ha ricordato il sacerdote – è quello di Amisha Yagnik, di Ahmedabad. Il marito e la famiglia di lui l’hanno costretta a eseguire test per la determinazione del sesso del feto [illegali in India, ndr] e subire un aborto dopo l’altro ogni volta che si scopriva incinta di una bambina. Solo dopo anni è riuscita a fuggire nella sua casa materna e a far nascere la sua prima e unica figlia, che si chiama Kamya e oggi ha 9 anni. Se il governo dello Stato volesse davvero affrontare questo problema, dovrebbe cominciare con il chiudere le numerose cliniche abortive illegali sorte nelle città. Solo quando ci sarà uno sforzo congiunto da parte di tutti i settori della società smetteremo di uccidere le nostre bambine".