2 AGOSTO 1983
L’intuizione di Ernesto Olivero nel solco della operosità silenziosa dei grandi santi sociali del Novecento
La globalizzazione non è solo quella del denaro e della finanza. C’è da molto più tempo – e i cristiani lo sanno bene – una "multinazionale" presente ovunque nel mondo, che non "vende" nulla, ma casomai regala. A questa holding appartiene anche il Sermig di Ernesto Olivero, col suo Arsenale della Pace che oggi, 2 agosto, compie 30 anni. Multinazionale perché gli Arsenali, in realtà, sono diventati tre: a Borgo Dora di Torino, nel quartiere dei miracoli; e poi a San Paolo del Brasile e a Madaba.
Tutti e tre gli Arsenali sono nati come segno di contraddizione: a Borgo Dora si costruivano bombe e cannoni; a San Paolo quegli edifici erano il centro di accoglienza e quarantena per gli immigrati e gli schiavi; a Madaba, da dove si vede il Mar Morto e la terra di Israele, la guerra è presente da sempre: e dunque tanto più è necessario un posto per incontrarsi, tra popoli e fedi diverse.
I 30 anni dell’Arsenale sono il modello della storia del Sermig: un gruppo di laici nato dalle costole dell’Azione Cattolica, tra i protagonisti della "Quaresima di fraternità", quando a Torino si cominciò a masticare mondialità e voglia d’incontro tra le culture laiche, marxiste e cattoliche. Nel 1983 il Sermig non aveva una sede propria. E da tempo aveva messo gli occhi su quelle mura diroccate, nel cuore disordinato di Porta Palazzo. Nessuno se ne faceva niente: ma le burocrazie (più comunali che militari) faticavano lo stesso a cedere. Ernesto Olivero ne parlò a Pertini, che reagì da par suo: strepitò e promise. E qualche mese dopo, l’11 aprile 1984, venne a inaugurare la nuova "casa". Nessuno sa esattamente quanti milioni di ore di lavoro siano serviti per trasformare quei fabbricati: ma tutto il Sermig funziona così, il lavoro, i soldi, l’intelligenza di chi viene a "dare una mano" stanno nello stile del silenzio, del "fare e tacere" che era il motto di uno dei grandi santi sociali torinesi, Leonardo Murialdo.
Dai muri diroccati si sono ricavati stanze di studio, magazzini, un auditorium, infermerie, cappelle, redazioni di riviste. E l’ultima nata è una chiesa, dedicata a Maria Madre dei giovani, realizzata in ricordo di Cecilia Gilardi, morta a 17 anni. Il suo papà ha voluto ricordarla mettendo a disposizione fondi e lavoro, per costruire un luogo d’incontro e di preghiera. Benedetto Camerana, architetto delle Olimpiadi torinesi, ha realizzato uno spazio in cui s’incrociano stelle e pianeti, giocato sulla luce. In una cappella Ernesto ha messo un’icona particolarissima della Vergine: una Madonna che ha tre mani – per accogliere, abbracciare, consolare.
L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, viene stasera a celebrare la Messa, poi guiderà la marcia dei ragazzi del Sermig lungo Borgo Dora e il centro storico di Torino. Dirà, monsignor Nosiglia, che l’Arsenale, col lavoro del Sermig, rientra pienamente in quel "quartiere dei miracoli" che è Valdocco: un chilometro quadrato in cui sono venute alla luce le opere del Cottolengo, di don Bosco, della Marchesa di Barolo e di tanti altri mossi dalla stessa ispirazione, quella "Charitas Christi urget nos" che campeggia sul voltone che unisce i due fabbricati della Piccola Casa. È la Divina Provvidenza, dice l’arcivescovo di Torino, a guidare i nostri passi e i nostri piani, che hanno da essere comunque orientati a un solo obiettivo: riconoscere il Signore nel prossimo, e soprattutto in chi è più povero e bisognoso. L’Arsenale del Sermig è segnato da questa gratuità, da questa attenzione all’ultimo; così come è segnato – osserva ancora Nosiglia – da un altro valore importantissimo: sentirsi addosso il "dovere" di educare, di formare i giovani (ma non solo…) a comprendere la propria vocazione, a dare un senso alla propria vita.
In questi anni l’Arsenale è stato, più che ogni altra cosa, una scuola. Hanno trovato sede qui alcune antiche istituzioni artigianali torinesi; vi si tengono corsi di musica e altre materie. Ma la scuola consiste soprattutto nell’imparare a vivere insieme, scoprendo insieme i valori veramente importanti.
(*) direttore "La Voce del Popolo" (Torino)