MICHELE (23 ANNI)
La rifrazione delle parole di Papa Francesco nel cuore e nella mente di un giovane italiano
Ascolto le parole del Papa e mi sembra di vedere Francesco d’Assisi, giovane come me, stupito come me, nel sentire la voce di Gesù che mi chiede di riparare la sua casa. Francesco risponde senza esitazione. Oggi è il Papa che chiede anche a me, a noi, di avere lo stesso coraggio di Francesco, di andare contro corrente e di metterci a servizio della Chiesa per aiutarla a essere immagine del volto di Gesù. È una bella responsabilità! Essere testimoni della pienezza della vita cristiana, della bellezza di quel grande dono, il Vangelo, che abbiamo ricevuto e che è una ricchezza tanto grande che non possiamo tenere solo per noi.
Spesso noi giovani siamo visti solo come "soggetti da evangelizzare", come destinatari e non come annunciatori. Che bello pensare che possiamo, anzi dobbiamo, essere missionari, evangelizzatori tra i nostri amici, nelle nostre parrocchie e associazioni, a scuola e in università. Il Papa e la Chiesa contano su di noi, si fidano di noi.
Ma tu, caro Papa Francesco, ci ricordi che per essere missionari bisogna essere prima discepoli. Non possiamo annunciare Gesù se la sua parola non ha cambiato la nostra vita, se non ci ha resi felici. Non possiamo dire "essere cristiani è bello" e poi essere tristi o noiosi: nessuno ci prenderebbe sul serio, nessuno avrebbe il coraggio di cambiare la propria vita per Gesù se questi sono i risultati… Accogliere la Parola di Dio, essere terreno buono dove essa può germogliare a volte è difficile, necessita di un "allenamento" continuo per essere in forma: d’altronde e lo scopriamo sulla nostra pelle – per avere risultati vanno compiuti dei sacrifici.
Certo, a volte è più comodo fare il "Pilato", lavarsi le mani e girarsi dall’altra parte. E spesso, anche senza pensarci, anche io lo divento: quando un amico mi chiede semplicemente di essere ascoltato e io lo mando a quel paese perché ho mille cose per la testa; quando vedo un povero in metropolitana e neanche lo guardo negli occhi; quando osservo le tante ingiustizie del nostro mondo e penso che non posso farci niente. Gesù ci invita a non scoraggiarci, a essere atleti che non si ritirano dopo la prima sconfitta, ma coltivano il desiderio di essere pietre vive per costruire una Chiesa in cui ciascuno possa sentirsi accolto e amato. E nel costruire un mondo migliore, più giusto e solidale.
Penso e Rio me lo conferma – che non siamo da soli in questo cammino, siamo parte della Chiesa, comunità viva che ci accompagna e ci indica l’esempio di tanti Santi, anche giovani. Piergiorgio Frassati è l’esempio che si può essere santi vivendo straordinariamente la vita di tutti i giorni: era un ventenne come noi, un giovane di Azione cattolica, e aveva capito che seguire Gesù riempie la vita e sapeva che la fede in Lui ci permette di vivere pienamente anziché vivacchiare. Grazie, Papa Francesco, perché ci incoraggi a fidarci di Gesù, a puntare in alto: così potremo essere il terreno buono, gli atleti di Cristo, le pietre vive. Grazie perché non sei un cristiano inamidato, di quelli preoccupati solo della forma e dei riti, e ci strigli tutti, vescovi, preti, adulti e giovani ad andare all’essenziale, a uscire verso le periferie, a non avere paura di sporcarci le mani e a rischiare per il Vangelo. Grazie perché ci mostri il volto di una Chiesa giovane, che conta su noi giovani.