DIARIO DA ALMA/6 " "" "
Già comincia a salire un po’ di magone perché si sente che bisogna partire ” “
Sarà notte di Veglia, ma è giornata di saluti. Come ogni grande esperienza, anche la Gmg ha i suoi flussi, i suoi alti e bassi. C’è l’attesa e il viaggio, ci sono i primi passi e l’apertura delle varie esperienze, c’è il "triduo" mercoledì-giovedì-venerdì che ha meccanismi ben conosciuti. Le catechesi danno, per qualche giorno, un ritmo più regolare alle giornate. E poi: accoglienza del Papa e Via Crucis. Alla fine, quello che tutto il mondo vede: la veglia e la messa della domenica.
Prima, però… Prima c’è il sabato mattina, quando si comincia a fare lo zaino per andare alla spianata. C’è il sabato mattina quando si celebra l’ultima messa insieme agli italiani. E comincia a salire un po’ di magone, perché pur essendo a ridosso dei due eventi centrali e conclusivi si sente già che bisogna partire.
Anzitutto si salutano le persone che hanno accolto. L’impressione è che loro, quelli che restano, percepiscono più di tutti il senso di vuoto: quando si è invasi da un’ondata del genere, si sa già che dentro resterà un po’ di nostalgia. Per i rapporti costruiti, per le mezze frasi e i tentativi di comunicare che hanno rivelato uno sforzo comune di uscire da se stessi e incontrarsi, anche se in qualche modo. Per la gioia di ogni momento di festa, per i canti, le colazioni e i cortili delle parrocchie.
Perché sul terreno dell’umanità si ritrova se stessi, si scopre che i desideri, in fondo in fondo, sono gli stessi per tutti: essere riconosciuti, essere amati; avere un posto nel mondo, poter amare qualcuno e inseguire i sogni di tutti. Che, quando sono all’interno dell’esperienza di fede, sono anche i sogni di Dio.
Nel cortile di Casa Italia, questa mattina, abbiamo fatto un momento di saluto con i disabili. Ci hanno fatto festa e ci hanno ringraziato perché per loro è stato molto bello poter stare in mezzo a tutti gli altri. Con un sorriso, con un modo di cantare e di danzare, con una convinzione che non è mai finta, mi hanno lasciato un dubbio: che la normalità davvero abita in quelle che di solito noi trattiamo come periferie.
Adesso siamo pronti; possiamo andare alla Veglia…