CLASSI DIRIGENTI

“Sì, la democrazia ha bisogno di senso etico”

Il politologo Roberto Cartocci analizza il discorso tenuto da Papa Francesco alle classi dirigenti brasiliane e ne ricava sensazioni positive: “In lui non c’è mai neanche una goccia di trionfalismo cattolico: non affiora mai, mentre è implicito nell’organizzazione di un evento come la Gmg”. E ancora: “Vuole mostrare come il cristianesimo possieda la ‘chiave’ per andare avanti, senza però mai distinguere tra buoni e cattivi”

"Identità culturale plurale; responsabilità verso il bene comune da parte della classe dirigente; richiamo alla laicità dello Stato". Sono questi, per Roberto Cartocci, docente di scienza politica all’Università di Bologna, i punti salienti del discorso del Papa tenuto oggi alla classe dirigente del Brasile. Lo abbiamo intervistato.

Sguardo "calmo, sereno e saggio": è questo, secondo lei, lo sguardo di chi oggi riveste responsabilità pubbliche?
"In politica, soprattutto, è chiaro che ognuno ha il suo sguardo, perché il pluralismo è ormai un dato acquisito. Avere lo sguardo calmo, come chiede il Papa, significa però possedere una certa padronanza delle ‘chiavi’ della situazione. Dando per scontato il pluralismo, tematizzato come valore, lo sguardo calmo è quello disponibile al dialogo: se siamo calmi, si può dialogare, se siamo esagitati, non si dialoga, ci si scontra solo per le offese e gli improperi. Una visione, quella del Papa, che comporta un’idea alta della politica, dalla quale invece ci stiamo sempre più allontanando: in Italia, ad esempio, il dibattito politico si basa molto spesso su insulti o dichiarazioni trite e ritrite che risultano nauseanti. È una politica di piccolo cabotaggio, senza quella dose di responsabilità di cui il Paese ha grandissimo bisogno, perché deve decidere dei suoi prossimi cinquant’anni".

Far crescere "umanizzazione integrale" e "cultura dell’incontro e della relazione" è per il Papa il modo cristiano di promuovere il bene comune, che lui chiama "gioia di vivere". Un supplemento d’anima, per i credenti?
"In questa Gmg, a mio avviso, c’è un salto rispetto alle altre. In Papa Francesco non c’è mai neanche una goccia di trionfalismo cattolico: non affiora mai, mentre è implicito nell’organizzazione di un evento come la Gmg. In questo contesto dissonante, il Papa continua a fare la sua lezione su un’umanizzazione integrale che sia all’altezza della dignità della persona, quindi anche dei più poveri e dei più umili. A questa visione, con modestia, porta il suo contributo il messaggio cristiano, che lega quest’attenzione alla dignità di ogni essere umano alla dimensione trascendente. ‘Forse potrebbe interessarvi’, sembra dire Papa Francesco rivolgendosi anche a chi cristiano non è: la sua è una logica di apertura, non una logica fatta di contrapposizioni. Non ho mai sentito dire a questo Papa che il mondo non va perché si sta allontanando dalla vera fede: il mondo non è che vada male, è andato anche peggio di adesso. Papa Francesco porta un messaggio di apertura, di speranza, che vuole mostrare come il cristianesimo possieda la ‘chiave’ per andare avanti, senza però mai distinguere tra buoni e cattivi. Il Papa non demonizza mai la società di massa: tutti abbiamo una dignità, e bisogna battersi per valorizzare la dignità di tutti".

A questo proposito, il Papa parla di laicità dello Stato precisando che quest’ultimo non deve "assumere come propria nessuna posizione confessionale"…
"Il Papa cambia totalmente prospettiva: non a caso viene dall’America Latina, da un Paese in cui Chiesa e Stato non solo sono stati alleati, ma ne hanno fatte di tutti i colori. Lo Stato, secondo il Papa, non può che essere il punto di riferimento organizzativo per valorizzare la dignità dei singoli, altrimenti si sarebbe sempre in balìa della carità. In questo senso, Papa Francesco prende ciò che c’è di buono nella lezione dell’Europa: in nessun’altra zona del mondo si sono combattute le disuguaglianze sociali, cercando di ridurle e di valorizzare anche i più poveri. Certo, le disuguaglianze restano, ma nel nostro continente sono meno accentuate che in altri posti. Lo Stato è un meccanismo organizzativo che permette di allargare i diritti inalienabili: per il Papa si tratta di uno snodo ineliminabile, lo Stato è uno Stato laico che si pone in relazione non necessariamente conflittuale con la religione, anzi che può dialogare con tutte".

Il Papa chiede una "visione umanista" dell’economia e una politica come "partecipazione". Un’utopia, in tempi di crisi?
"È proprio in tempi di crisi che si aprono nuove prospettive e che si comincia a guardare il mondo in maniera diversa. Siamo vittime di una visione esasperata degli aspetti tecnocratici della ricerca del profitto. Dopo la crisi del 2008, ci siamo resi conto che il capitalismo non è un male, ma quando produce beni: se produce profitti senza beni, non è la base per ricostruire. Per ricostruire serve un maggior rapporto con le cose, con la realtà e con la natura, con altri aspetti della vita. Bisogna dare meno valore alla ricerca sistematica del profitto, che invece di ridurre ha aumentato le disuguaglianze, ha prodotto disoccupazione e ha distrutto la ricchezza".

Nel discorso del Papa è molto forte l’appello a un "vincolo morale" per la politica, al "senso etico" come "sfida storica senza precedenti". Come rispondere?
"La democrazia è un sistema di regole dove si cerca una mediazione tra interessi contrapposti, ma non basta: ci vuole un’attenzione al bene comune. La democrazia deve avere senso etico, non deve limitarsi a spartirsi risorse per garantire interessi, ma deve essere valorizzazione di un progetto comune. Se in democrazia non si declina il senso di responsabilità, ai vari livelli, la democrazia diventa un semplice confronto di opinioni dove ognuno si tiene le sue, e nessuno è realmente all’altezza del suo compito".