DISCONNESSIONI/5 " "" "
Fino a tre anni fa la saga del “I love shopping” ha continuato imperterrita, con i suoi contraddittori messaggi. Sophie Kinsella, nella vita di tutti i giorni Madeleine Wickham, ha sfruttato un filone, lo fanno quasi tutti, e fin qui uno potrebbe rassegnarsi. Ma ormai è tutto molto improbabile…
Spendere, spendere, comprare, pentirsi, passare dalla parte opposta, diventare molto oculati e poi lasciare tutto in sospeso, perché la festa, cioè il racconto – e il consumismo – possa continuare. Fino a tre anni fa la saga del "I love shopping" ha continuato imperterrita, con i suoi contraddittori messaggi. Sophie Kinsella, nella vita di tutti i giorni Madeleine Wickham, ha sfruttato un filone, lo fanno quasi tutti, e fin qui uno potrebbe rassegnarsi. Il fatto è che questi libri portano avanti dei discorsi improbabili per i più, e soprattutto sostituiscono una realtà con un’altra, come in Matrix.
La scrittura di Madeleine-Sophie è scorrevole, ammiccante, furba nei riporti delle esclamazioni e di alcuni vezzi del parlato, e quindi riesce a far entrare i malcapitati lettori in una dimensione accattivante, che però non esiste. Anzi, esiste per qualcuno, per i pochi fortunati o fortunate che hanno un coniuge imprenditore, per cui già dall’inizio si può andare in luna di miele per 12 mesi bighellonando per il mondo e facendo corsi di yoga nello Sri Lanka. Se uno si fa prendere, esce dalla realtà. Anche quando la realtà sembra più vicina alla vita dei comuni mortali, con un marito ricco sì, ma accorto e saggio, e una moglie spendacciona. Con il risultato di non rischiare mai veramente qualcosa, perché la fanciulla mica è scema, non ha sposato un impiegato, ma un uomo impegnato in grossi affari. Ritorna l’antico stereotipo della lei stupidina ma non troppo, un po’ con la testa sulle nuvole, che non resiste alle grandi firme e che in luna di miele si porta via quintali di ricordi dai paesi visitati. Che importa se in quelle zone ci sono fame e povertà, pazienza, la scrittura non si può soffermare su piccoli particolari senza peso, come la miseria, la disperazione, le nuove schiavitù. Anche se a dire il vero nel "di tutto un po’" di questi romanzi c’è spazio pure per l’ecologia, come nella puntata in cui il "I love shopping" di turno riesce a portare dentro con un éscamotage una fantasmatica sorella, (la protagonista sarebbe figlia unica) per creare un’opposizione superficiale tra sorella spendacciona, un po’ cretina ma alla fine saggia – sorella formica, antipatica, intellettuale ma alla fine anche un po’ comprensiva. Quest’ultima incarna lo stereotipo della bruttina secchiona triste senza sorriso che passa il suo tempo libero a rivendicare gli spazi del verde e i diritti della natura. Che tristezza. Ovviamente alla fine si arriverà ad un accomodamento e tutti vivranno felicissimi e contenti, anche se l’ultima lascia presagire un mistero che si chiarirà, si fa per dire, alla prossima puntata.
Si guardi alle date: questa "I love shopping con mia sorella" (si noti la sorprendente originalità dei titoli) viene edita in Italia nel 2004, poi nel 2006 ha una seconda edizione e infine una ristampa nel 2011, vale a dire prima e dopo la grande crisi che staremmo attraversando. Il condizionale è d’obbligo perché in questi romanzi il dissesto appare, ma annacquato dalla felice condizione della protagonista che coinvolge anche la prole.
Se credete – alla lettera – alle favole, al fatto che il principe e la principessa vivano felici e contenti, nascondendo le condizioni dei poveri, le loro sofferenze e le soperchierie a cui sono costretti, nel medioevo come oggi, allora questa è la serie che fa al caso vostro. In caso contrario avete meglio da fare. Qui c’è una distorsione delle cose che, alla luce dell’attuale stato delle economie europee, è meglio ignorare. Se ci vogliamo divertire con la letteratura c’è tanto altro da leggere.