DISCONNESSIONI/4

Quando le idee” “si trasformano” “in dure fissazioni

L’ostilità verso la fede sembra diventata l’unica ragione di vita per Richard Dawkins. Colpiscono non tanto le sue tesi, ma il livore e l’ansia di distruggere, costi quel che costi, non di iniziare un dialogo fecondo. Talvolta sembra quasi Narciso allo specchio: guardate come sono pungente e mordace a svelare la non esistenza di Dio!

Richard Dawkins è ormai celebre per la sua avversione al cristianesimo e ad altre religioni, che lui accomuna senza batter ciglio, come se fossero tutte uguali. E questa è già una prima prova di non scientificità. La prima cosa che abbiamo imparato fin da piccoli è diffidare di quelli che prendono di petto qualcosa e la aggrediscono per tutta la vita, perché la monomania prende il sopravvento. Non c’è spazio per il dibattito: dentro la mente di questi signori ha tessuto la sua ragnatela la fissazione. Che diventa poi una verità assoluta, esattamente ciò che loro dicono di combattere. Il nostro amico biologo dovrebbe, per rimanere in ambito scientifico, limitarsi al suo campo, ed invece opera audaci incursioni in altre discipline, dalla fisica alla storia alla biblistica e alla teologia. Colpiscono non tanto le sue tesi, ma il livore e l’ansia di distruggere, costi quel che costi, non di iniziare un dialogo fecondo, come invece fanno altri studiosi, che, loro sì scientificamente, rimangono nei limiti della loro disciplina.
Talvolta sembra quasi Narciso allo specchio: guardate come sono pungente e mordace a svelare la non esistenza di Dio! Anche se attendiamo che ce la dimostri scientificamente con prove documentate. E infatti, non è che ci volesse una gran fantasia, il suo libro più pubblicizzato è "L’illusione di Dio" che risale a qualche anno fa.
Libro scientifico? Piuttosto una "grida" manzoniana contro la fede. Quello che dovrebbe essere uno scienziato che si interessa della sua disciplina, invade tutti gli altri campi, parla di tutto e tutti, prende in giro chi crede mescolando scienza, ironia, letteratura, cattivo uso della neurologia e della psicologia. E riprende tra l’altro solfe già digerite da secoli sulla appartenenza del fenomeno religioso ad un’alterazione psichica: "Misi a confronto l’innamoramento con la religione nel 1993, quando notai che i sintomi di un individuo contagiato dalla fede ricordano in maniera sorprendente quelli che di solito si associano all’amore sessuale". Continua l’atteggiamento del tipo ho-capito-tutto-io-e-voi-niente, rivelando un totalitarismo intellettuale che genera rischi: per esempio quelli di far di qualsiasi credente un cittadino di serie b che va rieducato, o la convinzione che i sentimenti, da quelli religiosi a quelli amorosi, siano alterazioni dannose. Un bel corso di laurea per diventare macchine non ci starebbe male.
La fede è una deviazione, un regresso alla preistoria, e meno male che c’è lui a dimostrare che anche il Nuovo Testamento è poco meglio dell’Antico: lui lo sa che Gesù "ammesso che sia esistito" (qui diviene, con un colpo di scena, anche un espertissimo storico delle religioni: è praticamente ferrato in ogni ambito dello scibile umano!) potrebbe essere visto dagli ingenui come un "enorme progresso" rispetto al "crudele" Dio dell’Antico; però "bisogna ammettere che i valori familiari di Gesù non erano poi così condivisibili". Bene, il biologo, possedendo una grande conoscenza dei costumi familiari nella Palestina del primo secolo, afferma, non scherzando, ma seriamente, che Cristo "era brusco, per non dire sgarbato, con sua madre, e incoraggiava i discepoli ad abbandonare la famiglia per seguirlo". Poco dopo insinua una relazione tra questo invito a lasciare la famiglia e il plagio di alcune sette. Scambiare la vocazione religiosa con il settarismo è un’altra prova di scarsa scientificità.
Anche sull’aborto Dawkins dimostra di non essere scientifico come vorrebbe far credere: confina gli anti-abortisti nel girone degli psicopatici e attacca una donna che ha fatto tanto per non far morire la gente, Madre Teresa di Calcutta, come portatrice di "santimonia ipocrita".
Dando dell’ipocrita a chi ha offerto la propria vita per gli ultimi, il tuttologo Dawkins si rivela scarsamente dotato di senso della realtà.