LA TRAGEDIA DI ONO SAN PIETRO
Si affollano le domande dopo la terribile morte di quei due bimbi contesi. Oggi, però, è solo tempo di pregare e piangere
La Concarena, la montagna camuna che sta alle spalle di Ono San Pietro, non potrà trattenere le lacrime per salutare Davide e Andrea. Ciò che è accaduto in questo borgo antico di poco meno di mille anime, una comunità dove tutti si conoscono, dove i legami sociali sono ancora forti resta inspiegabile per il cuore e l’intelligenza. Ogni volta che i piccoli diventano, loro malgrado, protagonisti di tragedie le domande ci abitano. Perché? Di chi è la colpa? Ciò che gli inquirenti stanno mettendo in luce dice, forse, di un padre colpevole, di una situazione famigliare fortemente compromessa, di una giustizia che non è stata capace di tutelare la vita di Davide e Andrea, di una fragilità umana che ormai non conosce confini.
Il primo dato che lascia perplessi è, appunto, il contesto ambientale in cui è maturato questo dramma. La splendida Valle Camonica, terra di santi, di radici cristiane, scenario incantato di operosità, meta di riposo del corpo e dello spirito balza all’onore della cronaca per un fatto che probabilmente avremmo immaginato nella periferia degradata di qualche metropoli. Oggi più che mai tutto il mondo è paese e ogni paese ha in sé il mondo anche nei suoi tratti peggiori. Non ci sono più la città e la campagna, il centro e la periferia, anzi, come ci ricorda spesso Papa Francesco, "le periferie sono esistenziali", le miserie sono nel cuore di chi ha perso la speranza e la bussola della vita e si lascia consumare dalla vendetta e dal risentimento. Questa storia ci ricorda che nessuno è garantito, dobbiamo vigilare, anche su noi stessi e sui nostri sentimenti: il male può crescere inaspettatamente anche in noi.
Il secondo aspetto che sconvolge sta nel fatto che anche a Ono emerga nel dramma l’incredibile capovolgimento di senso di un legame fondamentale come quello che stringe un padre e i suoi figli e che trasforma l’amore in disprezzo, violenza e morte. Dio non voglia, come purtroppo pare, che sia stato proprio Pasquale Iacovone a togliere la vita ai suoi figli per colpire la propria ex moglie! Fa male constatare quali aberrazioni sa produrre l’odio umano! Fa male, soprattutto a chi come noi crede e insegna a credere che Dio è Padre e ci fa figli amati e desiderati, che la paternità umana riesca a distanziarsi così radicalmente dal modello divino! Che ne abbiamo fatto della bellezza di essere genitori nella nostra società? La risposta più urgente al gesto di questo padre è che i padri e le madri di Ono San Pietro, ma di ogni luogo, sappiano reagire con una coscienza ancor più sacra del dono che Dio ha fatto loro nei figli. Non una proprietà, non il necessario soddisfacimento di un proprio bisogno d’amore, ma un dono gratuito di cui avere cura e per cui dare la vita.
Da ultimo il pensiero che ci attraversa in queste ore non può che essere quello della pietà e della preghiera. Verranno i tempi della denuncia e, speriamo, anche della messa in discussione di quegli strumenti della legge che ancora una volta non si sono rivelati adeguati a proteggere Andrea e Davide e la loro mamma. Leggi limitate che giungono ancora troppo tardi nella tutela delle donne vittime di stalking perpetuato loro da ex compagni di vita.
Oggi, però, è solo tempo di pregare e piangere. La Concarena con la sua fresca brezza, accarezzi ancora una volta Andrea e Davide e il loro povero padre sconsiderato e il Signore consoli mamma Enrica e ogni persona che con un fiore di montagna, una preghiera o un gesto vorrà stringersi a lei e a questa terra sconvolta dal dolore.
(*) direttore “La Voce del Popolo” (Brescia)