PARITÀ TRA FIGLI, MA...

Un grande rischio:” “”Legalizzare ” “di fatto l’incesto”

Parla Alfredo Mantovano, giudice della Corte di appello di Roma ed esponente di Alleanza cattolica: “L’intenzione di non far ricadere sui figli le conseguenze delle scelte di vita dei genitori è buona” ma “il risultato lascia molto a desiderare”. E ancora: “Sarà ora possibile riconoscere i figli in qualunque caso di rapporto incestuoso, alla sola condizione che il giudice lo autorizzi”. Il timore: “L’eliminazione della disposizione penale è la prossima logica tappa”

"Adesso abbiamo anche il diritto all’incesto; e ne siamo pure contenti, a leggere commenti (quasi) esclusivamente favorevoli!". Non utilizza mezzi termini Alfredo Mantovano, giudice della Corte di appello di Roma ed esponente di Alleanza cattolica, all’indomani dell’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto legislativo in materia di filiazione che cancella la distinzione giuridica tra figli naturali e figli legittimi. Il Sir lo ha intervistato.

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto legislativo sulla filiazione. Accanto agli aspetti positivi contenuti nel testo, ci sono però delle ombre relative ai figli nati da relazioni incestuose…
"L’intenzione è buona: non far ricadere sui figli le conseguenze delle scelte di vita dei genitori, eliminando il residuo (in realtà, molto residuo) differente trattamento tra i figli di genitori uniti in matrimonio e gli altri figli. Il risultato lascia molto a desiderare: alla fine della precedente legislatura, nonostante gli allarmi lanciati dentro e fuori il Parlamento, di fatto si è legalizzato l’incesto. Il decreto legislativo approvato dal Governo rende pienamente operative le nuove norme".

Quali sono i punti critici più evidenti?
"È veramente inaccettabile la modifica di una norma del codice civile – l’articolo 251 -, che finora ha consentito al genitore incestuoso di riconoscere il figlio solo in casi delimitati: l’ignoranza del vincolo di parentela al momento del fatto, l’annullamento del matrimonio da cui deriva l’affinità, in generale la ‘buona fede’ del o dei genitori, categoria nella quale la giurisprudenza ha incluso l’ipotesi della donna vittima di violenza".

Con il nuovo decreto si aprono dunque le porte del riconoscimento, a patto che sia un giudice ad acconsentirlo. È una scelta che rafforza ancora di più i poteri della magistratura?
"Grazie alla riscrittura di questa disposizione, sarà ora possibile riconoscere i figli in qualunque caso di rapporto incestuoso, alla sola condizione che il giudice lo autorizzi: alla magistratura viene delegato un ulteriore ampio potere, senza alcun confine di legge. Il principio di eguaglianza, evocato dai fautori della novità, non c’entra nulla: già in precedenza il figlio di un’unione incestuosa poteva ottenere il mantenimento, l’istruzione e l’educazione da parte del o dei genitori naturali e, se maggiorenne e in stato di bisogno, gli alimenti (art. 279 cod. civ,). Né erano compromessi i suoi interessi ereditari, poiché l’art. 580 riconosce un assegno vitalizio pari all’ammontare della rendita sulla quota di eredità alla quale avrebbe diritto se fosse riconosciuta la filiazione, ovvero la capitalizzazione dell’assegno medesimo".

Il legislatore, però, si richiama all’interesse superiore del minore…
"L’interesse del minore, chiamato in causa per giustificare la modifica, spesso va nella direzione opposta al riconoscimento da parte del genitore incestuoso: come hanno osservato tante associazioni per la tutela dei minori, fortemente critiche verso quest’aspetto della legge, l’interesse del figlio che si trovi in una situazione così grave può essere proprio quello che non sia conosciuta la sua origine. Non è esagerato parlare di legalizzazione dell’incesto: pur se l’art. 564 del codice penale, che lo punisce, è ancora in piedi, c’è chiedersi fino a quando, grazie alla novità introdotta. Infatti, se da un lato la condotta di incesto è qualificata come illecita dalla norma penale che risale a 80 anni fa, da quella stessa condotta viene oggi fatta derivare la possibilità legale, subordinata solo a un placet del giudice, di riconoscere i figli: quanto resterà in vita la norma penale?".

Si prospetta anche il rischio di una futura legalizzazione dell’incesto?
"La contraddizione è ancora più evidente, se si pensa che chi è stato condannato per incesto perde la potestà di genitore; eppure in base alla nuova norma può riconoscere il figlio. Qualcosa non quadra: l’eliminazione della disposizione penale è la prossima logica tappa".