TERRA DEI FUOCHI
Monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa e vice presidente della Cei: “Abbiamo davanti a noi la possibilità di disegnare il tessuto sociale di questa terra per i prossimi cinquant’anni, liberandoci dalla logica finora imperante non solo nella malavita, ma anche tra la gente e le amministrazioni, di pensare a ogni situazione come ad occasioni per ricavare un vantaggio immediato locale”
"Sradicare il fenomeno dell’abbandono incontrollato e dello smaltimento dei rifiuti mediante l’accensione di roghi costituisce una priorità": è questo l’obiettivo del Patto per la Terra dei fuochi, che è stato firmato, giovedì 11 luglio, a Napoli, da istituzioni, alcune associazioni ambientaliste e dal delegato del ministro dell’Interno per i roghi tossici, Donato Giovanni Cafagna. Tutti gli enti coinvolti s’impegnano a evitare che altri rifiuti tossici, speciali e inquinanti possano essere sversati abusivamente e anche incendiati. Monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa e vice presidente della Cei, insieme con il cardinal Sepe, arcivescovo di Napoli e presidente della Conferenza episcopale campana, ha assistito alla firma del Patto. La diocesi di Aversa, infatti, insiste su una delle aree più colpite dal fenomeno. "Finalmente – dice al Sir – si è capito che questo è un problema che riguarda tutti".
Eccellenza, quale è, a suo avviso, l’importanza del Patto?
"È importante che tutte le istituzioni e le rappresentanze di associazioni di cittadini lottino insieme contro i roghi tossici. Questo, oltre alle iniziative concrete messe in campo, è espressione di un nuovo modo di pensare la realtà ed è garanzia di interventi più efficaci".
Il 2012 è da dimenticare per l’altissimo numero di roghi tossici. È migliorata la situazione?
"I dati presentati in occasione della firma dicono di una notevole diminuzione del numero di incendi. Questo ci rallegra, ma dobbiamo tenere alta l’attenzione, perché non ci sono solo i roghi, come dimostrano gli interramenti di rifiuti tossici nella zona di Caivano, coperti da terreno che è stato poi coltivato. Il Corpo forestale dello Stato, che ha recentemente scoperto questi rifiuti, ha verificato come questi terreni siano inquinati. L’emergenza ambientale, quindi, resta altissima".
Di fronte a tutte queste problematiche, quali sono i punti più qualificanti del Patto?
"Oltre all’impegno comune nel contrasto del fenomeno, è importante anche l’attenzione per lo smaltimento del combusto, con la ricerca di luoghi dove mettere i materiali di risulta degli incendi che restano pericolosi. Il Patto prevede anche un portale, ‘Prometeo’, che fornirà un aggiornamento costante sulla situazione. Attraverso di esso i cittadini potranno effettuare segnalazioni e porre quesiti".
I rifiuti tossici sono un business per la criminalità organizzata, ma fino a non molto tempo fa c’era anche poca coscienza tra la gente comune del danno all’ambiente e alla salute provocato dal fenomeno…
"Qui si trova la chiave di volta del discorso. Non è sufficiente che ci siano solo interventi di controllo e repressione del fenomeno, ma è necessario che ci sia un nuovo modo di pensare. Ci troviamo in un momento di svolta storica: abbiamo davanti a noi la possibilità di disegnare il tessuto sociale di questa terra per i prossimi cinquant’anni, liberandoci dalla logica finora imperante non solo nella malavita, ma anche tra la gente e le amministrazioni, di pensare a ogni situazione come ad occasioni per ricavare un vantaggio immediato locale. Oggi dobbiamo metterci insieme per pensare al futuro in maniera costruttiva. Giovanni Paolo II tanti anni fa ci invitava a organizzare la speranza. Questo significa voler elaborare un pensiero nuovo per il nostro territorio. Nel 1989, i vescovi italiani nel documento su ‘Chiesa e Mezzogiorno’ sottolineavano che il Paese non può crescere se non insieme, riferendosi al divario tra Nord e Sud Italia. Oggi dobbiamo leggere quest’espressione come un invito a cercare insieme la prospettiva giusta per il futuro".
Il Patto prevede anche l’impegno delle associazioni nel sensibilizzare la collettività sulle questioni ambientali. E la Chiesa che ruolo può avere?
"In quest’occasione la Chiesa ha favorito il dialogo tra cittadinanza e autorità: infatti, le parrocchie hanno portato il disagio della gente di fronte alle istituzioni comunali, provinciali, regionali e persino europee. La Chiesa continuerà a svolgere questo ruolo di incoraggiamento e stimolo per lo sviluppo di un dialogo sereno, costruttivo e aperto al bene, ma può anche sollecitare una prospettiva di fede nell’attenzione all’ambiente. L’essere colpevoli di un disastro ambientale è un peccato grave contro la società e contro Dio: la predicazione e l’attività di sensibilizzazione, educazione e formazione che la Chiesa svolge si muoverà anche in questa direzione".