CONTRADDIZIONI DELLO SVILUPPO
I processi di industrializzazione portano con sé la mutazione degli stili di vita e in particolare dell’alimentazione. Nel 2025, la regione del mondo che conterà il maggior numero di diabetici sarà il Sud-Est asiatico. Il paradosso certificato dall’Oms: su un totale mondiale di 42 milioni di bambini obesi sotto i 5 anni, 35 milioni vivono in Paesi in via di sviluppo
All’inizio del processo di industrializzazione che ha coinvolto in maniera impetuosa l’Asia, gli osservatori più avveduti sottolineavano che il rischio più grave sarebbe avrebbe potuto essere quello di importare dall’Occidente avanzato stili di vita che avrebbero inciso profondamente su quella realtà, cambiandola radicalmente. È quanto puntualmente accaduto. I cambiamenti avvenuti nel campo dell’alimentazione, ad esempio, hanno portato all’esplosione del numero delle persone affette da diabete, che nel mondo miete ogni anno 5 milioni di vittime, con un numero di malati pari a 371 milioni. Nel 2025, la regione del mondo che conterà il maggior numero di diabetici sarà il Sud-Est asiatico. Il diabete, al quale in molti casi si possono associare le malattie cardiache, gli ictus e l’insufficienza renale, è anche molto costosa da curare e questo potrebbe addirittura ridurre, fino ad esaurire, i benefici derivanti dalla crescita economica.
In 10 anni, è raddoppiato in Cina il numero dei diabetici. Già oggi, i segnali sono allarmanti. In base ai dati elaborati dall’International Diabetes Federation, negli ultimi dieci anni in Cina il numero dei soggetti diabetici è raddoppiato: da 46 milioni a 92 milioni. Seguono, l’Indonesia (7,6 milioni), il Giappone (7,1), le Filippine (4,3), la Thailandia (3,4), la Repubblica di Corea (3,2), il Vietnam (dove si è registrato un primato: si è passati in 10 anni da 481mila a 3,2 milioni), la Malesia (2,1), la Birmania (1,8). Per comprendere quanto sta accadendo, basta considerare i dati previsionali dei consumi in Cina rispetto alla data del 2025, che in base al rapporto della società di consulenza McKinsey, peseranno per circa un quarto di quelli mondiali: cresceranno di 6,2 trilioni di dollari (4,6 trilioni di euro) su un totale mondiale di 26 trilioni. Sarà privilegiato l’alimentare di qualità e la sua diffusione sarà garantita dalla classe dei "nuovi ricchi" – coloro che guadagnano dai 17mila ai 35mila dollari annuali – che crescerà dal 6% annuo del 2010 al 51% del 2020.
Un problema di salute pubblica. Diabete e ipertensione – fattori che causano l’aumento che si sta registrando su vasta scala delle malattie cardiovascolari – sono conseguenza del sovrappeso e dell’obesità, indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come "una delle più grandi sfide poste alla sanità pubblica". I bambini in età scolare in sovrappeso, o obesi, nel mondo, sono calcolati in 155 milioni, cioè 1 su 10, mentre i bambini sottopeso con età inferiore ai 5 anni sono 148 milioni, pari al 25% della popolazione mondiale denutrita. Negli ultimi vent’anni, l’obesità è triplicata nei paesi in via di sviluppo (in Asia è il quinto caso di malattia) che hanno adottato stili di vita occidentali, per lo più consistenti nella riduzione dell’attività fisica e nell’aumento del consumo di cibo ipercalorico a basso costo. Anche i bambini e gli adolescenti hanno modificato il loro stile di vita, con il risultato di un aumento del sovrappeso infantile. Di conseguenza, il diabete sta diventando il problema principale di salute pubblica soprattutto nelle aree più industrializzate, quelle urbane e, per alcuni Paesi – India e Cina, in particolare – si tratta di una vera e propria pandemia, che colpisce in misura preoccupante anche i bambini. In altri Paesi – lo Sri Lanka, ad esempio, dove le statistiche dicono che addirittura il 15% degli studenti è in sovrappeso – il problema dell’obesità di una parte consistente della popolazione convive con quello della malnutrizione e, in alcuni casi, della carestia. Del resto, è l’Oms a certificare che su un totale mondiale di 42 milioni di bambini sotto i 5 anni obesi, 35 milioni vivono in Paesi in via di sviluppo. È questo il paradosso del 21mo secolo, caratterizzato da un lato dalla cattiva gestione delle risorse della terra, che basterebbero per tutti, solo che fossero governate e, dall’altro, da "modelli di sviluppo" che vengono assimilati dagli stili di vita occidentali, volti al benessere inteso come consumo sfrenato.