EGITTO IN FIBRILLAZIONE

Si avvicina per Morsi” “l’ora della verità

Sarà una manifestazione oceanica quella che domani, 30 giugno, chiederà, al Cairo, le dimissioni del presidente e le elezioni anticipate. Quindici milioni di firme a sostegno della richiesta che boccia la politica dei Fratelli Musulmani. Usciti vincitori dalle urne, stanno mostrando tutti i loro limiti politici

Una grande manifestazione al Cairo per chiedere elezioni presidenziali anticipate: a promuoverla, per domani 30 giugno, è il gruppo di opposizione Tamarod ("ribelli"), che, a tale scopo, ha raccolto oltre 15 milioni di firme. La data scelta è significativa: il 30 giugno, infatti, ricorre il primo anno di Governo dei Fratelli Musulmani guidato dal presidente Mohamed Morsi, che i sondaggi danno in netto calo, passato dal 78% di gradimento, dopo i primi novanta giorni di governo, al 32% odierno. Gli egiziani non sono soddisfatti delle scelte della Fratellanza Musulmana e lo fanno sentire e vedere. L’economia è ormai al collasso, con il turismo che rappresenta oltre l’11% del Pil nazionale, ritenuto "pericoloso" dalla Fratellanza perché reo di veicolare nel Paese idee e costumi troppo occidentali. In queste ore che precedono la manifestazione nel Paese dei Faraoni la tensione è palpabile: le piazze contrapposte di pro e anti Morsi stanno mettendo in atto una prova di forza a distanza. Sedi della Fratellanza sono state assaltate ad Alessandria, e in varie località del delta del Nilo. Al Cairo, la risposta degli islamici si ricopre di grande valenza simbolica, con l’occupazione di decine di migliaia di persone della mitica piazza Tahrir.

Malcontento palpabile. Altrettanto palpabile è il malcontento della popolazione ben espresso nel recentissimo rapporto "Democracy Index" stilato dall’International Development Centre che ha contato 9.427 proteste contro il governo dall’1 luglio 2012 al 20 giugno 2013. Il 49% di queste proteste riguarda il tema del lavoro, e solo il 13% occupa la politica. Uno scenario a tinte fosche, quello dipinto dall’Index, e che spiega le forti motivazioni che spingeranno milioni di egiziani a scendere in piazza domani sfidando le minacce e le provocazioni dei militanti della Fratellanza e dei salafiti. Alcuni predicatori islamici li hanno definiti "un fronte di distruzione composto da criminali, banditi, attivisti e traditori che vogliono far fuori il presidente" aggiungendo che la rivolta contro Morsi "è una ribellione contro l’islam e un tentativo di abortire il progetto islamico". Non sarà certo questo clima di tensione e le minacce a tenere in casa i delusi di Morsi: così a scendere in strada saranno in tanti, musulmani moderati, cristiani, liberali, gente che aspira alla democrazia e a vivere in uno Stato di diritto. Gli organizzatori hanno chiesto a quei cittadini che non possono andare in piazza di uscire fuori delle loro abitazioni e restare lì. Troppo forte è il richiamo della libertà per non opporsi pacificamente ai tentativi dei Fratelli musulmani di controllare tutte le istituzioni, di escludere l’opposizione da ogni ambito politico, di reprimere diritti basilari, di rubare – e questo probabilmente è il motivo principale – i risultati di una primavera araba che aveva scaldato il cuore a centinaia di migliaia di persone.

I giovani di piazza Tahrir. Poco più di due anni dopo si rianimano, riprendono vigore e rialzano la testa i giovani di Piazza Tahrir. E lo fanno con più maturità e consapevolezza. Almeno questo è ciò che pensa monsignor Antonios Aziz Mina, vescovo di Giza che ha seguito da vicino la protesta a piazza Tahrir. "Quelli che con la loro rivoluzione due anni e mezzo fa hanno fatto cadere il regime di Mubarak – spiega al Sir – erano tutti giovani. Ci sono riusciti senza avere l’appoggio di nessuno. I Fratelli musulmani non hanno avuto la saggezza di riconoscere che l’Egitto, Paese molto grande, non può essere governato da una sola forza politica. Pensavano di farlo mettendo nei posti chiavi i loro uomini". Ma il progetto dei Fratelli musulmani non è quello di governare uno Stato, avverte il vescovo copto cattolico, ma "di costituire una Umma, una nazione islamica che travalica i confini egiziani per arrivare fino in Marocco, escludendo sciiti e cristiani. Il popolo egiziano vuole vivere in un Paese prospero, in pace, nel diritto. Questa manifestazione è una primavera egiziana più matura e pacifica. E questo fa paura ai Fratelli musulmani, ben consapevoli che se ci saranno nuove elezioni… le perderanno".

a cura di Daniele Rocchi