SETTIMANA COMECE
Padre Patrick H. Daly spende parole di speranza sul futuro del Continente: “C’è sempre una tendenza al radicalismo nei momenti difficili della storia ma, secondo me, il radicalismo non minaccia veramente i nostri tempi e lo vedremo, credo, con le elezioni europee del prossimo anno”
Si è conclusa ieri a Bruxelles la "Settimana della speranza", iniziativa promossa dai vescovi della Comunità europea (Comece) per celebrare i 10 anni dell’esortazione post-sinodale "Ecclesia in Europa". Attraverso la vita di uomini e donne che hanno dato testimonianza del Vangelo nella storia, teologi, economisti, operatori di associazioni e Ong, parlamentari europei hanno parlato delle grandi sfide che attraversano oggi l’Europa e di come la presenza cristiana nel continente europeo può essere segno di speranza per l’uomo e la donna di oggi. A conclusione della Settimana, il Sir ha intervistato padre Patrick H. Daly, segretario generale della Comece.
Quale il messaggio finale di questa lunga settimana vissuta nel cuore dell’Ue?
"La Settimana della speranza è il frutto di una collaborazione tra la Comece e tante realtà presenti a Bruxelles: Ong, associazioni, Cappella della risurrezione e i padri domenicani. Abbiamo scelto diverse figure della nostra storia recente in Europa: uomini e donne di grande valore cristiano che hanno reso testimonianza della loro fede in modo originale, proponendo idee innovative sull’economia, su un mondo più giusto di agire nella società, di aprirsi alle marginalità lavorando per l’inclusione. Segni di speranza che ci aiutano a vedere la dimensione cristiana della nostra identità europea in un momento difficile nella comunità europea, in un tempo di crisi economica che comincia ad avere conseguenze sociali negative".
Si sta svolgendo, a Bruxelles, un summit molto importante in cui i leader degli Stati e dei Governi europei hanno anche affrontato la questione dell’occupazione giovanile. Quale messaggio di augurio?
"Ai leader europei chiediamo di non dimenticare la dimensione sociale della politica economica. L’Europa sta affrontando il grande problema della disoccupazione giovanile. È una grande sfida per la speranza e per l’avvenire della comunità europea: i leader degli Stati e dei Governi non devono dimenticare che questi giovani hanno studiato, hanno investito molto, si sono preparati a entrare nel mondo del lavoro e ora le porte del mercato sono chiuse. La disoccupazione toglie senso al valore della vita. Genera una profonda crisi esistenziale. È la conseguenza più evidente oggi di una politica economica che dimentica la dimensione sociale. Il cristiano è colui che vive secondo i valori fondamentali ispirati dal Vangelo, che si batte per una giustizia più equilibrata, che costruisce ponti tra le tensioni, che si schiera per la dignità umana. Dignità che oggi si traduce anche in posti di lavoro, perché l’uomo e la donna che lavorano hanno dignità e rispetto per se stessi mentre la disoccupazione oltre a essere fonte d’ingiustizia sociale toglie anche la capacità di guardare con speranza al futuro".
L’Europa è attraversata anche da forme di radicalismi con dibattiti sempre più violenti e aggressivi. Come può guarire da tutto ciò?
"Non può esistere l’Europa senza l’Unione europea. Possiamo guarire l’Europa dai radicalismi informando i cittadini di tutto quello che l’Europa può fare e fa per loro. Il radicalismo cresce laddove c’è poca informazione o dove c’è informazione sbagliata. E questa è anche una grande responsabilità della stampa che ama spesso radicalizzare i dibattiti. C’è sempre una tendenza al radicalismo nei momenti difficili della storia ma, secondo me, il radicalismo non minaccia veramente i nostri tempi e lo vedremo, credo, con le elezioni europee del prossimo anno. Penso che la stragrande maggioranza dei cittadini europei crede nel progetto europeo".
L’altra grande sfida dell’Europa è rappresentata dalle periferie e dalle marginalità.
"La Chiesa è la voce delle persone che vivono ai margini delle nostre società. C’è un lavoro pastorale e di cura che le Chiese svolgono sul territorio per loro. È una questione di coscienza parlare in nome loro ai politici perché pongano i poveri al centro del loro agire politico e non dimentichino che ci sono anche vittime di una politica centrata solo sull’interesse economico".
Che cosa è l’Europa senza speranza?
"Che cosa è la vita umana senza speranza? Questa è la mia risposta. La speranza è al cuore dell’uomo. È il modo con cui si guarda all’avvenire. Dove ci sono uomini e donne che sanno lavorare insieme, nonostante la diversità di opinioni, ma per il bene comune, c’è sempre speranza".