CAPPELLANI ONBOARD

“A bordo sperimentiamo” “la nostra credibilità”

Parlano i sacerdoti impegnati in questo particolare servizio spirituale. Si tratta di figure che si stanno sempre più affermando sulle grandi navi da crociera e la cui opera è sempre più apprezzata dai crocieristi. Una giornata di formazione organizzata dalla Cei

"Sei un prete? Dimostralo": così si è sentito rispondere uno dei cappellani a bordo delle navi Costa Crociere da parte di un membro dell’equipaggio che gli poneva pressanti questioni di tipo personale. Questo prete, don Giovanni Cantatore, della diocesi di Palestrina, ha condiviso lunedì 24 giugno, con una quindicina di "cappellani onboard", la giornata di formazione promossa dalla Cei a Roma a cura dell’Ufficio per l’apostolato del mare. E sono emerse impressioni e testimonianze molto vive di quel mondo particolare che è la nave da crociera, una piccola "città galleggiante" che arriva a trasportare alcune migliaia di turisti e che ha bisogno a volte anche più di un migliaio di membri dell’equipaggio. "Mi sono accorto che il mio servizio a bordo, quasi senza limiti di tempo, era in buona parte dedicato a fare da ‘psicologo’ alle persone che mi contattavano – ha spiegato don Cantatore – e solo una parte minore a svolgere la funzione principale di prete. Questo perché le persone hanno molto spesso bisogno di aiuto diretto su problematiche personali e familiari, e inoltre perché a bordo non abbiamo solo a che fare con cattolici, ma ormai tra l’equipaggio si arrivano a contare fino a 50-70 etnie diverse, con diverse appartenenze religiose". "Così – ha continuato don Cantatore – mi pare centrale che i cappellani onboard mettano a fuoco molto bene la propria statura umana di preti. Molti di quelli che incontriamo sulla nave non la pensano come noi, hanno altri credo religiosi, e tra gli stessi cattolici c’è una varietà di atteggiamenti. Il prete a bordo, in sostanza, ha bisogno di sperimentare continuamente la propria credibilità di uomo di Dio".

Un "valore aggiunto". Nessun dubbio sul valore della presenza dei cappellani a bordo delle navi da crociera. Anzi, c’è stato chi ne ha invocato addirittura la "pubblicità" come un plus di tipo commerciale e di marketing. Don Omar Boidi, della diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, che sulle grandi navi Costa ha fatto due viaggi quale cappellano di bordo, ha ricordato come recentemente il Gruppo Carnival, americano, avesse dato pubblicità alla ricerca di alcuni rabbini "da mettere a disposizione dei crocieristi ebrei che decidevano di percorrere le rotte nel mar dei Caraibi. Ciò veniva presentato appunto come un valore aggiunto all’insieme già notevole dei servizi resi al pubblico dei crocieristi. Forse da noi non siamo ancora arrivati a questa consapevolezza che la gente ha bisogno di sentirsi assistita anche dal punto di vista spirituale". Lo stesso don Boidi ha poi richiamato una sua esperienza diretta con membri dell’equipaggio vietnamiti "che più volte – ha detto – ho trovato in cappella a pregare il rosario al termine del loro turno serale attorno a mezzanotte. Ciò mi ha particolarmente colpito e mostrato come la fede sia presente tra i popoli dai quali a volte meno te lo aspetti".

Voce di quanti possono avere difficoltà. Anche la voce di un vescovo si è fatta sentire su questo particolare servizio pastorale presente in Italia. Monsignor Francesco Alfano, arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia e da poco nominato Promotore dell’apostolato del mare presso la Cei, nel suo intervento di saluto ha ricordato come "il servizio dei cappellani cattolici a bordo delle grandi navi da crociera rappresenta l’attenzione della Chiesa per il mondo dei lavoratori del mare e permette il servizio pastorale di annuncio del Vangelo". Il direttore dell’Ufficio nazionale dell’apostolato del mare don Natale Ioculano, dal canto suo, ha illustrato in cosa consista tale particolare ministero: "Lo specifico servizio sulle grandi navi da crociera è svolto da 11 cappellani a tempo pieno e da una trentina che prestano servizio a tempo parziale sulle 14 navi della Costa Crociere". Vari i servizi da loro svolti: "Sono responsabili del servizio di welfare per l’equipaggio affinché ognuno abbia la giusta accoglienza, sono aperti al dialogo ecumenico con le persone di altre confessioni cristiane, come pure al dialogo interreligioso. I cappellani accolgono e aiutano tutti, si fanno voce di quanti possono avere difficoltà sia personali, sia sul lavoro. Svolgono naturalmente il loro servizio di preti, come padri, amici, compagni del personale di bordo".

Una presenza "molto importante". C’è poi l’aspetto aziendale circa i cappellani di bordo. Lo ha spiegato il responsabile delle risorse umane della società Costa Crociere, Gianni Scarso: "La figura del cappellano sulle navi della Costa Crociere è molto importante e la nostra collaborazione con la Chiesa data dal 1934. Riteniamo che sia e che continuerà ad essere una presenza essenziale per favorire la serenità e assicurare una assistenza spirituale e psicologica alla persona che solo i cappellani possono dare". "La figura del cappellano ha il grado di ufficiale al welfare – ha spiegato – collabora direttamente col capitano e all’interno del comitato al welfare per l’equipaggio si rapporta con il comandante in seconda, con il direttore di crociera e con il rappresentante dei lavoratori, per assicurare l’assistenza più ampia possibile, così che il personale possa vivere l’esperienza a bordo col massimo benessere". Su ciascuna delle 14 navi Costa è presente una cappella per le celebrazioni religiose e la preghiera personale.

a cura di Luigi Crimella