STUDIO CENSIS

Se l’opinione prevale sullo sguardo sistemico” “

“È il rischio del solipsismo di Internet – affermano i ricercatori – la Rete come strumento nel quale si cercano le conferme di idee, gusti, preferenze che già si possiedono; il conformismo come risultato dell’autoreferenzialità dell’accesso alle fonti d’informazione. Con una corrosione esercitata dall’egemonia dell’opinione che ha finito per produrre nel Paese un grande deficit di interpretazione sistemica”

Un italiano su due si forma un’opinione politica con il metodo del "passaparola" ma le abitudini di consumo "mediatico" non sono mai state così diverse fra giovani e anziani. Lo rivela uno studio del Censis che è stato presentato oggi a Roma, durante il terzo dei quattro incontri di giugno "Un mese di sociale", dedicato quest’anno a "La società impersonale". "Oggi i consumi mediatici di giovani e anziani sono diametralmente opposti, con i primi posizionati sulla linea di frontiera dei new media e i secondi distaccati, in termini di quote di utenza, di decine di punti percentuali", affermano gli studiosi del Censis. Tra i giovani la percentuale di utenti del web è pari al 90,8%, ma è ferma al 24,7% tra gli anziani; il 79,9% dei primi utilizza YouTube, contro appena il 5,6% dei secondi; è iscritto a Facebook il 79,7% dei giovani e solo il 7,5% degli anziani; il 54,8% degli under 30 usa telefoni smartphone sempre connessi in Rete, ma lo fa solo il 3,9% degli over 65; e i giovani che guardano la web tv (il 39,1%) sono dieci volte di più degli anziani (il 3,9%).

Lo studio "Il primato dell’opinione nella comunicazione orizzontale". Lo studio intitolato "Il primato dell’opinione nella comunicazione orizzontale" è stato presentato oggi al Censis. Sono intervenuti il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, il direttore generale, Giuseppe Roma, il responsabile della Comunicazione, Massimiliano Valerii, il vicedirettore de "l’Espresso", Orazio Carabini, il direttore di Rai 4, Carlo Freccero, l’editorialista de "Il Foglio", Mario Sechi, e l’editorialista de "La Stampa", Marcello Sorgi.

Il rischio del solipsismo di Internet. "La tendenza a personalizzare i canali di accesso alle informazioni e l’autoassemblaggio delle fonti attraverso il web comportano il rischio – complici gli algoritmi di Google – che si crei su ogni pc, tablet e smartphone un giornale fatto solo dalle opinioni che l’utente vuole conoscere", hanno avvisato gli esperti del Censis con un documento che è stato consegnato ai giornalisti. "È il rischio del solipsismo di Internet – dicono -: la Rete come strumento nel quale si cercano le conferme di idee, gusti, preferenze che già si possiedono; il conformismo come risultato dell’autoreferenzialità dell’accesso alle fonti d’informazione. Con una corrosione esercitata dall’egemonia dell’opinione che ha finito per produrre nel Paese un grande deficit di interpretazione sistemica. Sono elementi da tenere presenti soprattutto quando si invoca la Rete come nuovo dispositivo di selezione della classe politica".

Una folla senza personalità e senza impegno. Cresce in modo preoccupante il fenomeno di una folla senza personalità, dicono al Censis. "È questo uno dei tratti fenomenologici peculiari in cui si esprime la società impersonale, ormai affollata da una moltitudine di persone senza personalità, che propendono a un egualitarismo schiacciato in basso, favorito da Internet e dalla frammentazione dei processi di comunicazione, senza spinte propulsive in avanti, rimanendo invischiate in una inclinazione al voyeurismo inerte, senza impegno", hanno spiegato.

La centralità dei tg è fuori discussione ma non per i giovani. Nel mondo dell’informazione la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani li utilizza come fonte, si legge nel documento del Censis. "Tra i giovani, però, il dato dei tg scende al 69,2% ed è molto vicino al 65,7% riferito a Google e al 61,5% di Facebook", dicono. Sono i dati più esplicativi del ciclone che si è abbattuto sull’apparato mediatico tradizionale, della tendenziale riduzione al singolo delle leve dell’informazione, dell’autodominio del soggetto nella comunicazione. "Soprattutto per i giovani le strategie di adattamento nell’ambiente dei media digitali sono improntate al nomadismo – la molteplicità dei media a disposizione li spinge a passare dall’uno all’altro – e al disincanto – l’integrazione dei mezzi determina l’assenza di una vera e propria prospettiva gerarchica tra di essi: per loro le notizie apprese da un tg o da un quotidiano valgono quanto quelle trovate sul web", spiegano al Censis.